Il Gioco Di Gerald: su Netflix la migliore trama psicologica di Stephen King

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Diciamocela tutta: Il Gioco di Gerald è il più maledettamente riuscito tra tutti i romanzi scritti da Stephen King. Al diavolo It, L’Ombra dello Scorpione o Misery, qualunque sia il capolavoro deciso da vendite o critica. A fare un capolavoro è la storia, il modo in cui la si racconta e il perfetto equilibrio tra ogni parte, tra innocenza e colpevolezza, giovinezza e maturità, mostri reali e immaginari, paure per ciò che esiste al mondo e per ciò che striscia nella nostra testa. Il Gioco di Gerald aveva questo bilancio indiscutibile già tra le pagine del libro e il film, prodotto da Netflix e disponibile alla visione dallo scorso weekend, ha il pregio di ridurre al minimo il classico deterioramento che qualsiasi trasposizione si porta dietro.

L’impresa non era facile, è ovvio. Il regista Mike Flanagan (Ouija, Oculus) lo ha saputo fin dall’inizio e lo ha dichiarato in diverse interviste in questi giorni: il romanzo di Stephen King, per come è scritto, era semplicemente impossibile da trasportare su pellicola. Nel romanzo “l’azione”, intesa come serie di eventi che succedono, dura solo per le prime dieci pagine. Il resto del romanzo si svolge nella testa di Jessie, nel crescendo di panico che viene a crearsi ora dopo ora, con la sensazione della morte che si avvicina e l’assenza di alcuna via d’uscita, con gli incubi del passato e i nodi psichici che si allargano a dismisura mentre il giorno lascia spazio alla notte e viceversa. L’intuizione del regista è semplice ma riuscitissima: far parlare le voci attraverso i corpi immaginati della stessa protagonista e di Gerald, il marito più grande con quel giochetto trasgressivo nella sua testa.

La storia è quella del libro, estratta in maniera fedele, e ve ne racconteremo il minimo indispensabile perché non vi si neghi il piacere di vederla coi vostri occhi: Jessie e Gerald vanno nel loro chalet in montagna, completamente isolato dal mondo, con in mente un giochetto erotico che prevede lei ammanettata (con vere manette, perché “quelle di velluto si rompono se ci si agita”) alla spalliera del letto. Proprio in quel momento, però, Gerald ha un fatale attacco di cuore (leggera deviazione dal libro, questa, ma che comunque non guasta la storia), lasciando Jessie incatenata a chilometri di distanza dalla prima anima viva. Da lì è un susseguirsi di dialoghi immaginati, accuse e difese, ricordi rimossi e traumi infantili, con i personaggi immaginari che girano intorno al suo letto e una spaventosa figura demoniaca che appare di tanto di tanto a spaventarla.

Geralds-Game
Carla Gugino e Bruce Greenwood, gli attori principali

Stephen King ha scritto Il Gioco di Gerald quando aveva 45 anni. L’età giusta perché l’oggetto delle paure sia ormai più vicino alla vita quotidiana di noi tutti, superando il periodo adolescenziale che ha fatto la fortuna di storie come Carrie, It o Stagioni Diverse. In questa storia riescono a mischiarsi in maniera fluida le paure infantili (“magari il mostro è nascosto sotto il letto, ma se chiudi gli occhi e dormi non può farti nulla”) e i traumi della vita reale, con tanto di risvolti psichici nel carattere di una persona e nella scelta del proprio partner. È un meccanismo perfetto e ben curato in ogni aspetto, compreso quel colpo di scena alla fine della storia che mai ci si aspetterebbe in una vicenda così fortemente psicologica. È uno degli apici psych di Stephen King e il film lo si aspettava da tempo. Ora è arrivato ed è in grado di non dar rimpianti a chi ha amato il libro. Basta e avanza.

Il Gioco di Gerald, il romanzo di Stephen King è su Amazon.

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