Finalmente di nuovo disuniti

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Al bar questa mattina ho incontrato un gruppo di persone in disaccordo radicale: famiglie spaccate tra no vax e pro vax, bambini impauriti dai conflitti che si stabiliscono tra madre e padre, nipoti che scappano dai tavoli lasciando a metà la colazione perché gli zii se ne stanno dando di santa ragione. Smarrito e sgomento, mentre assisto a tutto questo, mi si accosta un’amica e sottovoce mi bisbiglia all’orecchio, impaurita: -Questi sono tutti no vax-, come se stesse parlando di una setta segreta, in un clima di paura e sospetto.

In strada, nelle farmacie, nelle piazze è tornato il dialogo grazie a un virus che ha colpito l’immaginazione e la frustrazione di tutta la popolazione italiana spaccandola in due, spero non per sempre. Se una volta eravamo divisi tra repubblicani e monarchici, tra democristiani e non democristiani, tra terroni e polentoni, oggi la vera scissura psicologica e culturale è data dalla siringa, da questo mezzo che inoculando un non ben identificato vaccino di cui si dice di tutto e di più, di bene e di male, ha ricementato le discussioni e le polemiche degli italiani facendoli di nuovo sentire disuniti sotto la stessa bandiera. 

Silvia Argiolas, Riempi quel che è vuoto, svuota quel che è pieno, tecnica mista su tela, 220×500, 2021, © courtesy coll. priv.

Da un po’ di tempo a questa parte mi sto interessando di studi antropologici riguardanti le origini della specie, perciò mi reco spesso presso assemblee di condominio. Ne seguo i rituali, che iniziano all’aperto con una serie di saluti affettuosi, di scambi di abbracci e di cerimoniosità. Una volta entrati, mi intrufolo anch’io per studiare gli improvvisi cambiamenti fisici, le mutazioni morfologiche. Le stesse persone, nel vivo delle questioni riguardanti il superbonus 110 per cento, acquistano le più complesse personalità teatrali, cancellando in un sol colpo i ricordi di spenti, noiosi e accademici drammetti raccontati dall’odierno cinema italiano. Inspiegabilmente, in quegli individui dei nostri giorni, ritrovo figure quali Macbeth, Re Lear, Oreste, Agamennone, Clitennestra, Cassandra, Edipo, Antigone, e devo ricorrere a tutte le mie conoscenze dei classici letterari per poter seguire senza perdermi tutti i conflitti tra condòmini, amministratori, consulenti, tecnici, avvocati, reboanti nelle loro aggressioni verbali, negli scontri, nelle accuse reciproche che farebbero impallidire Amleto, spingendolo al suicidio immediato. Un divertimento assicurato, attori dalla recitazione perfetta, dialoghi curati, battute irriferibili, parole più taglienti del rasoio usato da Hitler quando era barbiere.

Questo spiega il motivo per cui non vado più né a teatro né al cinema.

Vanni Cuoghi, Monolocale 42 – Le tue parole sono belve, acquerello e china su carta 21×30, 2016, courtesy © Vanni Cuoghi

Sempre stamattina, ho sentito le prime conversazioni riguardanti le feste del Natale e di fine anno finalmente libere, dopo il lockdown. Parenti che preferiscono andare in Norvegia piuttosto che trascorrerle con i parenti no vax. Tutti gli appelli a restare uniti da parte delle autorità religiose finiscono nel vuoto. 

Stefano Ronchi, Autoritratto ConTurbante, Acrylic on canvas, 25×20, 2015,  Private Collection all rights are reserved courtesy © Stefano Ronchi 2021

Non tutti sono così. Ci sono ancora amici uniti. In farmacia due signori entrano e quando è il loro turno, uno di loro resta interdetto, mentre l’altro ride, -Come non ricordi che cosa devi fare!- scherza, e gli suggerisce: -Come, dovevamo fare il tampone!-  E l’amico, rivolto al farmacista: -Ah, già, devo fare il tampone- e dopo un po’ -e giacché mi trovo, mi dia pure qualcosa per la memoria.-  Forse non era uno smemorato, era imbarazzato per non aver fatto il vaccino. Una volta si era imbarazzati nel chiedere i preservativi. I tempi cambiano, le brutte figure resistono.

Luigi Presicce, In hoc signo vinces, tableau vivant dalla Storia del Sacro Legno, performance, 2021

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