Daykoda, sinuosa fantasia tra beat, nu jazz e downtempo: Physis è il nuovo album

“In tutte le cose della natura, esiste qualcosa di meraviglioso”

Aristotele

Questa apollinea citazione del grande pensatore greco ci condurrà con un filo rosso direttamente alla scoperta dell’artista di oggi, che non a caso percepisce l’interdipendenza tra la natura – entità vivente nella quale l’essere umano ricopre un ruolo importante – e la musica che sboccia dal fondersi di questi due elementi.

La personalità di cui parleremo oggi è Daykoda, produttore e beatmaker milanese. Il suo secondo album Physis è uscito l’11 Marzo 2021 e il sound che contraddistingue il suo nuovo lavoro è caratterizzato da ondeggianti tocchi jazz, delicati beats e samples coraggiosi.

Il progetto ha un’andatura sinuosa, suona coeso, significativo e attuale più che mai, ed è in possesso di un grande merito aggiuntivo, ovvero quello di riflettere una visione artistica più ampia, grazie anche alla collaborazione con musicisti come Robohands, Block Mameli e il collettivo inglese Ishmael Ensemble.

E ovviamente una serie di intuizioni fuori dall’ordinario. Come quella nella traccia iniziale Cosmic Nature, che ha come intro un taglia e cuci di un discorso di Alan Watts che ha lo scopo di creare un messaggio specifico:

“..I’m showing those people that if one can go into death with eyes open, and have somebody help you if necessary, this is always the opportunity   presented by death, acceptance of death and rejoicing in death…” 

Ma perchè non lasciare che siano le emozioni di Daykoda stesso a parlare e a spiegarci meglio?

“Negli ultimi anni si è sempre fatta più persistente in me (come credo in tanti) la consapevolezza della morte (mia e degli altri) e del terrore che genera nell’animo umano. Questa speech vuole essere un reminder (per me in primis e per chi ascolta) del fatto che non ha senso soffermarsi a pensare troppo alla morte perché se si ha bene chiaro in mente il significato che essa assume – ovvero della specifica posizione dell’essere umano destinato a esistere e scomparire come parte della natura –  e si ha al proprio fianco delle persone che ci aiutano a rendere la nostra esistenza più comprensibile e significativa, allora si può solo trarre giovamento – e non paura –  da quest’emozione che non comprenderemo mai a fondo.”

Eyes Open è un titolo nato per dare un seguito all’intro della prima track e cercare un senso “astratto” di sollievo dalla morte e vedere la “nera signora” sotto un’altra ottica:

“La natura continua il suo ciclo infinito di vita e la corrente perpetua del vivere.”

Il brano terminerà poi con lo speech di Clark Terry (quasi sul letto di morte) che ringrazia Quincy Jones.

L’album continua con Radiate, Green Leaves (scritta con la collaborazione di Block Mameli), My Abstract Monkey (che vede la collaborazione di Robohands), Jungle War, Adapted Leaf, Ten Little Fingers (dove 10 piccole dita si muovono flessuose tra i tasti bianchi e neri della vita), in una moltitudine di risvolti inaspettati.

Il viaggio sonoro procede tra pezzi rap e sonorità che scivolano, si muovono tra le curve persuasive dell’esistere vestite soltanto di seta nera, e termina rispettivamente con i brani Lost At Glaciers e My Abstract Monkey in versione remix, brano che vede la presenza dell’Ishmael Ensemble.

E il modo migliore di chiudere l’approfondimento sull’album è proprio con le parole di Alan Watts

“Il solo modo di trarre un senso dal cambiamento è di tuffarvici, muoversi con esso e divertirsi nella danza.”

Daykoda
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Physis, il secondo album di Daykoda, è su Spotify

Testo: Emanuela Ginevra

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