Levi-Strauss: lo strutturalismo dei modelli

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Quando si parla di strutturalismo in antropologia si tende subito a far riferimento alla figura di Claude Levi-Strauss. In realtà, per giungere al cospetto dello studioso e teorico del concetto di “struttura” in antropologia, bisogna far luce su un altro studioso britannico che ha rivestito un ruolo determinante nelle discipline etno-antropologiche tra gli anni ’40 e ’60 del Novecento: Alfred Reginald Radcliffe-Brown. Quest’ultimo rappresenta il principale esponente della corrente funzionalista, la quale basa le sue peculiarità sullo studio dei sistemi sociali attraverso un’osservazione di tutti gli elementi che li costituiscono internamente.

Infatti, lo studioso britannico, trae spunto nelle sue ricerche dalle posizioni di un altro studioso: Herbert Spencer. Questo, filosofo liberale e teorico del darwinismo sociale, leggeva la società come un organismo vivente, in quanto – essa – è costituita da elementi/organi interni che svolgono una propria specifica funzione. Il funzionalismo, dunque, incontra il concetto di struttura sociale. Per tale motivazione si parla di struttural-funzionalismo all’interno dell’universo teorico di Radcliffe-Brown. Quest’ultimo tende a concepire la struttura sociale come un qualcosa costituito da relazioni sociali interne ed empiricamente osservabile. La struttura diventa dunque, per Radcliffe-Brown, “una realtà concreta realmente esistente da osservare in maniera diretta” (Remotti, 1971: 154). Parallelamente, questa posizione, nell’ottica di Levi-Strauss, porterebbe l’analisi verso una vera e propria illusione, in quanto non si può cogliere la struttura concretamente sotto un profilo empirico (Remotti 1971: 154). In questo velo di illusione che potrebbe avvolgere l’idea di concepire la struttura come un qualcosa di empirico si innesta la concezione che lo strutturalismo francese di Levi-Strauss ha del concetto di struttura. Una concezione potremmo dire antitetica, in quanto la struttura sociale non è osservabile concretamente e non è decodificabile empiricamente. Vediamo perché e procediamo per passaggi.

Nello studio di Levi-Strauss il concetto di struttura è strettamente legato a quello di modello. Per tale motivo Jean Viet definisce lo strutturalismo dello studioso francese uno “strutturalismo dei modelli”. Levi-Strauss concepisce i modelli come “sistemi di simboli che tutelano le proprietà caratteristiche dell’esperienza, ma che, a differenza dell’esperienza, abbiano il potere di manipolare” (Levi-Strauss, 1967, p. 63). Cioè, il modello, diventa un modo per “manipolare” la realtà nel senso che diventa quella tappa teorica attraverso cui l’individuo/ricercatore giunge alla struttura profonda della realtà stessa. Il modello è il punto da cui partire. Proprio nel modello, infatti, bisogna ritrovare il punto focale che ci introduce allo strutturalismo di Levi-Strauss. Come dice Francesco Remotti: “La costruzione di modelli, nella quale si concentrano le operazioni indicate, consente di realizzare quello che Levi-Strauss definisce il compito fondamentale delle scienze sociali, cioè ridurre la complessità concreta del dato per raggiungere strutture più semplici” (Remotti, 1971, p. 129). Come se si trattasse quasi di un approccio fenomenologico nei confronti della realtà, come se lo scorgere la struttura profonda del reale si basa su di un meccanismo in cui bisogna praticare, probabilmente, una sorta di epochè husserliana al fine di giungere all’essenza della realtà. Il modello come elemento propedeutico per un passaggio dall’esperienza sensibile alla realtà oggettiva: “Il principio fondamentale è che il concetto di struttura sociale non si riferisca alla realtà empirica, ma ai modelli costruiti in base ad essa” (Levi-Strauss, 2015, p. 236).

Ricordiamo che Levi-Strauss evidenzia il fatto che bisogna separare il concetto di struttura dalle relazioni sociali che spesso si tende a far coincidere con essa. Le relazioni sociali interne alla struttura rendono manifesta quest’ultima perché sono esse stesse a produrre i modelli su cui basare l’identificazione di un sistema sociale. Inoltre, la struttura sociale ha delle connotazioni logiche e non storiche. Alla luce di queste connotazioni, comprendiamo che una struttura sociale, anche in Levi-Strauss, presenta i caratteri di un sistema formato da elementi interni con un proprio ruolo specifico. Caratteristiche che già avevamo visto a proposito delle influenze che Spencer ha avuto su Radcliffe-Brown riguardo alla sua concezione di struttura sociale sotto il profilo funzionalista. Il sistema di cui parliamo deve essere retto da una coesione interna. La struttura, fatta di quegli elementi interni con proprie funzioni che alimentano questa coesione, rappresenta l’ordine, in quanto essa viene fuori dall’insieme di valori e regole che producono dei comportamenti sociali condivisi da membri di una stessa società. La struttura, nello specifico, diventa in seguito quell’insieme di forme e categorie su cui si basa l’ultimo aspetto della teoria strutturalista di Levi-Strauss: lo spirito umano. Quest’ultimo diventa la garanzia più rilevante dell’oggettività dei modelli che si identificano con le strutture del reale. Lo spirito umano diventa quella via per il “recupero del vissuto” che Levi-Strauss vuole rendere operativo, poiché se il modello si identifica con la struttura del reale e manifesta l’identità di quella struttura, lo spirito umano sarà ciò che dall’inconscio sociale darà vita a quel modello chiarificando l’identità della realtà sotto osservazione e analisi.

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