The Epitaph Years: l’ultima stagione dell’opera musicale di Tom Waits

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A sette anni da Bone Machine (1992), ultimo disco in studio per la Island prima della lunga pausa e del passaggio alla nuova casa discografica, il primo album per la Anti- / Epitaph è Mule Variations (1999), in cui ad alcuni collaboratori storici vengono affiancati i bluesmen Charlie Musselwhite e John Hammond, il polistrumentista Smokey Horme e il dj M. Mark “The III Media” Reitman. Il disco che ne risulta è una mirabile sintesi tra il Waits delle ballate degli anni con la Asylum e quello avanguardista del periodo Island. Per una volta, non è solo la critica a tesserne le lodi ma è pure il pubblico americano ad apprezzarlo, visto che Mule Variations debutta al trentesimo posto nella classifica di Billboard (la posizione più alta mai raggiunta da Waits in carriera) e vende un milione di copie, vincendo inoltre il Grammy per il miglior album di Contemporary Folk.

Waits è di nuovo molto attivo e, dopo aver l’anno seguente nuovamente collaborato con Robert Wilson scrivendo le canzoni per il dramma Woyzeck, decide di adattare sia quanto prodotto per quest’ultimo che il materiale realizzato sette anni prima per il musical Alice in due nuovi dischi, che escono contemporaneamente nel 2002: Blood Money e Alice. In entrambi, elimina quasi completamente l’uso della chitarra, così come nove anni prima aveva cassato il suono del sassofono da Swordfishtrombones. A differenza di questo, Alice possiede un flair classico, onirico, grazie alla sapiente mescola di atmosfere brechtiane, jazz tradizionale e musica da camera, mentre i testi indagano l’ossessivo e il mostruoso. Blood Money suona invece più cupo, acido e si addentra nella sperimentazione tonale, adottando un uso massivo delle percussioni ed esibendo una vocalità straziata. Questo insieme minaccioso viene tuttavia inaspettatamente stemperato da alcune ballate molto romantiche, quali ‘Coney Island Baby’ e ‘All the World is Green’. Entrambi gli album ben figurano nelle classifiche di vendita e sempre più artisti inseriscono nel proprio repertorio canzoni di Waits, il quale da parte sua continua a regalare musica al cinema, a serie televisive di successo e ad  altri musicisti, come il redivivo Solomon Burke.

Tom prosegue il momento d’oro pubblicando nel 2004 un nuovo album in studio: Real Gone, che nelle classifiche Billboard si piazza al ventottesimo posto, migliorando il record detenuto da Mule Variations. Real Gone vede l’esordio nella musica professionale del figlio di Waits, Casey, che oltre a suonare batteria e percussioni porta in dote una sensibilità Hip-hop non ancora udita nei dischi di papà Tom. Ritorna in grande stile anche la chitarra di Marc Ribot e tutto l’album ‒ interamente scritto e prodotto da Waits con la moglie Kathleen ‒ suona elettrico e vibrante, anche per la decisione di Waits di escludere dal disco il suo strumento d’elezione: il pianoforte. Questo non significa che non trovino posto ballate di straziante bellezza, quale è ‘Trampled Rose’.

Un’altra novità è rappresentata dai temi dei testi, che per la prima volta sono politici ed esprimono preoccupazione per le politiche guerrafondaie del presidente degli Stati Uniti.

Quella che per ora è la terza stagione del percorso musicale di Tom Waits ha in serbo altre due chicche: il triplo CD Orphans (2006), che raccoglie in tre dischi acquistabili anche separatamente i brani rock-blues (Brawlers), le ballate (Bawlers) e i pezzi sperimentali (Bastards) che per una ragione o per l’altra non avevano trovato posto nella produzione ufficiale. E l’album Bad as Me (2011), ad ora l’ultimo disco pubblicato da Waits, un’opera che dà spazio alla voce e alla chitarra di Keith Richards, già comparso in Rain Dogs e in Bone Machine, e che vede tra gli ospiti Flea al basso, mentre Marc Ribot e Casey Waits ricoprono ancora una volta i ruoli di chitarrista e di batterista della band. Bad as Me non presenta particolari novità rispetto a dischi quali Mule Variations o Real Gone, si fa tuttavia apprezzare per la particolare cura con cui i pezzi sono selezionati, arrangiati e prodotti. Non ci sono riempitivi e l’equilibrio tra rock-blues, ballate e sperimentazione è perfetto, rendendo l’album il più accessibile degli ultimi trent’anni della produzione di Tom.

A parecchi anni di distanza dall’ultimo album in studio, si è ansiosi di ascoltare il nuovo prodotto di uno dei più incasellabili e brillanti artisti del mondo musicale, attivo oramai da cinque decenni e, come David Bowie, capace di rinnovarsi continuamente pur rimanendo inconfondibile. “Sono incapace di ripetere me stesso, … mi sento continuamente costretto a cambiare le cose”.  Ci troviamo forse alla vigilia della quarta stagione?

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