C’era una volta MTV: la storia di Downtown

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Gli anni ’90 sono stati la culla perfetta per tutta una serie di prodotti culturali ed istanze nate dal basso che hanno però raggiunto la fama per un insolito appetito del pubblico, maggiormente interessato a quello che nessuno racconta piuttosto che allo scintillante mondo delle stelle, fatto di glitter e cipria, che la TV e il cinema da sempre cercano di propinarci o almeno una grossa fetta di essi. MTV è sicuramente stato in quegli anni un importante contenitore di prodotti bizzarri, sconvolgenti per molti e portavoce di alcune delle tantissime controculture che si muovevano scalpitanti in quell’epoca satura. Il target era principalmente la fascia dei giovani dai 15 anni in su, finalmente rappresentati da un’emittente che per anni sarà un vero e proprio fenomeno mediatico, per certi versi profeta di quella che sarebbe diventata la TV odierna, casa del trash e non solo, tanto da finire risucchiata nel suo stesso vortice.

In ogni caso, una delle rivoluzioni messe in atto da MTV negli anni ‘90 è stata quella di portare le serie animate, o cartoni se preferite, per adulti nel proprio palinsesto e dunque nella televisione mainstream. Beavis & Butthead, Daria, Celebrity Deathmatch sono solo alcuni dei programmi animati che hanno avuto un clamoroso successo, oltre a vari anime proposti negli anni (Fullmetal Alchemist, Death Note, Cowboy Bebop…) nella trasmissione dedicata Anime Night, trasmessa dal 1999 al 2010. Tra tutti questi prodotti ce n’è uno che spicca in particolare, che in pochissimi ricorderanno e che ingiustamente è morto dopo una sola stagione: Downtown.

Downtown è andato in onda per la prima volta nell’estate del 1999 su MTV e la serie racconta le vicende di un gruppo di amici, tutti pressoché ventenni che vivono a Downtown New York, soffermandosi tanto sulle varie individualità più che sul gruppo in sé. Il creatore, Chris Prynoski, durante lo sviluppo della serie ha deciso di visitare più volte l’East Side di Manhattan e registrare le conversazioni fatte con gente del posto; da aneddoti e altri racconti sono nate le trame dei 13 episodi e molte delle persone intervistate sono state scelte per dare la voce ad alcuni personaggi, ottenendo un risultato di un realismo inedito per una serie del genere, anche grazie all’improvvisazione.

Il protagonista principale è Alex, un nerd alle prese col passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti che perde la testa per la misteriosa ragazza goth che lavora nel suo negozio di fumetti di fiducia. Oltre a lui sono protagonisti a tutti gli effetti anche gli altri membri del gruppo, presenti sempre o quasi nella narrazione e dotati ognuno di una personalità differente e spiccata, su cui ci si sofferma approfonditamente nel corso delle puntate. Tra gli episodi sicuramente uno dei più belli ed iconici della serie è il sesto, intitolato “Graffiti” e dedicato a Matt. Matt nel gruppo è la persona più rilassata, immerso nel mondo del writing tant’è che in più puntate viene “beccato” a piazzare adesivi e a lasciare la propria tag nella metropolitana newyorchese. Questo episodio ci porta in un tour dei posti allo stesso tempo più bui e colorati della metro, vera e propria Hall of Fame dei writers della città e non, pochi coraggiosi che si son spinti oltre per lasciare la propria firma con lo spray.

Alex, Chaka, Mecca, Jen, Matt, Fruity e Goat si muovono frenetici in una New York scura, poco accogliente, descritta perfettamente dai colori utilizzati, riconducibili più a delle fogne che ad un sobborgo. Il disegno dei personaggi è quasi abbozzato, con le linee ricalcate che scivolano su uno sfondo tetro e allucinogeno, come se visto tramite gli occhi alterati dei personaggi.

Un grosso punto a favore per Downtown era il fatto di toccare tematiche controverse con grande delicatezza: nulla appare estremamente esplicito, pur essendoci tantissime allusioni più o meno velate a sesso e droga, comunque mai da censura. La colonna sonora di queste vicende è una bella sintesi dello scenario musicale alternativo degli anni ’90, tra tonnellate di trip-hop, breakbeat, alternative rock ecc. Ci sono pezzi di gruppi come Nirvana, Pixies, The Dandy Warhols, Massive Attack, Gang Starr, The Smashing Pumpkins e altri ma il vero pezzo forte sono le musiche originali della serie, sigla compresa, accreditate a Kimson Albert e di cui è presente un longplay su YouTube.

La serie è speciale e nel 1999 lo sanno benissimo, infatti la critica premia il prodotto che viene anche candidato agli Emmy Awards come miglior programma animato. Nonostante ciò MTV decide di non rinnovarla per una seconda stagione e rimpiazza Downtown con qualcos’altro.

Molti danno le colpe dell’insuccesso alla stessa emittente, rea di non aver mai spinto più di tanto il marketing sulla serie, ma probabilmente era semplicemente un prodotto troppo avanti per essere capito e apprezzato a pieno. Per fortuna un eroe ha pubblicato la prima e unica stagione per intero su YouTube, rendendola accessibile a tutti e dunque ancora in grado di arrivare ed ispirare diverse generazioni, mantenendo inalterato il suo smalto, se non addirittura rendendolo ancora più brillante.

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