Royal Blood: deflagrazione musicale nata in un garage-studio per colpire le grandi rock star

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The Cure, Nick Cave, The Foals. Nomi che figurano tra i più importanti ad essere stati ospitati dal Brighton Electric nonché quello studio musicale situato nell’East Sussex inglese nato nel 2000 all’interno di quella che fu la sede del Brighton Corporation Tramways.

Questa la scenografia del luogo: uno shop, un caffè vegano, due studi di registrazione e soprattutto un pub arredato da sofà in stile retro’ statunitensi con l’aggiunta di tappeti iraniani e tanto legno che fa da sfondo finale tra i pochi sgabelli ed il bancone.

Nel 2014, la birra offerta da quello stesso bancone sarà quella che poi ritroveremo a breve nel tour che due ragazzotti del West Sussex porteranno costantemente con sé poggiata ai piedi della batteria prima in giro per l’Europa e poi tra Stati Uniti ed America Latina.

Durante quell’anno ed in quello studio Mike Kerr e Ben Thatcher posero le basi musicali ad uno degli album rock più rappresentativi del decennio 2010 dal titolo Royal Blood. Lo stesso nome fu utilizzato da Kerr tre anni prima per dare un nome alla band duo che tentò di districarsi inizialmente tra intimi live della Gold Coast australiana con l’amico Matt Swan. Terminata questa esperienza di vita nel 2013 nell’altro capo del mondo però l’amico Matt decise di non seguire Kerr nel rientro in patria. Questo passaggio fu la svolta per il proseguo della storia del marchio Royal Blood. Successe infatti che il batterista mancante a riformare il duo si palesò nella figura di Ben Thatcher. In questa configurazione, il successivo 2014 fu dunque l’anno della genesi del primo ed omonimo album dei nuovi Royal Blood conclusosi poi tra le insonorizzate stanze del Brighton Electric.

Con solo basso elettrico e batteria a far le prime donne, l’album Royal Blood tenta, forse in maniera del tutto inconsapevole, di squarciare lo stallo delle sonorità rock in quel momento un po’ acquietate del decennio ’10. I due strumenti, supportati dal combinato utilizzo degli amplificatori che Kerr fa, dove vengono intercambiati o sovrapposti i canali verso gli amplificatori degli alti sempre in distorsione e del basso, sono l’essenza e allo stesso tempo la cruda potenza con cui i Royal Blood si presentarono sulla scena musicale del rock.

Pubblicizzati nel 2013 davanti a migliaia e migliaia di persone da Matt Helders, batterista degli Artic Monkeys, durante il festival di Glastonbury verranno subito dopo ricoperti di complimenti da un’istituzione quale John Paul Jones che li etichettò come le più grandi novità del momento con quel suono così prorompente e dove il suo strumento, il basso elettrico, viene utilizzo per apparire anche come una chitarra elettrica pesantemente distorta. Gli apprezzamenti raggiungeranno un nuovo culmine poi quando, prima che i Royal Blood facessero da spalla a Foo Fighters ed Iggy Pop a Wembley, Dave Grohl si lasciò andare rispolverando uno dei suoi: “Oh my God, this record is really good!

Difficilmente la potenza di Royal Blood e dei suoi brani d’impatto potrà essere ripetuta nuovamente in termini di carisma stilistico e produttivo nei confini dell’attuale mondo hard rock però, di ragazzi così ispirati nel suonare tra le mura sporche di un garage ma dalla faccia tanto pulita come Ben e Mike questo ambiente, di sicuro, ne avrà bisogno ancora in futuro.

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