Una pezza di Lundini: come l’assurdo ha riavvicinato i giovani alla TV

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Ad inizio 2016 i The Pills sbarcarono in seconda serata su Italia 1 con Non ce la faremo mai. Il programma si presentava come un finto late show, intermezzato da sketch del trio e “soci”, in quel momento al top della loro fama e in procinto di debuttare al cinema. I presupposti erano buoni ma le 4 puntate del programma non ricevettero consensi, sembrando più un riempitivo post-festivo (la prima puntata fu trasmessa venerdì 1° gennaio) della rete Mediaset.

Il 7 settembre 2020, più di 4 anni dopo, Rai 2 trasmette in seconda serata Una pezza di Lundini, una parodia della TV generalista italiana in cui il comico romano Valerio Lundini interpreta il ruolo del conduttore impacciato di un programma pezza appunto, messo lì per sostituire altri programmi (dai titoli ogni volta più bizzarri) non trasmessi per problemi tecnici. La formula è sempre la stessa, ogni puntata ha un ospite speciale che viene intervistato (male) da Lundini, che non è solo conduttore ma anche inviato e protagonista di tanti sketch e mockumentary proposti, come i The Pills facevano nel loro show. I due programmi sono molto simili e non a caso tra gli autori e negli sketch appare spesso Matteo Corradini, membro del trio romano già citato. La differenza è che probabilmente nel 2016 l’influenza dei social e del web in generale sulla TV non era ancora così forte, anche se si provava a svecchiare la macchina con prodotti di internet e di YouTube in particolare. Una pezza di Lundini infatti ha in media uno share del 2/3% ma la sua popolarità grazie alle ricondivisioni e al passaparola su Instagram oltre che al servizio on-demand di Rai Play sta crescendo sempre di più.

Emanuela Fanelli è braccio destro del conduttore, valletta atipica, che cerca di mettere in mostra le proprie abilità artistiche appena può, facendo ad esempio la marchetta al suo film A piedi scarzi, parodia delle pellicole sulla vita di periferia e dell’onnipresenza di attori romani nelle produzioni italiane, in cui partecipano nomi di alto livello come Alessandro Borghi, Claudia Gerini e Stefano Fresi.
Altri pilastri del programma sono i VazzaNikki, band ufficiale in cui suona lo stesso Lundini (degne di nota le cover di pezzi cult come Estate di Lil Angel$ e Pagliaccio di ghiaccio di Metal Carter), e il pubblico, quattro anziani signori che spesso intervengono nello show. Tra questi in particolare spiccano Torpedine e il tenente Silvestri, addetto ai meme (o meta-meme).

L’atmosfera e il tono del programma sono totalmente surreali, in studio come negli sketch: basti pensare al servizio sulla nonna di Lundini che fa le recensioni dei film all’uncinetto e si rivela essere una negazionista dell’olocausto o l’intervista interattiva a Edoardo Vianello. Quest’ultima è andata in onda nella puntata del 20 ottobre, in cui dopo una sorta di effetto freeze nello studio una voce robotica spiega all’ospite di essere all’interno del primo esperimento di intervista interattiva, potendo scegliere il tipo di domande e l’andamento cliccando su dei tasti fluttuanti apparsi davanti a lui. Alla fine della puntata però, il tasto per mettere fine all’intervista non funziona e anzi la fa ricominciare da capo, lasciando il povero Vianello in preda alla disperazione. Questo sketch sembra una versione comica di Black Mirror, la serie sci-fi distopica di Netflix che ha fatto impazzire il mondo, ed è solo uno dei dettagli che dimostrano la genialità di questo prodotto.

Come succedeva anche in Non ce la faremo mai, vengono mostrate parecchio la vita e le dinamiche del backstage ed è anche da queste che nascono gli sketch e le digressioni del programma. Scelta azzeccatissima che va a creare delle grosse somiglianze narrative con Boris, altra serie fenomeno di nicchia diventata “alla moda” di recente grazie all’arrivo su Netflix, ma prodotta in realtà già tra 2007 e 2010. La messa in scena è talmente realistica che in tanti ancora non capiscono che si tratta di un programma comico e pensano che i protagonisti siano realmente così.

Lo show si dimostra dunque un ottimo tentativo di fare comicità prendendo in giro la televisione che ci ha ormai stancato, a metà tra trash e TV del dolore, spesso inopportuna. Una grande sorpresa che si è guadagnata più puntate delle 19 previste, in 3 o più appuntamenti settimanali che spesso cambiano data ma non collocazione nel palinsesto. Successo sicuramente per Mamma Rai che è riuscita ad offrire un prodotto importante per riconquistare una buona fetta di pubblico, in gran parte giovane e proveniente dal web. Una pezza di Lundini prende a calci il falso buonismo, l’ipocrisia, il pensare per stereotipi con un apparente non-sense che, se risulta così realistico, qualcosa vorrà dire.

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