Il quinto potere: Bill Condon studia Assange, aprendo la strada a maggiori approfondimenti

Questo articolo racconta il film Il Quinto Potere di Bill Condon in un formato che intende essere più di una semplice recensione: lo scopo è andare oltre il significato del film e fornire una analisi e una spiegazione delle idee e delle dinamiche che gli hanno dato vita.

Mai come oggi l’informazione libera e pensante è sotto attacco. Perché se quella che doveva rappresentare la democratizzazione della comunicazione accessibile a tutti rappresentata da internet, si è trasformata via via in un teatrino ignobile dove conta più la moda dell’anno o strampalate teorie su qualsivoglia argomento, la colpa non è soltanto di chi scrive castronerie, ma anche di chi le assimila e le prende per vere. La controinformazione è sempre esistita, ma nell’era dei Social media si è amplificata come una malattia terminale, raggiungendo ogni meandro della Società. È molto spesso figlia – o per meglio dire affiliata – alla mancanza di cultura generale e conoscenza minima degli avvenimenti storici da parte di buona parte delle nostre società occidentali, di cui purtroppo l’Italia è capostipite secondo molti analisti nostrani ed internazionali. Ma come ha fatto un Paese come il nostro, con uno dei migliori sistemi formativi sino agli albori del nuovo millennio, ad istupidirsi su alcuni argomenti così velocemente?.

Le cause sono molteplici, da scelte politiche e sociali altamente discutibili, al lento logoramento delle Istituzioni, a cui sempre meno cittadini credono. Il discorso, come decantava il giornalista britannico Bill Emott nel suo documentario Girfriend in a Coma del 2012, in cui presagiva o per meglio dire attestava il declino italiano che poi si allargò a molti paesi occidentali è diventato più che attuale e che richiama echi “Chomskyani”, ma anche purtroppo Orwelliani, di come la società si sia impoverita nella comprensione degli eventi non dati principalmente dalla cultura accademica, ma dalla percezione di essa. È proprio di questi giorni la notizia che il famoso romanzo distopico, che venne alla luce solo pochi anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale, 1984 dello scrittore inglese George Orwell, verrà bandito da alcune università britanniche con la scusa del politicamente corretto che sta contribuendo in maniera più subdola, approfittando di alcune tipologie di persone, a cancellare interi comparti della nostra storia e cultura in nome non si sa poi di che cosa.

Il Romanzo parla sostanzialmente di un futuro dove la verità non è considerata e viene addirittura osteggiata e distrutta, come chi la professa, tutto ciò condito dal controllo di “democrature” in cui lo Stato funge da controllore. Ora, anche essendo di natura ottimista, voi notate qualche forma di differenza con l’attualità? C’è da dire che in molti si sono accorti di questo cambiamento epocale nelle nostre società e si sono anche dati da fare per provare a scongiurare alle nostre civiltà cadute che sarebbero irreparabili. Uno di questi è stato certamente il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. L’editore e attivista australiano riuscì grazie al suo sito di informazione a sbugiardare quasi tutte le cosiddette democrazie occidentali e soprattutto quella che si autoproclama la migliore di tutte: Gli Stati Uniti d’America.

Il grazie va ad analisti coraggiosissimi della Intelligence americana, che portarono fuori dalle sedi di controllo i cablogrammi che illustrano ed archiviano tutte le informazioni riguardanti lo spionaggio di quelli che dovrebbero essere paesi amici ed alleati degli U.S.A., ma soprattutto le atrocità compiute in Iraq ed Afghanistan verso vittime inermi, in nome di una guerra al terrore che loro stessi hanno causato. Per ricompensarlo della cortesia, lo stato democratico per antonomasia, almeno così viene definito un giorno si e l’altro pure dai nostri giornalisti e politici, ha fatto incarcerare Assange, grazie agli alleati inglesi, nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, per intenderci, nell’istituto correttivo britannico dove di solito soggiornano pericolosi terroristi.

Il fondatore di WikiLeaks da lì è in attesa di essere estradato negli Stati Uniti, dove sarebbe destinato a 175 anni di carcere e chissà a quali soprusi, solo per avere divulgato delle informazioni di cui tutti dovremmo parlare, ammonendo in maniera dura i rapporti delle nostre Democrazie e dei rapporti con un alleato che è diventato insostenibile da supportare. Di questo parla un film passato inosservatissimo, anche per alcuni suoi demeriti, ma che rappresenta uno spunto per informasi su quello che via via ci sta succedendo. Il Quinto potere, che fa eco al “Quarto” di Welles, diretto dal regista americano Bill Condon, prende in carico l’onere di raccontare la storia di WikiLeaks e di Julian Assange dal 2010, quando vennero pubblicate le famossissime “Afghan War Logs”, cioè documenti sulle uccisioni sommarie e torture da parte dei soldati americani in Afghanistan con tanto di video.

Fecero moltissimo scalpore in Europa le immagini in cui un elicottero americano crivellò di colpi di mitra giornalisti e fotografi afghani ritenuti senza nessuna prova terroristi, ed in seguito chi provò ad aiutarli (un padre che accompagnava le sue figlie a scuola), il tutto condito da commenti paragonabili a quelli di Full Metal Jacket di Kubrickiana memoria da parte di quelli che a tutti gli effetti si possono considerare assassini, e che chiaramente non risposero per nulla dei loro orribili reati. Il protagonista, un Benedict Cumberbatch come sempre ottimo nei ruoli che gli vengono affidati, e che in questo genere di storie con un grande carico emotivo da il meglio di sé, è supportato da quel Daniel Bruhl che avevamo lasciato nella Berlino Est di Goodbye Lenin, per poi ritrovarlo lanciatissimo in Bastardi senza gloria, e che interpreta quello che fu uno dei collaboratori maggiori di Assange:Daniel Domscheit-Berg.

La pellicola è tratta proprio dal suo libro Dentro WikiLeaks, e rappresenta una testimonianza, seppur macchiata da alcuni comportamenti dello stesso, che fanno pensare che alcune “imboccate” sia ad alcuni quotidiani internazionali, sia alla CIA, siano partite proprio da lui per sabotare WikiLeaks. La più grande fuga di notizie della storia dell’informazione, ci mette di fronte ai fantasmi che abbiamo creato, mettendo alla merce di tutti informazioni di ogni genere al servizio di chi vuole usufruirne, solo che in questo caso sono stati i cosiddetti “Poteri forti” a subirne le conseguenze. Il più grande peccato del regista, che comunque contribuisce a mettere su pellicola un argomento cruciale nell’epoca di internet, è definire il protagonista Assange/Cumberbatch quasi come un nemico, un cattivo da cartone animato, quando le vicende, che per forza di cose non potrebbero essere raccontate in poco più di due ore, sono decisamente più complesse. Quello che ne emerge però è comunque un ottimo materiale da cui partire per conoscere meglio questa vicenda, che apre “vaste praterie” sull’argomento della cyber-security e dello stato delle democrazie occidentali, in preda ad una crisi molto profonda per la prima volta dopo la sconfitta delle dittature in Europa.