Tutti i film di Star Wars: la saga più amata e discussa di sempre

In questo articolo ripercorriamo i nove episodi della saga più amata e discussa degli ultimi cinquant’anni, analizzando ogni episodio e mettendo in correlazione la storia nel suo complesso.

La Minaccia Fantasma

Cominciamo questo articolo riassuntivo della saga con il primo episodio, forse anche il più criticato, La Minaccia Fantasma.

Partiamo dalle cose certe che caratterizzano ogni Star Wars: il comparto estetico funziona, riuscendo come sempre a immergerti nel mondo spaziale. Scenografie, effetti speciali, colonna sonora, trucchi e costumi sono gestiti abbastanza bene e risultano essere un punto di forza non indifferente, anche se forse meno convincente rispetto ad altri episodi poiché il tutto risulta un po’ troppo “laccato”.

Darth Maul, il villain dell’episodio, è esteticamente perfetto ma non lo è altrettanto sul piano della scrittura, anche se bisogna ammettere che nel complesso funziona bene, anche soltanto con una presenza scenica fenomenale.

Jar Jar Binks, criticato da molti, pare invece un buon innesto, per dare all’episodio in questione la vena “comica” presente in tutta la saga, appoggiato dai meglio riusciti e irraggiungibili r2d2 e c3po, una coppia che ci accompagnerà per tutta la durata dei nove episodi.

La coppia Jedi Qui Gon Jin – Obi Wan (giovane) funziona perfettamente, così come il bambino Anakin.

Il sottotesto politico se da una parte poteva essere un aspetto interessante, in realtà è sviluppato in modo un po’ confuso e superficiale. Bisogna dire però che lo scontro finale tra i due Jedi e il Sith, complice anche una colonna sonora magnifica, è rimasto molto nell’immaginario comune.

Nel complesso la storia fila senza troppi intoppi, ma l’impressione è che poteva durare una ventina di minuti in meno e concentrarsi meglio su alcuni aspetti piuttosto che su altri. Un discreto film, che però se preso fuori dal suo contesto perderebbe molto del fascino che possiede. Tra i nove capitoli sicuramente uno dei meno riusciti.

L’Attacco Dei Cloni

L’Attacco Dei Cloni funziona meglio del suo predecessore, tornando a un livello decisamente più attinente alla saga in questione.

La parte politica è più chiara e costruita, con riferimenti al nostro recente passato e addirittura al presente (terrorismo e contrapposizione tra forze separatiste e lealiste). Un ragionamento su come una repubblica possa trasformarsi in dittatura grazie a un malcontento generale che sposta i consensi verso il separatismo e che poco a poco dà forza al lato oscuro, complici anche le scelte politiche sbagliate da parte delle forze lealiste (la dichiarazione di stato d’emergenza che dà potere totale al cancelliere). Questo argomento verrà poi ripreso e approfondito meglio nel successivo film.

La messa in scena è anch’essa migliorata in confronto a Episodio I, con una colonna sonora gestita alla grande e un comparto estetico entusiasmante che unisce una grafica meno patinata e più tenebrosa. Il montaggio che alterna continuamente le vicende di Obi Wan a quelle di Anakin funziona bene, tenendo alta l’attenzione e approfondendo i due protagonisti.

Il Conte Dooku è un personaggio avvolto dal mistero che affascina ma che doveva essere approfondito meglio, così come Jango Fett.

Il presagio del male dentro Anakin – creato da una frustrazione dovuta all’incomprensione unita alla sua superbia e ambizione – si percepisce e funziona, in contrapposizione al suo amore incondizionato per Padme.

Bisogna ammettere che ancora non raggiunge livelli alti come altri capitoli e la durata è oggettivamente eccessiva, stufando un po’ lo spettatore. Però, molte sono le scene ben riuscite: l’inseguimento iniziale mozzafiato, Obi Wan che scopre l’esercito di cloni su Kamino e si scontra con Jango Fett, lo scontro Yoda-Dooku affascinante ed entusiasmante e la battaglia finale decisamente migliore rispetto a quella della minaccia fantasma.

La Vendetta Dei Sith

Partiamo dal fatto che siamo di fronte, almeno per quanto riguarda la maggior parte degli spettatori, a uno dei migliori capitoli della saga. La Vendetta Dei Sith è un film quasi perfetto nel suo genere.

Innanzitutto vediamo un mondo ormai dominato dal lato oscuro, nel quale il bene ha perso e non riesce in nessun modo a reagire di fronte alle vicende che si susseguono. I richiami politici verso un passato recente e un presente in bilico sono fortissimi e pungenti, riuscendo a scuotere l’emotività dello spettatore nei confronti di un qualcosa che percepisce non così lontano. La repubblica ha perso e si va verso un inevitabile dittatura, il malcontento generale ha dato spazio al lato oscuro che, complice un lato chiaro troppo immobile e paralizzato, è riuscito a invadere tutto e tutti.

“È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.”

L’amore estremo verso qualcuno può portare al male? Questo è un dubbio interessante sul quale si basa parte della narrativa del film (l’amore ossessivo di Anakin nei confronti di Padme che lo porta ad ascoltare le false promesse di Palpatine). La trasformazione che vede il personaggio di Anakin è pressoché perfetta, durante il film vediamo proprio il protagonista trasformarsi sempre di più e con estrema coerenza a causa di Palpatine che alimenta la sua rabbia, i suoi dubbi, le sue paure e i suoi sentimenti più malvagi. Sentimenti spinti ancora una volta da un’incomprensione nei confronti degli altri Jedi che non lo ascoltano abbastanza e da un esagerato senso di ambizione, superbia e frustrazione.

Il comparto tecnico questa volta è magnifico, l’utilizzo del digitale è invidiabile, l’estetica si fa oscura e tetra, in linea con le vicende. Il montaggio funziona bene riuscendo a tenere altissima l’attenzione nonostante la durata massiccia.

Svariati i momenti memorabili: un’introduzione al film frenetica, il combattimento tra Grevious e Obi Wan, quello tra Mace Widow e Palpatine, l’esecuzione dell’ordine 66 (uno dei momenti più strazianti di tutto il mondo Star Wars, che culmina con il protagonista del film che stermina con freddezza i bambini Jedi), lo scontro tra Obi Wan e Anakin e quello tra Palpatine e Yoda. Insomma, un grandissimo film, che con estrema capacità e maestria riesce a collegare la trilogia prequel con quella originale.

Una Nuova Speranza

Il quarto capitolo, Una Nuova Speranza, è semplicemente uno dei film più rivoluzionari di sempre, che nel 1977 è riuscito a inventare un mondo che tutt’oggi è presente.

“Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”

L’impero domina in lungo e in largo nello spazio, mentre una forza ribelle – guidata da Leila e poi anche dal mitico e impareggiabile Jan Solo (il suo Millennium Falcon e il suo compagno Chewbacca), Obi Wan Kenobi e Luke – cercherà di riportare la pace nell’universo. Interessantissimo e riuscito alla grande è già il ruolo della protagonista femminile, molto avanti specialmente se si considera la data di uscita. E poi non dimentichiamoci di Darth Vader, uno dei villain migliori di sempre, con una presenza scenica ed estetica che rimarrà scolpita nella storia per sempre (disegnato da Ralph McQuarrie, che non potremo mai ringraziare abbastanza per aver ideato un personaggio così ben riuscito sul piano estetico).

La trama è semplice ma non per questo banale, riuscendo a creare la giusta tensione e a colpire lo spettatore con qualche colpo di scena ben piazzato e calibrato. Ovviamente il punto di forza risiede nella scrittura dei personaggi, tutti veramente caratterizzati meticolosamente riuscendo a farci empatizzare come se fossimo lì con loro a compiere insieme le gesta eroiche. La visione fila liscia e non appare mai pesante, anche grazie a due personaggi mitici e ironici come c3po e r2d2 (altre due invenzioni geniali che riusciranno a rimanere nell’immaginario collettivo per sempre).

Il comparto estetico è meraviglioso e geniale, una cosa mai vista prima che getterà le basi per i successivi otto film. Qua siamo di fronte a un’opera rivoluzionaria sotto vari aspetti, soprattutto sul piano artistico: costumi, scenografie, trucco, effetti speciali, colonna sonora. Tutto funziona perfettamente, ogni personaggio inventato è fantastico e la sensazione è veramente di avere a che fare con un capolavoro rivoluzionario.

Nel 1977 si è fatta la storia, George Lucas ha creato davvero un qualcosa che è riuscito ad andare persino oltre il cinema.

L’Impero Colpisce Ancora

L’impero Colpisce Ancora è il film più bello della saga nonché uno capolavori più belli (o perlomeno iconici) di tutti i tempi.

In questo film la lotta tra bene e male si fa tragica ed epica e viene accentuata da sfumature che pongono l’accento sulle proprie radici famigliari. Tale padre tale figlio? No, almeno non per Lucas che costruisce ad hoc uno dei colpi di scena più importanti e memorabili della storia del cinema.

“Luke, io sono tuo padre”

Ed è in questa frase – rimasta come una delle citazioni più famose nella storia – che emerge totalmente il contenuto del film. Scegliersi il proprio destino, staccarsi dalle proprie radici per intraprendere un percorso personale, capire da solo qual è la scelta giusta da fare, avendo il coraggio di opporsi.

Le ambientazioni del film sono inarrivabili, dall’introduzione in mezzo al deserto di ghiaccio di Hoth, passando per il tetro e orrorifico pianeta sul quale Luke si allena con il maestro Yoda, fino ad arrivare alla città delle nuvole, il comparto estetico raggiunge l’apice e tocca vette altissime. La messa in scena è semplice ma grandiosa, con diverse inquadrature e delle immagini davvero spettacolari (per fare degli esempi: questa, questa, questa).

I personaggi e i dialoghi sono riusciti come non mai, tra un’ironia ben calibrata e un’epicità molto sentita.

La trama fila liscia e nulla è fuori posto, con una narrazione che non si vedrà più nel corso dei successivi episodi. Tutto è perfetto, tutto è reso a meraviglia. Bene e male, amore e odio, amicizia e tradimenti. Viene tutto affrontato senza mai scadere nella banalità e nemmeno nella superficialità, donando all’opera una sceneggiatura d’acciaio.

Inutile proseguire nell’elogio, L’Impero Colpisce Ancora è, senza tanti giri di parole, un capolavoro assoluto e (a detta di molti, giustamente) uno dei migliori film di sempre.

Il Ritorno Dello Jedi

Con il Ritorno Dello Jedi si conclude la trilogia originale, un film che nonostante non sia al livello dei precedenti due, riesce a rimanere comunque un’opera di incredibile fattura.

Perché non è al livello dei suoi predecessori? Principalmente per delle scelte che – volendo essere ironiche, simpatiche e divertenti – fanno scivolare l’opera in qualche momento un po’ troppo sopra le righe poiché si parla, più che di ironia, di comicità un po’ troppo infantile che penalizza la drammaticità, l’epicità e la grandezza del racconto. I due esempi cardine a sostegno di quanto appena detto sono la morte di Boba Fett (non dovevano liquidare un personaggio così carismatico in quel modo) e l’introduzione della popolazione degli Ewak, che risultano veramente troppo poco credibili nelle loro azioni e troppo infantili.

Nonostante ciò, l’ossatura rimane la stessa di sempre, a partire dalla messa in scena che continua ad essere ben bilanciata e efficace in tutti i suoi aspetti, con picchi alti – come sempre – in ambiti come le scene d’azione, la colonna sonora e tutto il comparto estetico.

Anche i personaggi, che rimangono perlopiù gli stessi dei capitoli precedenti, fanno bene la loro parte e in particolare Darth Vader viene sviluppato al meglio, donadogli quel carisma molto turbato che da sempre ha caratterizzato Anakin Skywalker. Inoltre non finirò mai di elogiare quanto r2d2 e c3po siano due comic relief semplicemente perfetti.

In particolare, il rapporto padre-figlio tra Darth Vader e Luke Skywalker è affrontato con criterio e profondità, così come il concetto di male-bene.

Alcune scene sono ben riuscite e memorabili, a partire dalla prima nella quale vediamo il mitico Jabba the Hutt (ne approfitto per complimentarmi per l’ennesima volta di quanto siano bellii esteticamente tutti i personaggi del mondo Star Wars) fino ad arrivare allo scontro finale, conclusione più che degna della trilogia.

Certo, non posso fare a meno di chiedermi che cosa ne sarebbe uscito se Lynch o Cronenberg avessero accettato il ruolo di regista per questo film invece che declinare l’offerta (ma ahimè, rimarrà un sogno irrealizzato).

Il Risveglio Della Forza

Arriviamo dunque al Risveglio Della Forza, primo capitolo della trilogia sequel di Star Wars.

Partendo dai pregi, Abrams riesce ad assorbire e a rilasciare – nella messa in scena – tutto ciò che da sempre ci ha abituato la saga. A partire dall’estetica che è sviluppata veramente con criterio, senza voler trovare nuove soluzioni ed evitando quindi l’arroganza di ergersi a innovatore, bensì consolidando e omaggiando il classico stile di guerre stellari.

L’omaggio però in certi punti si fa troppo invadente, schiacciando un po’ l’originalità della trama che troppo spesso ricalca cosa già viste e momenti passati. In certi punti la trama risulta un pochino prevedibile, specialmente per un fan della saga che potrebbe capire troppo presto dove si vuole andare a parare.

Ma non parliamo di difetti veri e propri, il film sa prendere la sua strada da solo, anche grazie a nuovi personaggi ben riusciti come Ray e Kylo Ren – continuo a pensare che siano due protagonisti perfetti per la nuova trilogia – la prima una ragazza avvolta da un’aria innocente che piano piano prende consapevolezza di sé stessa, il secondo un ragazzo molto confuso e tormentato che non sa quello che vuole e che non riesce a rispettare le aspettative che per primo si autoimpone. Per il resto vediamo personaggi secondari sempre ben delineati e mai fuori luogo, persino BB-8 riesce a tenere testa a r2d2 (missione quasi impossibile ma direi piuttosto riuscita) e riescono, insieme a c3po a dare il solito tocco ironico. Anche il rapporto tra Leila e Solo è scritto bene e funziona. Infine Snoke si presenta come un buon “successore” di Palpatine.

Le messa in scena, il comparto estetico e tecnico sono gestiti alla grande, così come le scene d’azione che sono girate molto bene. La ricostruzione del mondo è coerente coi capitoli precedenti ed è efficace. Gli argomenti toccano e si presentano simili (se non uguali) ai suoi predecessori, a partire dal rapporto padre-figlio/bene-male tra Solo e Kylo, fino ad arrivare alla visione di una dittatura politica imposta dal Primo Ordine che non può mai essere vista come positiva, in contrasto ovviamente alla libertà che vuole la Repubblica.

Il risultato è molto positivo, senza parlare di capolavoro, ma rimane un film che si porta alle spalle molte responsabilità e molte difficoltà intrinseche legate al peso di proseguire una saga già completa e pressoché irripetibile, eppure riesce a non annoiare, a non stancare e a fare interessare lo spettatore per tutto il tempo. Un ottimo punto di partenza per una nuova trilogia.

Gli Ultimi Jedi

Gli Ultimi Jedi è uno dei capitoli più discussi, amati o odiati.

Partiamo dalle cose positive. Rian Johnson dimostra di essere molto abile con la macchina da presa, donando all’opera una messa in scena formidabile e in svariati punti che lascia a bocca aperta. L’estetica si aggancia ai film precedenti, specialmente la scena del Casinò, o il pianeta di sale risultano caratteristiche e si rivelano eccezionali a livello di immaginario.

Purtroppo però il film non funziona sul piano della sceneggiatura, perché se da una parte rimane fin troppo ancorato al passato citando soprattutto episodio V, dall’altra si concede libertà insensate che fanno storcere il naso a molti fan (e a chiunque consideri importante la coerenza con gli episodi precedenti).

Le citazioni, un po’ come in Una Nuova Speranza, funzionano abbastanza, dall’allenamento di Ray con Luke che ricorda quello di Luke con Yoda, fino ad arrivare allo scontro sul pineta di sale che cita il pianeta di ghiaccio di inizio episodio V.

Però poi allora non si spiega come Rian Johnson si sia preso delle libertà spesso incomprensibili. Tra le più lampanti e incoerenti cito: Leila che nuota nello spazio cosmico (un mix tra irrealismo e cringe), Finn e Rose che vengono imprigionati per un divieto di sosta (non potevano trovare un espediente più credibile?), Snoke che viene fatto fuori come uno stronzo qualsiasi eliminando di fatto il vero cattivo e incasinando non poco l’episodio successivo, Ray e Kylo che riescono a telecomunicare. Quest’ultimo punto dà un pochino meno fastidio poiché l’altissima percezione tra Jedi è sempre esistita, ma qua viene portata all’estremo risultando poco credibile dal momento che entrambi sono palesemente meno potenti di Jedi come Vader, Yoda o Luke (che non sapevano telecomunicare).

Per il resto i protagonisti funzionano anche in questo capitolo, Ray e Kylo sono sviluppati coerentemente, Poe è un buon successore di Solo, il personaggio di Dj (Del Toro) è scritto bene. Meno forte è invece il personaggio di Holdo (Laura Dern) e anche la scelta di dare così tanto spazio a Rose è tirata per i capelli e il suo personaggio non funziona granché. Interessante invece la verità sulla storia di Kylo e il suo allenamento con Luke. Altro aspetto non positivo è l’eccessiva durata, in assoluto il film più lungo della saga, risultando un po’ faticoso e allungato in certi punti, non riuscendo a dare la frizzantezza solita degli altri episodi.

Gli Ultimi Jedi rimane un film ben fatto sul piano tecnico ed estetico ma risulta troppo incoerente inserito nel contesto Star Wars, poiché da una parte fa del citazionismo al passato e dall’altra vuole decostruire e fare tabula rasa con una certa arroganza, mandando tra l’altro in casino di conseguenza l’episodio successivo che infatti dovrà tappezzare agli errori commessi in questo capitolo. Se preso come film a sé stante risulterebbe molto più godibile.

L’Ascesa Di Skywalker

Terminiamo l’articolo con l’ultimo capitolo, L’Ascesa Di Skywalker, forse il più contestato.

Partiamo dalle premesse, le probabilità di fare un disastro erano altissime e diciamolo chiaramente, molte dovute alle scelte del precedente episodio, Gli Ultimi Jedi. Quindi Abrams si carica sulle spalle non solo il peso di dover chiudere una saga intoccabile, ma si trova anche a dover ricucire le ferite causate da scelte non sue (e infatti il problema principale della nuova trilogia rimane una produzione incapace di rendere coeso l’insieme).

Ecco quindi che elimina personaggi poco riusciti come Rose, e dà giustamente più spazio ai protagonisti veri come Ray, Kylo, Finn, Poe e i droidi. In particolare Ray riesce a emergere più di tutti, donandole quella parte malvagia, da sempre presente in lei, che cerca di emergere in tutti i modi ma che riesce a sopprimere. In contrapposizione vediamo Kylo che invece si lascia andare al lato chiaro, sopprimendo quello oscuro che, si percepiva già da episodio VII, non faceva pienamente per lui. Incontestabile è quindi la coerenza di scrittura dei due protagonisti, sempre tormentati e carichi di aspettative che temono deludere, ma che alla fine riusciranno a trovare la propria strada insieme, completandosi e aiutandosi a vicenda.

La storia di per sé è avvincente e tocca punti alti. Il momento in cui Ray spara fulmini distruggendo la nave in decollo è sorprendente (ma forse avrebbero dovuto far morire Chewbecca per sottolineare ancor di più la drammaticità dell’episodio, che avrebbe dovuto segnare ancor più pesantemente l’interiorità della protagonista, al momento molto combattuta). Anche lo spirito di Solo e di Leila che aiutano a convertire Kylo è una scelta sensata, profonda, toccante e coerente. La battaglia finale è spettacolare ed esteticamente notevole sotto molti punti di vista.

Arrivando ai lati negativi, il film presenta alcuni raffazzonamenti. Da dove salta fuori Palpatine? Come ha formato l’esercito? O ancora, la bussola che conduce alla pietra dentro la morte nera non è credibile poiché si tratta di un relitto. Se vogliamo però, alle prime due domande si può rispondere con una citazione dello stesso Palpatine, che dice “il lato oscuro è la via per acquistare molte capacità da molti ritenute non naturali”, frase che già dice in episodio III, mostrando quindi una certa coerenza narrativa.

Inoltre ci sono momenti in cui il film sembra prendere una strada per poi ritornare al punto di partenza (la non morte di Chewbecca è un esempio lampante di ciò), testimonianza del fatto che non hanno voluto osare (ma avrebbero dovuto farlo un minimo). Il film presenta anche un problema di montaggio, che in alcuni punti sembra fatto – come si suol dire – con l’accetta. Infine, come sempre il comparto estetico funziona, i pianeti di Exegol – tenebroso e orrorifico pianeta dei Sith – Pasaana e Kijimi sono suggestivi e coreograficamente ben ideati, così come la luna di Endor con le sue onde anomale è molto affascinante.

Come già accennato la maggior parte dei problemi derivano dall’ereditá lasciata da Gli Ultimi Jedi. Il ritorno di Palpatine è conseguenza della morte senza senso di Snoke, la telecomunicazione tra Ray e Kylo e la capacità di curare ferite per forza di cose non potevano essere eliminate, e perlomeno spiegano questi “super poteri” con la questione che loro rappresentano una diade nella forza.

Inoltre questo film, fa riemergere la centralità di argomenti cari alla saga, come il valore dell’amicizia e dell’amore, le proprie radici e il trovare il proprio posto nel mondo (rendendo coerentissima la scelta finale di Ray di essere una Skywalker e non una Palpatine, poiché di fatto cresciuta e adottata da Luke e Leila), la continua lotta tra bene (Ray), male (Palpatine) e anche ombra (Kylo Ren). Altro tema interessante che presenta è la diserzione come protesta verso una guerra che si è obbligati a fare poiché sottomessi al proprio governo ma che non si vuole combattere poiché siamo esseri pensanti, capaci di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

Infine a differenza dei precedenti due episodi, non ha bisogno di autocitare momenti passati, ma vuole prendere una strada totalmente originale, staccandosi quindi dai continui omaggi, una scelta se non altro coraggiosa.

Concludendo e andando completamente controcorrente, per me meritava (e merita) un trattamento diverso, il compito di Abrams era molto complicato e ciò nonostante è riuscito a dare una spiegazione e una risoluzione a (quasi) tutto con dignità e coerenza, senza mai ergersi con arroganza a decostruttore di una saga che, volente o nolente, ha le sue “regole” da rispettare.















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