Che cos’è la propaganda: storia e significato di un pericolo sempre attuale

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Magari a bruciapelo, di buon mattino, a uno sconosciuto o un amico potrebbe saltargli in mente di porre una domanda di questo tipo: ma cosa intendi tu per propaganda? Svariate le  possibili risposte, tutte ovviamente valide e inoppugnabili:

“Diffondere un’informazione”

Manipolazione di massa”

“Testo che può plasmare l’ideologia di chi lo legge, quindi ogni cosa può essere propaganda. Quindi un modo per semplificare le cose sarebbe: se lo scrittore ha un’intenzione consapevole o un compito di plasmare l’ideologia del lettore, incluse educazione, critica, istruzione, polemica – questo può provenire dalle istituzioni politiche”

“Un’arma, facilmente riconoscibile da un antifascista. Stiamo vivendo un periodo di propaganda fascista esattamente come accadde nel ventennio. È un’arma politica funzionale. Nella propaganda si dicono le cose che fanno comodo dire. il contrario di libertà. Nessuno spirito libero può approvare un regime di propaganda”

“La comunicazione contemporanea è propaganda, che sia politica o commerciale non fa differenza, oggi tutta l’informazione è propaganda. L’ esaltazione ed apologia di un idea, di uno stile di vita, di un’ attitudine, di un prodotto , di un artista ormai tutto veicolato tramite la  propaganda. La propaganda è la normalità.”

“Pubblicità occulta con scopi di lucro mentale”

“Azione intesa a conquistare il favore o l’adesione attraverso mezzi idonei a influenzare  le proprie idee e interessi”

“Un atto dovuto tremendamente antipatico.”

Cenni storici

Il significato della parola deriva da Sacra Congregatio de Propaganda Fide, ovvero Congregazione per la Propagazione della Fede. Lo scopo era, come suggerisce il nome, di propagare la “buona parola” cattolica per contrastare il progresso del protestantesimo in Europa. Questa Congregazione, situata nel cuore stesso della Chiesa, fu istituita da Papa Gregorio XIII tra il 1572 e il 1585. Al fine di compiere la missione di evangelizzazione fu necessaria l’istituzione di una tipografia che iniziò a pubblicare libri in più lingue.

Nel corso degli anni si è trasformata: da un’organizzazione attraverso una dottrina al significato moderno, di metodi e tecniche usati dalla politica. Con la Rivoluzione francese prima e con la comparsa della grande stampa poi, alla fine dell’Ottocento sia in Europa e negli Stati Uniti. Il target: cercare di ottenere l’adesione della maggior porzione possibile di opinione pubblica ai valori, alle ideologie politiche programmate dalla classe dirigente.

Nel 20° secolo la propaganda ha raggiunto nuove vette. Nella prima guerra mondiale presentava alcune bugie davvero grossolane sulle “atrocità” tedesche; queste storie provenivano principalmente dalla propaganda britannica; i ragazzi di oggi  possono avere difficoltà a immaginare un mondo in cui i principali metodi di comunicazione di massa fossero per lo più stampati: giornali, manifesti e riviste. La maggior parte dei media elettronici che diamo per scontati non esisteva, la prima trasmissione radiofonica della voce risale al 1919.

Un uomo di nome George Creel ha guidato lo sforzo. Il suo libro How We Advertised America è la sua cronaca di ciò che hanno fatto in quegli anni grazie alla propaganda. Nella seconda guerra mondiale, la propaganda è fortemente associata al dottor Joseph Goebbels (ministro della propaganda nazista 1933-1945). Goebbels era un maestro riconosciuto dell’arte. Dopo la prima guerra mondiale, lo stesso Hitler studiò la propaganda alleata e la descrisse come brillante, ben eseguita ed efficace. Hitler e Goebbels insieme erano una coppia insuperabile di propagandisti.  

Il sociologo e teologo francese Jacques Ellul sostiene che essa“è sempre esistita ogni qual volta c’è stato un potere organizzato che ha operato su una massa di popolazione relativamente concentrata. Poteva trattarsi o di integrare maggiormente i gruppi e gli individui nella società, o di stabilire la legittimità del potere politico, o di ottenere un determinato numero di comportamenti e di adesioni, o infine di lottare contro le influenze esterne.”

L’affinamento (in profondità) e l’allargamento (in estensione) degli strumenti di manipolazione e propaganda è avvenuto di pari passo con la crescita della complessità e la ramificazione degli apparati del potere, in concomitanza temporale con l’ingresso dell’Europa in quella che la storiografia qualifica come età moderna. Gli.  Stati-nazione erano  impegnati internamente nel conflitto sociale ed esteriormente nella competizione della politica di potenza, contesto di egemonia e guerra tra le ideologie.

I media costituiscono un canale essenziale per la propaganda e giocano un ruolo centrale di diffusione. Non tutti i paesi sono attrezzati allo stesso modo per far circolare l’informazione. Nei paesi dittatoriali, che costituiscono la maggioranza delle nazioni, l’informazione è controllata dallo stato, mentre nelle democrazie i media privati coesistono con quelli pubblici. I media di massa sono vari e una campagna di propaganda usa tutti i media a sua disposizione: i famosi cartelloni. Spesso sono vere opere  d’arte,  creazioni così audaci che colpiscono lo spirito. Rappresentano dei mezzi popolari molto potenti, tentano di  occupare il più possibile lo spazio pubblico, sembrano quasi parte integrante del paesaggio e  impregnano l’inconscio di chi li osserva. Chi non ricorda il poster del Zio Sam che punta il dito in direzione dell’osservatore con la leggendaria scritta “I want you”. 

La propaganda oggi

Oggi giorno lo sfruttamento dei big data e i progressi delle neuroscienze aprono prospettive terrificanti. Pochi anni fa, per valutare gli impatti di una campagna di propaganda era richiesto del tempo. Era necessario sottoporre le persone a questionari e analizzarli, per tenere conto di molti pregiudizi. L’impatto di una campagna di mailing (la prima risale agli anni ’60 in Francia) fu studiato per diverse settimane. Tutto questo appartiene al passato, abbiamo affinato le campagne di comunicazione sulla base dei feedback dei sondaggi. Ora tutto è istantaneo e i propagandisti hanno, grazie a piattaforme digitali e data broker, accesso a enormi masse di dati sui nostri atteggiamenti e comportamenti. Lo sfruttamento in tempo reale dei clic effettuati sul World Wide Web per la manipolazione è molto preoccupante. Siamo entrati in un’era di propaganda totale in cui ci avveleniamo con contenuti orientati all’informazione. Perché gli algoritmi ora determinano il nostro accesso alle informazioni offrendoci, in via prioritaria, articoli che veicolano un messaggio a cui siamo predisposti ad aderire. Insomma, chi ha a cuore di veicolare un messaggio ben preciso sulle masse, sa cosa alle masse interessa sapere e gioca esattamente su questo. Da questo punto di vista, la propaganda moderna è un mezzo perfettamente integrato nella democrazia, e non è stata nel cuore di un’autocrazia che è nata la prima fabbrica di “fake news”, ma piuttosto bene all’interno dei regimi liberali.

Al giorno d’oggi, gli effetti della propaganda non si materializzano necessariamente nell’ambito di una dittatura, con un messaggio veicolato dall’alto attraverso i media controllati, e non si realizza nemmeno per forza attraverso notizie false o quantomeno tendenziose. La propaganda prende vita attraverso messaggi che scelgono accuratamente cosa dire e cosa non dire, in modo da alimentare l’opinione comune che si vuole accrescere e mettere in cattiva luce chi si mostra contrario. Può provenire anche da media indipendenti, se la linea editoriale di quel dato spazio mediatico è sostenitrice della data opinione comune. E può non essere facile riconoscerla: quella più efficace fa uso di informazioni formalmente corrette, esposte in quantitativi e proporzioni che magari distorcono l’entità dei dati esposti, o puntano a corroborare pregiudizi e ideologie già diffuse nell’opinione pubblica. La si può smontare estendendo in maniera intelligente le fonti e le informazioni a disposizione. E riconoscendo al più presto il segnale d’allarme più importante: quando le informazioni che ci arrivano intendono sostenere una posizione ben precisa e non lasciano intendere la possibilità che una posizione differente sia legittima, spingendo perché un’ideologia diventi predominante e marchiando le altre come dissidenti. In queste condizioni, la sensazione che si ha è che l’informazione non voglia semplicemente offrirci dati per arricchire le nostre conoscenze e aiutarci a sviluppare autonomamente una nostra opinione, ma punti a “convincerci” della validità della posizione sostenuta.

I pericoli della propaganda

La propaganda prende atto quando è necessario il sostegno della maggioranza della popolazione per intraprendere una determinata sequenza di azioni straordinarie. Nella consapevolezza che un’operazione impopolare potrebbe essere facilmente contrastata da analisi indipendenti che ne sostengono l’inaccettabilità, si fa in modo che le opinioni a favore ricevano la massima visibilità, e quelle contrarie vengano ridotte di peso grazie alla semplice assenza di copertura. In un contesto informativo polarizzato, gradualmente si possono introdurre delle operazioni politiche sensibili che altrimenti riceverebbero un dissenso immediato.

Nel lungo termine, la propaganda genera un pensiero comune solido che può cambiare facilmente i risultati delle elezioni future. Giocando in maniera furba sul pensiero diffuso, i partiti politici possono acquisire consensi in maniera più semplice, senza lo sforzo di dover convincere l’elettorato tramite programmi o promesse.

Dal punto di vista sociale, la propaganda può facilmente alimentare odio verso una porzione minoritaria della popolazione, che diventerebbe così vittima di emarginazione e discriminazione. E questo può accadere anche nelle nazioni in cui la discriminazione sociale è posta al centro dell’attenzione dalla legge e dalla Costituzione: in queste situazioni, è tipico che i media alzino l’attenzione sull’eccezionalità di una data situazione, sulla necessità di agire in maniera straordinaria, con “mezzi eccezionali per pericoli eccezionali”, magari alimentando l’incertezza sociale e la paura. In queste condizioni, con un’informazione insistente in una specifica direzione e messaggi veicolati da personalità autorevoli (l’autorità è in grado di generare consenso anche su questioni eticamente scorrette, ce lo insegna Milgram), è relativamente semplice convincere la massa dell’inevitabilità, dell’opportunità di misure che altrimenti sarebbero facilmente considerate discriminatorie e inaccettabili.

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