Margin Call: la spiegazione del film e la storia vera della crisi 2008

Posted by

Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione di Margin Call di J. C. Chandor, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Margin Call è un film del 2011 del regista esordiente J. C. Chandor. Con un cast di prim’ordine che include Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Stanley Tucci e Demi Moore, è considerato uno degli affreschi più crudi e realistici del funzionamento di Wall Street nei tempi moderni. Il film tratta argomenti di natura finanziaria un po’ più tecnica del solito, e nel procedere della trama si capisce che qualcosa di davvero grosso sta per succedere quel giorno, ma non è chiaro cosa questo davvero significhi. Amaramente, ciò che si vede nel film è ispirato a quanto successe davvero nella crisi finanziaria del 2007-2008. Proviamo a spiegare quanto succede.

La trama

In una grande banca d’investimenti americana (di cui non si sa il nome) sono tempi duri. Ci sono dei licenziamenti in corso, è necessario contenere i costi. Tra i dipendenti licenziati quel giorno c’è un pezzo grosso, Eric Dale (Stanley Tucci), il capo del dipartimento di rischio. Mentre Eric lascia l’azienda, cerca di convincere diversi colleghi che c’è qualcosa di importante a cui stava lavorando, ma nessuno lo prende sul serio. Alla fine passa una chiavetta USB a uno dei nuovi arrivati in azienda, Peter Sullivan (Zachary Quinto).

Peter passa la serata facendo straordinari e scopre su cosa Eric voleva metterli in guardia: sono state fatte delle proiezioni sulla volatilità probabile del valore di alcuni prodotti particolari che la banca sta vendendo da anni. In base a uno scenario probabile dell’andamento dei mercati, il valore di quei prodotti potrebbe scendere molto presto, e se ciò accadesse, non basterebbe l’intero totale dei possedimenti finanziari della banca per coprire le perdite. In parole più semplici: nel corso degli ultimi anni la banca si è esposta troppo, vendendo e comprando dei prodotti parecchio rischiosi per i suoi clienti, e se il valore di quei prodotti scenderà come previsto, la banca va in fallimento.

La cosa è molto seria, e nel giro di una notte viene coinvolta l’intera commissione esecutiva dalla banca, incluso il CEO John Tuld. Nel condividere la natura del rischio, è curioso vedere che tra i dirigenti della banca nessuno ha le competenze tecniche per capire con precisione in cosa consistano quei prodotti, segno che la creazione di tali prodotti è stato un azzardo che ha richiesto una complessità tale da non capirne realmente il funzionamento. Si sa solo che vendevano e facevano vendere bene, e tanto bastava. In questo il film mostra chiaramente come Wall Street funzioni: l’obiettivo è fare soldi, e se serve ricorrere a pratiche non proprio ortodosse, va bene comunque.

Nella riunione, Tuld capisce che il crollo dei mercati sta per scoppiare. “Io sono in questa posizione perché riesco a vedere come sarà la musica nel prossimo futuro. E quello che sento ora è solo silenzio.” L’analisi della situazione e le previsioni presentate da Peter danno a Tuld un chiaro segnale: è il momento di salvare il salvabile. Chiede dunque un’operazione senza precedenti: la vendita della totalità degli asset finanziari della banca nella giornata successiva, preferibilmente prima di pranzo, prima che la voce inizi a girare e che il valore dei prodotti che stanno vendendo inizi a scendere. Ciò scatena gli scrupoli di Sam (Kevin Spacey), ma alla fine riesce: la banca vende tutto e innesca il crollo dei mercati e la crisi finanziaria che verrà. Nel film, alla fine della giornata il CEO rassicura i sopravvissuti all’operazione, dicendo che ci saranno tanti soldi da fare anche in questa occasione e servono gli uomini migliori.

La storia vera dietro al film

Il film non cita o nomina alcun personaggio realmente esistito o storia reale, ma il riferimento alla crisi finanziaria del 2007-2008 è chiaro in ogni aspetto, incluso il discorso finale del CEO Tuld a Sam, in cui Tuld elenca tutte le grandi crisi finanziarie della storia e arriva fino alle porte del 2008, segno che quella sia proprio la crisi che sta per nascere. Il film si ispira dunque alla crisi dei mutui subprime del 2007 e alla Lehman Brothers, che dichiarò fallimento nel 2008. A conferma del riferimento, il nome del CEO nel film – John Tuld – somiglia moltissimo a quello del reale CEO della Lehman, Dick Fuld.

La spiegazione del finale e i significati del film

Il film è dunque uno specchio realistico di come funziona Wall Street. Le banche d’affari e i broker sono operatori che comprano e vendono per i loro clienti, con l’obiettivo di farli guadagnare (e guadagnare loro stessi). Se c’è un’opportunità di guadagnare di più, anche se rischiosa, la si coglie, spesso senza la consapevolezza completa di quali rischi ciò comporti. Questo nel film è chiaro da come il dipartimento di analisi dei rischi sia poco visibile e ascoltato dagli altri, e da come i prodotti che la banca vende non siano compresi praticamente da nessuno.

La giornata di vendita è proprio quella che mette in atto la margin call. In gergo tecnico, la margin call è un’operazione di vendita che si effettua quando si è compreso che il valore del prodotto è sceso fino a un punto che per coprirne la perdita servirebbe nuova liquidità. L’ordine del CEO quella notte è fondamentalmente di vendere a tutti i loro veri clienti qualcosa che di lì a poche ore non varrà nulla, per incassare liquidi. Ciò scatena le remore di Sam, che da venditore di vecchia data si trova a disagio nella posizione di vendere qualcosa a dei clienti che presto scopriranno quanto davvero quei prodotti non valgano nulla. Un’operazione immorale, che il CEO giustifica in termini etici (“stiamo vendendo alla quota di mercato del momento”, tecnicamente vero, ma la banca è cosciente che presto quei titoli crolleranno), ma soprattutto di sopravvivenza: se il mercato crolla, il nostro compito è salvarci, a qualsiasi costo. Anche ingannando i nostri fedeli clienti.

La metafora di Sam che seppellisce il suo adorato cane nel finale del film rispecchia il crollo dei mercati: con l’operazione di quel giorno, è come se la banca avesse scavato la fossa per la sepoltura di un mercato che stava per morire. Non sono loro specificamente gli artefici della crisi, ma coloro che hanno acceso la miccia con le vendite repentine. Il mercato era destinato a crollare comunque, come il cane di Sam era destinato a morire per via del tumore.

Il modo in cui Wall Street si interfaccia col mondo dei suoi clienti è ambiguo. Dalle posizioni dei vari personaggi del film emerge che le banche d’affari fanno a tutti gli effetti ciò che sono chiamate a fare: creare l’illusione di un guadagno possibile e facile, per garantire il costoso stile di vita di chi ci investe. Le crisi accadono. Le scelte coraggiose di usare investimenti ad alto rischio fanno parte del gioco. I clienti dovrebbero saperlo, e se fanno finta di ignorare i rischi è solo ipocrisia. E alla fine, come dice Tuld, “sono solo soldi”. Da professionisti del settore, i broker trattano il loro lavoro con il distacco necessario, e non si preoccupano troppo se qualche famiglia avrà grosse perdite economiche. Fa parte del mercato.