La solitudine: cos’è, come si presenta e come affrontarla

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Victor Hugo, il padre del Romanticismo francese, affermava: “La solitude fait des gens à talents ou des idiots”, che tradotta significa “La solitudine crea persone d’ingegno o idioti”. La frase esprime in modo chiaro e immediato la sua idea circa l’argomento che vogliamo affrontare. Ma andiamo per ordine: solitudine, innumerevoli le volte che abbiamo ascoltato, mormorato, letto questa parola. Cerchiamo prima di analizzarla.

L’etimologia della parola è interessante: dal latino “solus”, per la maggior parte forma di “sollus” che significa intero, a sé stante. Il termine rimanda alla parola “separare”, dal latino “Se” con “parare” ovvero una particella che indica “divisione” con un termine che significa appaiare, mettere assieme, unire, ma anche “preparare”. Da qui il significato di rompere un’unione, separare appunto.

Si possono delineare due tipi di solitudine, una volontaria e una involontaria. Per solitudine volontaria si intende quella di un individuo che, per un motivo scaturito da una problematica, una serie di eventi, situazioni, decide  di distaccarsi o semplicemente ha voglia di prendersi in mano, di fare il punto solo con se stesso, quindi si allontana da tutti per meglio capire e capirsi. È il momento per cercare di dare delle risposte, di chiarire dei dubbi o semplicemente di rigenerarsi, è uno stato dell’essere, qualcosa da conoscere per poi andare oltre, e spesso è vitale per chi vuole vivere bene con se stessi e con  gli altri. È anche una delle reazioni naturali volontarie a un periodo di tristezza.

Poi vi è la solitudine involontaria. Molti la subiscono, si tratta di una condizione dell’essere umano che culmina con la malinconia e la tristezza, viene percepita non bene ma piuttosto con emozioni negative. Questo ad esempio potrebbe accadere quando una persona, per motivi di lavoro o altro, si reca in un luogo lontano dal luogo natio e il doversi confrontare con usi, costumi diversi e soprattutto modi di comportamento differenti potrebbe essere causa di solitudine. Pensate a una persona solare, abituata a parlare con tutti, spostata ad esempio in un posto dove parlano poco, dove se interagisci troppo ti marcano come “invadente”: quella persona non riuscirà mai a imporsi, ma dovrà allinearsi per confondersi e non essere guardato come “diverso”. Spesso in questi casi ci si sente dire “non ti sei integrato”, ma l’integrazione è uno scambio, e in questo caso piuttosto si tende a schiacciare e reprimere il proprio bagaglio di comportamenti per potersi allineare.

Ad ogni modo, sta al singolo individuo capire e uscire dal guscio della solitudine per evitare poi di vivere intrappolato nel malessere esistenziale. Se impariamo a stare con noi stessi, ad apprezzare il silenzio di un’alba senza che nessuno ci distragga, allora abbiamo capito come uscirne. Occorre usare la solitudine, occorre rivalutare il silenzio, capire e domare i ritmi che ci diamo, liberarci di tutti gli input esterni che distraggono  l’uomo dall’essere uomo.Questa è una via delle vie di uscita.

Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia

Jean-Paul Sartre
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