Black Dahlia: il terribile omicidio di Elizabeth Short

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15 Gennaio 1947. Leimert Park, Los Angeles. Una donna del posto, Betty Bersinger, sta facendo una passeggiata mattutina insieme a sua figlia. Ad un certo punto nota qualcosa di strano, a lato della strada.

Una sagoma che assomiglia ad un manichino. Betty decide quindi di avvicinarsi per vedere meglio, trovandosi davanti ad uno scenario agghiacciante.

Sul terreno giace il cadavere di una donna, completamente nudo e diviso a metà. Il volto sfigurato con un taglio da un orecchio all’altro, intere porzioni di carne le sono state asportate, su gambe e seno.

Vengono avvisate le autorità, le quali dopo una breve indagine riescono a risalire all’identità della vittima.

Elizabeth Short

Si tratta di Elizabeth Short, 22 anni.

Originaria di Boston, cresciuta insieme alla madre e alle sorelle.

La giovane era stata recentemente in procinto di sposarsi con il suo fidanzato, Matthew M. Gordon Jr, un Maggiore dell’Aeronautica, quando purtroppo nel 1945 un tragico incidente gli tolse la vita.

Nel 1946 Elizabeth si trasferisce ad Hollywood per inseguire il suo sogno di fare l’attrice.

Soprannominata Black Dahlia (Dalia Nera), a causa della sua passione per il film La Dalia Azzurra e la sua predilezione per i vestiti di colore nero.

Viene disposta l’autopsia, la quale rivela molti dettagli inquietanti.

La vittima è stata uccisa poche ore prima della scoperta, e la causa della morte è una combinazione tra emorragia dovuta alle ferite sul volto e lo shock causato dai numerosi colpi ricevuti alla testa.

Successivamente il corpo è stato diviso nettamente a metà, tramite una specifica tecnica chirurgica chiamata emicorporectomia.

Si comincia quindi a sospettare che dietro la morte di Elizabeth ci sia una mano esperta.

Le lettere anonime

Il 24 Gennaio viene recapitata una strana busta indirizzata alle sedi di alcuni quotidiani di Los Angeles. L’intestazione è stata scritta con ritagli di lettere di giornale.

Sul retro riporta “Ecco gli effetti personali di Dahlia”. Il pacco contiene il certificato di nascita di Elizabeth, fotografie, biglietti da visita e una rubrica, su cui è riportato il nome di un certo Mark Hansen.

La polizia rintraccia quindi il presunto proprietario dell’agenda, il quale sembra essere un conoscente della vittima, e secondo le dichiarazioni di un’amica era anche stato rifiutato recentemente dalla Short.

L’uomo viene tuttavia prosciolto dalle accuse per mancanza di elementi.

Le lettere anonime continuano ad arrivare, all’interno delle quali l’autore si firma come “Il vendicatore della dalia nera” e dichiara di volersi costituire, fissando anche un appuntamento con gli inquirenti, salvo poi non presentarsi.

Non ci è dato sapere se queste comunicazioni fossero frutto di mitomani, tentativi di depistaggio, oppure se si trattasse del vero assassino. Quello che è certo è che aggiunsero ulteriore confusione ad una già complicata indagine.

I sospettati

I riflettori vennero puntati sull’ultima persona ad aver visto Elizabeth in vita, Robert M. “Red” Manley.

Robert viene sottoposto per due volte alla macchina della verità, passando entrambi i test. Inoltre il suo alibi viene verificato e risulta solido. L’uomo esce così dalla lista dei possibili colpevoli.

C’è un altro sospettato, Walter Bayley, chirurgo di 67 anni della zona di Los Angeles. Risulta che sua figlia fosse amica di Elizabeth. Sua moglie affermò che Walter aveva un “terribile segreto”, di cui sarebbe stata a conoscenza la sua amante. Bayley morì nel Gennaio 1948 e l’autopsia dimostrò che soffriva di una malattia cerebrale degenerativa. Sul suo conto, a parte le suggestioni, nessuna prova o indizio incriminante, motivo per cui anche questa pista cade nel vuoto.

Nell’ottobre 1948, attraverso una lettera ad uno psichiatra, un ragazzo di nome Leslie Dillon dichiara di conoscere l’assassino di Elizabeth. Accusa un suo amico, Jeff Connors. Dillon, fattorino ed ex assistente di un becchino, passa ben presto da accusatore ad accusato.

La sua figura desta sospetti, sembra sapere troppe cose. La polizia decide quindi, sotto copertura, di sottoporlo ad un interrogatorio. Dillon comincia a fornire dettagli sull’omicidio che insospettiscono ancora di più gli inquirenti, i quali decidono di trasferirlo in un hotel per continuare l’escussione. Leslie si sente accerchiato e si rifiuterà di continuare a parlare, lamentando di essere stato sottoposto a metodi poco consoni e chiedendo assistenza legale. L’uomo viene così rilasciato, e la sua figura rimarrà avvolta nel mistero. Sapeva davvero qualcosa sull’omicidio oppure è soltanto un caso di mitomania?

Ottobre 1949. Un altro nome si aggiunge alla lista dei sospettati. È quello di un medico, George Hodel, che viene messo sotto sorveglianza dopo essere stato denunciato dalla figlia per molestie. La polizia conclude il rapporto su di lui dichiarando che non sono emersi elementi di colpevolezza nei suoi confronti. L’uomo esce dalle indagini per molti anni, fino a quando nel 2003 suo figlio, Steve Hodel, pubblica un libro nel quale sostiene che il padre fosse il responsabile dell’omicidio.

Steve dichiara di aver trovato due foto del genitore in compagnia di una ragazza somigliante ad Elizabeth, e da quel momento in poi si sarebbe convinto della colpevolezza di George, sviluppando la sua ipotesi. Tuttavia la famiglia Short sostiene che non sia Elizabeth la ragazza ritratta in quelle diapositive. La teoria è stata oggetto di discussione ma nonostante questo non è mai stato dimostrato un reale coinvolgimento di George Hodel nella vicenda.

Una serie di persone entrano ed escono dall’elenco dei possibili colpevoli. Alcuni ipotizzano anche un collegamento con i delitti del Macellaio di Cleveland, un serial killer attivo negli anni ’30. Anche questa rimane ad oggi soltanto una teoria.

Sono passati più di 70 anni e il delitto di Elizabeth Short resta irrisolto. L’assassino si trova in quella lunga lista di sospettati, oppure non è mai entrato nelle indagini? Chissà se sapremo mai la verità su questo truce e spietato omicidio. Ad oggi ci rimangono le immagini di Elizabeth, ritratta nella sua folgorante bellezza, una ragazza giovane alla ricerca di un futuro migliore, che purtroppo nel cammino della sua vita ha incrociato un folle assassino che ha distrutto le sue speranze.

Lo scrittore James Ellroy si è ispirato a questa vicenda per il suo libro The Black Dahlia, da cui è stato tratto l’omonimo film del 2006, diretto da Brian De Palma. Anche la celebre serie tv American Horror Story ne ha tratto ispirazione, per l’episodio della prima stagione intitolato La Dalia Nera.

Fonte : http://blackdahlia.web.unc.edu/

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