Arina Fedorovtseva: una nuova Gamova all’orizzonte?

Che questo non sia un periodo facile per la rappresentativa femminile russa di pallavolo è chiaro a chiunque segua questo sport. Gli ultimi successi risalgono al 2013 e al 2015, con la doppietta iridata ai Campionati Europei; subito dopo la vittoria al Torneo di qualificazione olimpica europeo nel gennaio 2016. Una squadra che si apprestava a disputare le Olimpiadi di Rio de Janeiro come una delle grande favorite, ma che già diede segnali poco promettenti al World Grand Prix 2016 dove, dopo aver incassato sconfitte contro Serbia, Brasile e Stati Uniti, si dovette accontentare di un misero quarto posto, a seguito della finalina persa contro l’Olanda, che pure aveva battuto negli ultimi quattro precedenti, incluse le finali dell’Europeo 2015 e quella del Torneo di qualificazione olimpica 2016. Una manifestazione che fu presagio di un’olimpiade deludente, dove le russe si classificarono quinte (battute ai quarti di finale dalla Serbia poi medaglia d’argento) insieme al Brasile e alle “modeste” Corea del Sud e Giappone.

Dal 2016 ad oggi, la rappresentativa russa ha collezionato insuccessi uno dopo l’altro, con nessuna medaglia vinta se non un argento al Montreux Volley Master 2018, competizione che chiamare “minore” è un eufemismo; un’eliminazione ai quarti agli Europei 2017 contro la Turchia di Giovanni Guidetti (all’epoca all’inizio di un percorso che l’ha portata ad essere, oggi, è una delle squadre potenzialmente più pericolose e imprevedibili nel panorama mondiale), una nella seconda fase a gironi dei Mondiali 2018 e una contro l’Italia agli Europei 2019, ancora ai quarti di finale.

I fasti degli ori mondiali del 2006 e del 2010, per non parlare della gloriosa storia sportiva dell’URSS, sono ormai molto lontani. Le stelle che hanno per anni illuminato i parquet internazionali si stanno spegnendo: Ekaterina Gamova, una delle giocatrici più forti e vincenti della storia, ha appeso le ginocchiere al chiodo già da tempo, Tatiana Kosheleva è stata devastata dagli infortuni dopo il Mondiale per Club vinto con l’Eczacibaşi nel 2016, Natalia Goncharova cerca di essere ancora un punto di riferimento per una nazionale che non riesce a rinnovarsi in modo davvero convincente e a portare a casa trofei.

Ed è qui che arriviamo a parlare di lei: Arina Fedorovtseva, classe 2004, che si è guadagnata un posto da titolare nella propria compagine alle Olimpiadi di Tokyo 2020 (disputate nel 2021 per via dell’emergenza Covid) a soli 17 anni – complice anche la rinuncia in extremis della veterana Kosheleva, miglior giocatrice agli Europei 2015 e al Torneo di qualificazione olimpica europeo 2016, poi a lungo ostacolata dagli infortuni, che quest’anno vedremo nella nostra Serie A in forza all’ambiziosa neopromossa Megabox Vallefoglia Pesaro.


Schiacciatrice di banda, 1,90 m di altezza, Arina si è fatta conoscere dal pubblico italiano rivelandosi una delle migliori sorprese alla Volleyball Nations League 2021, dove si è concretizzata la convocazione con la nazionale maggiore da parte di coach (“made in Italy”) Sergio Busato – la prima era arrivata per il collegiale estivo 2020, poi annullato causa Covid; prima di allora aveva giocato solo nella nazionale juniores, vincendo una medaglia di bronzo agli Europei Under 16 del 2019. In patria ha esordito in SuperLiga (la Serie A russa) a 15 anni con la Dinamo Kazan, dove è cresciuta esponenzialmente e ha fatto bene nell’annata appena conclusa, seppur partendo come riserva, a tal punto da essere notata da una corazzata come il Fenerbahçe Istanbul (squadra in cui fra l’altro Ekaterina Gamova militò nell’annata 2009-2010), che l’ha ingaggiata come banda titolare per l’annata 2021-22.
Un attestato di fiducia importante per una ragazzina che si ritroverà a guidare l’attacco da posto 4 (dal momento che l’altra banda titolare sarà Meliha Ismailoğlu, giocatrice decisamente difensiva) di una squadra che l’anno scorso ha raggiunto la finalissima dei play-off della Sultanlar Ligi, il campionato turco (considerato, dopo quello italiano, il più competitivo al mondo), venendo sconfitta non dal Vakifbank sua avversaria, ma dai troppi casi di positività al Covid presenti in squadra, che hanno costretto la società a consegnare a tavolino la vittoria dello scudetto alle loro contendenti.

Se vogliamo fare un confronto anagrafico con le due bomber più forti del momento, Tijana Bošković (classe 1997) e Paola Egonu (classe 1998), ambedue giocatrici di una precocità impressionante, possiamo ipotizzare che Arina abbia addirittura il tempo dalla sua parte: sia Bošković che Egonu si guadagnarono il posto da titolare in nazionale durante le Olimpiadi 2016: la prima aveva diciannove anni da marzo, la seconda doveva compierne diciotto a dicembre. Arina ha compiuto diciassette anni lo scorso 19 gennaio ed è già, verosimilmente, schiacciatrice titolare insieme ad Irina Voronkova (classe 1995).


In particolare, si potrebbe azzardare un paragone con Paola Egonu a partire dal ruolo ricoperto da quest’ultima all’inizio della sua carriera: tutti noi appassionati oggi la conosciamo come il fenomenale opposto che è, ma nei primi anni al Club Italia (dal 2013-14, in Serie B1, poi in A2 e A1) l’atleta afro-italiana ricopriva principalmente il ruolo di banda, proprio come Arina. Tanta potenza, altezze di salto elevatissime e la sfacciataggine che solo una ragazzina può possedere; ma qualche problema di troppo in difesa e, soprattutto, in ricezione: questi i motivi che spinsero Cristiano Lucchi, nel 2016-17 allenatore di Paola nel Club Italia, a spostarla definitivamente in posto 2, dove si conquistò subito il posto da titolare; in nazionale, sotto la guida di Marco Bonitta (ct dell’Italia dal 2014 al 2016) la transizione iniziò prima ma fu un più faticosa, anche a causa della presenza in quel ruolo di nomi importanti come Serena Ortolani, Nadia Centoni e Valentina Diouf). Fatto sta che entro il World Grand Prix 2017, che terminò con un argento per l’Italia, Paola aveva finalmente trovato un ruolo fisso sia in campionato che in nazionale. Chissà che questo non sia il destino anche di Arina Fedorovtseva, che pure sembra cavarsela meglio in seconda linea di quanto facesse Egonu alla sua età.

Text Box: Come si nota, la Egonu (maglia numero 7) gioca da schiacciatrice-laterale (“banda")
Ma qui non stiamo auspicando per Arina un futuro da nuova Egonu o Bošković, né da erede di Goncharova: perché il nostro punto di riferimento è, come da titolo, nientemeno che Ekaterina Gamova, indiscutibilmente la più grande eroina della pallavolo femminile russa, che in vent’anni di carriera si è costruita un palmares da capogiro: con la nazionale due ori ai Mondiali (2006, 2010) e un bronzo (2002), due argenti olimpici (2000, 2004), due ori agli Europei e due bronzi, per non parlare delle competizioni minori; con i club la stellare cifra di undici scudetti nella SuperLiga russa, uno nella Sultanlar Ligi (2009-10), una Champions League (2013-14) e un Mondiale per club (2014).

Decisamente azzardato come paragone, visto che, di fronte alla maestra “veneranda e terribile”, Arina sembra poco più che una bambina smarrita, senza esperienza, senza titoli o premi individuali vinti a livello senior. Quello che è certo, è che le Olimpiadi di Tokyo saranno un buon palcoscenico per capire se la ragazzina di Mosca ha le carte in regola per diventare, forse, un giorno, la nuova Gamova, e trascinare la Russia in una nuova stagione di vittorie.

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