Il cane e il gatto della via Appia Antica

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Le surrealtà terrestri

Sembrerà incredibile e nuovo da sentirsi, ma la terra non la si conosce abbastanza, se non attraverso tutto ciò che la scienza ha sondato e studiato a menadito. Ma non è stato abbastanza da scoprire di lei, con sorpresa, miriade di configurazioni attraverso la sua topografia. Immaginazioni suggestive, come quelle dei racconti e delle favole si potrà dire, ma non tanto da far sorgere in alcuni reali possibilismi di concreti fondamenti per tenerne da conto. Altri diranno sorridendo che è magia, come quella dei chiromanti che, al posto di leggere la mano della gente, legge la terra con le tante sue linee di morte vita e miracoli. Tuttavia, scherzi a parte, la terra vista così effettivamente dimostra di essere come viva e, da mirabile ed impareggiabile artista, dipinge immagini di sé come meglio crede: a volte allegoricamente, altre in modo che sembra reale. E non occorrono doti magiche per togliere il velo di Gea, la terra, per mettere in mostra la sua immaginaria surrealtà imprevedibile. Basta solo la docile mano di un giovane studente, una matita ed una gomma ed ecco che da una cartina di un paese – per esempio – come quelle inserite nel suddetto scritto, si presentano alla vista rappresentazioni coerenti, che fanno pensare. Un matematico direbbe che è topologia bella e buona, la scienza esatta come lui la definisce. La topologia intuitivamente, in matematica, è lo studio di quelle proprietà degli enti geometrici, le quali non variano quando questi vengono sottoposti a una deformazione continua cioè, ad una trasformazione della figura tale che punti distinti rimangono distinti, e punti vicini cambino in punti vicini. Ma il termine di topologia è usato anche in altri modi: per lo studio del paesaggio dal punto di vista morfologico; in linguistica per lo studio relativo alla collocazione delle parole nella frase; ed ancora.

Sembra complesso e astruso ragionare in topologia, eppure nel caso delle configurazioni in discussione è come un semplice gioco, simile a quello per bambini della Settimana Enigmistica, “Che cosa apparira?”, o l’altro, “La pista cifrata”, solo che qui occorre immaginare i puzzle da annerire e le cifre da seguire.

Ecco, ora immaginate che la terra veramente presenta di sé configurazioni che non si contano – non si potrà spiegare come – per dimostrare che essa vive interagendo a tutte le attività di superficie, soprattutto per opera dell’uomo. Non è poi tanto fantastica l’idea che gli uomini rivestano, in seno alle configurazioni i discussione, la funzione più importante della terra vista in questo modo, quella del cervello. Ragionando in questa prospettiva si imparerà così a vedere che le costruzioni umane, i fabbricati, le strade, le grandi vie di comunicazione e ogni altra cosa sono forze che nascono, crescono e muoiono. E poi, quando tutto manca per credere in ciò che ho postulato sulla presunta surrealtà terrestre, ebbene non dispiacerà sentire e vedere un insolito modo di fare arte, fuori dalle numerose concezioni note. Ed ecco una spiegazione che si può accettare sul conto di un certo paradigma che vi può attenere e così impostare un discorso in merito ed affermare di conseguenza, se cambia il paradigma cambia la società. Giusto anche lo scopo di tutti i lavori degli antichi alchimisti che operavano nel mistero.

C’è un filo sottile, praticamente invisibile, che lega ogni forma di cambiamento. Si produce un vero cambiamento quando si riesce a modificare il paradigma di base che influenza, controlla e domina lo sviluppo del pensiero logico-razionale finalizzato ad affrontare i problemi della vita e dell’esistenza.

«Il paradigma svolge un ruolo allo stesso tempo sotterraneo e sovrano in ogni teoria, dottrina o ideologia. Il paradigma è inconscio, ma irriga il pensiero cosciente, lo controlla e, in questo senso, è anche sovracosciente. Il paradigma istituisce le relazioni primordiali che si costituiscono in azioni, determina i concetti, domina i discorsi e le teorie…». (E. Morin)

Il cane e gatto della Via Appia Antica

Surrealtà di Roma, zona Appio Latino. Il cane e gatto della Via Appia Antica. Disegno dell’autore

Ed ora prendete la mappa di Roma e disponetevi a guardare la zona della via Appia Antica a partire dal luogo del famoso incontro di Gesù con Pietro al quale disse “Vengo a Roma a farmi crocifiggere di nuovo”, in risposta alla sua domanda, “Domine quo vadis”?

Attraverso l’illustrazione sopra, non si può evitare di essere colpiti da curiosità e meraviglia nel contempo, nel vedere uno scenario davvero suggestivo. Dal canto mio, abituato a questo genere di immagine, ho tradotto le mie impressioni che ne sono derivate nel seguente modo. Vi trapela un misto di umorismo misto a una velata provocazione, volta a far nascere nel lettore delle riflessioni. Ma è come se fosse lo stesso scenario a parlare per bocca mia attraverso dei versi. Vi fanno seguito dei rimandi per spiegare il senso del verso in riferimento all’illustrazione e altro.

Per chi sarà mai quella cicogna?
Per un Bambin dell’«Ave Maria»? [1]
Del Signor della “fede al dito”
che or più non conta?
Vedo un sacerdote ad officiar Messa:
ma è San Sebastiano primo martire! [2]
Domine quo vadis? Come lui risponde.
Venio Roman iterum crucifigi. [3]

Un’altra unione da consacrare?
D’una strana “coppia di fatto”:
un cane e gatto innamorati?
Ma come può essere? Semmai,
amici, seppur strani, per amor di Lui.
E poi quei «Salesiani» in seno al gatto, [4]
non fanno altro che ospitare quelli
dell’«Ave Maria» in groppa al cane. [1]

Piuttosto avete visto il cane?
Con quel gravame mi fa tanta pena!
È mai animal da groppa, salvo
a sopportar zecche e pulci?
Mezzo già nella mota,
in prospettiva d’un Circo ancor
da inaugurare: forse è l’animal staminale
da sacrificar per la vita d’un Romolo. [5]

E nel ventre di quel gatto,
chi mai sarà se non un ratto?
Ma pur se sazio il felino, l’indole sua
a dubbio fiuto, quasi, lo spinge.
Per lui, forse il santo è una preda. [2]
E se non fosse lì di rimpetto,
il nemico suo per eccellenza,
sadico com’è, lo azzannerebbe.

Chi, dunque sarà l’altro Pietro?
Mi sovvien del Salesiano, [6]
quel che gli premeva tanto:
“La gioventù rettamente educata.
Dalla sua sana educazione
dipende la felicità della nazione”,
lui diceva, consacrandovi la sua vita.
Al contrario: vizio e disordine.

E Roman del Bambin da crocifiggere?
La vedo, appunto, fra vizio e disordine. [7]
Al suo centro poco possono i quattro. [8]
Di nuovo, un porco s’aggiunge all’angiol.
D’intorno niente di buono e promettente.
Della gioventù, la triste visione d’una bimba
e la sua mamma pronta a far la ronda.
Qui non mancano lacrime e una croce. [9]

[1] – Villa Ave Maria della Via Appia Antica in groppa al cane. I “figli della Madonna”. I diseredati.
[2] – Chiesa di San Sebastiano della Via Appia Antica in seno al gatto.
[3] – “Vengo a Roma a farmi crocifiggere di nuovo”. Fu ciò che disse Gesù a Pietro sulla Via Appia Antica in risposta alla sua domanda, “Domine quo vadis”?
[4] – L’Istituto Salesiani della Via Appia Antica in seno al gatto.
[5] – Fa  riferimento alla tomba di Romolo, figlio di massenzio imperatore romano, morto in giovane età nel 309 d.C.. Di fronte alla tomba, posta sulla Via Appia Antica, si delinea il Circo, detto di Massenzio, da questi fatto costruire a mai inaugurato. Così com’è disposto il Circo, somiglia ad un’ampolla per laboratorio chimico, cosa che mi ha ispirato a un daffare di quest’epoca per le ricerche genetiche cui sfioro con i versi suddetti.
[6] – San Giovanni Bosco.
[7] – Si veda l’illustrazione seguente, la surrealtà della mappa di Roma.
[8] – Illustrazioni a seguire. I quattro esseri viventi intorno al trono di Dio descritti nell’Apocalisse di Giovanni evangelista. Un’aquila, un vitello, un leone ed un simile all’uomo, che sono gli emblemi dei quattro evangelisti.
[9] – In basso a destra dell’illustrazione seguente. La donna col cappello vestita in verde che bacia la figlia in fronte.

Surrealtà della mappa di Roma. A destra in alto, il cane e il gatto capovolti. In basso a destra , una prostituta che si avvia a fare “la ronda”, la donna col cappello vestita in verde che bacia la figlia in fronte. Disegno dell’autore.

E la cicogna?

La cicogna romana, sulla carta dell’illustr. 2, è più un oca, infatti la si vede come una svagata turista americana al volante di un auto decappottabile. È ripresa da un baffuto vigile urbano col fishietto fisso alle labbra, ma lei stravede, presa dal fascino dei latin lover cui insegue venendo a Roma. La sua miopia è tale da scambiarlo per un cow boy. Ma siamo appena al polo nord di Roma, quella da cui siamo partiti con il cane e gatto di una immaginaria coniuctio oppositorum alchemica impossibile. Per contro al polo sud opposto, un Papa, ma anche Cesare, di sottecchi falconiere, però anche ligio al misticismo di un frate francescano che un tempo era un altolocato Templare (in testa a coronar il suo cappello a larghe falde). Ma si può servire Dio e Mammona? Ci pensa una maga a mettere in pari la questione, e con un gladio apre un varco nella carotide del monarca del Triregno sempre gonfia,  riversandola nel Tevere. L’isola Tiberina poco oltre irradia tutta la forza del sangue irruento nell’Urbe ed è tutto un ribollir di trame eversive in un circo rigonfio di feroci bestie. Ma l’esito è nelle mani di un porco metà uomo che saluta militarmente una donna con corazza ed elmo che lo cavalca come se fosse il suo cavallo, e un angelo li unisce indissolubilmente. Strani misteri dei fatti astrali in cui solo gli alchimisti sanno destreggiarsi, perché alfine il matrimonio impossibile, la coniunctio oppositorum, si realizza e da un guazzabuglio nasce chissà, chi metterà le cose a posto a Roma.

Geomimesi di Roma Centro. Un IO minaccioso con la spada sguainata del Lungotevere Arnaldo da Brescia.

Altrimenti come si spiega quello scenario, appena visibile sotto la barba del Papa anche Cesare che ho ingrandito nell’ultima illustrazione? Il lettore capirà che si prepara una coppia di guerrieri all’insegna dell’Io minaccioso dello scudo della piazza del Mausoleo di Ottaviano Cesare Augusto. Dico una coppia ma è un Rebis filosofale trattandosi di uno scenario del mondo astrale visto in alchimia.

E la cicogna? Di certo porterà nel becco un virgulto suggerito dall’illustr. 3 appena esaminata con l’appoggio dell’Apocalisse di Giovanni. Nulla di più probabile che sia «il figlio maschio destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro» (ap 12,5), si capisce che è della «donna vestita di sole con la luna sotto i piedi e sul capo una corona con dodici stelle» (Ap 12,1).

Ma come sarebbe bello se la cicogna fosse quella della canzone di Sofia Rotaru, una cantante ucraina degli anni ’80. **

** Fonte: http://perqualcheoscuraragione.splinder.com/tag/poesia

Аист на крыше
Люди, прошу я,
Потише, потише,
Войны пусть сгинут
во мгле.
Аист на крыше,
Аист на крыше,
Мир на земле.
La cicogna sul tetto  
Gente, vi prego,
Fate più piano, più piano,
Lasciate scomparire le guerre nell’oscurità.
La cicogna sul tetto,
La cicogna sul tetto,
Pace in terra.  
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