Notre Dame de la Paix: la copia di San Pietro in Costa D’Avorio

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Tutti sappiamo cosa sono i miraggi, un fenomeno causato dalla rifrazione dei raggi solari che si combinano con particolari condizioni della temperatura dell’aria, dando luogo a vere e proprie illusioni ottiche. Delle bizzarre visioni che, nel caso della cosiddetta Fata Morgana possono assumere aspetti inquietanti. Bene, se vi trovaste a camminare per i larghi viali di Yamoussoukro, capitale della Costa D’Avorio, potreste pensare di essere davanti a un caso plateale di miraggio.

Sì, perché a un certo punto quella che vi si parerebbe davanti in lontananza sarebbe l’inconfondibile sagoma della cupola di San Pietro, il celebre “cupolone” romano. E a nulla varrebbe stropicciarvi gli occhi o avanzare verso di esso immaginando che – come nei migliori film ambientati nel deserto – l’immagine sparirebbe. A Yamoussoukro, infatti, esiste una copia a grandezza naturale – più o meno – di San Pietro in Roma: Notre Dame De La Paix.

Ma come nasce questa bizzarra – è il caso di dirlo – cattedrale nel deserto? La costruzione di Notre Dame De La Paix risale agli anni tra il 1985 e il 1989, con tanto di consacrazione dell’allora Papa Giovanni Paolo II il 10 settembre del 1990, costò ben 250 milioni di euro e fu l’ultima discussa opera del Presidente Felix Houphouet-Boigny, carismatico e discusso leader maximo ivoriano fin dal 1960.

Per capire il contesto in cui nacque la chiesa, bisogna fare un breve ripasso di storia della Costa D’Avorio; da secoli teatro di dispute coloniali tra vari paesi europei, fu alla fine conquistata e gestita dalla Francia fin dalla fine dell’ottocento. Sotto il governo transalpino il paese venne avviato alle coltivazioni di cacao, caffè e olio di palma. Fin dal 1944 si mise in luce la figura di Houphouet-Boigny, prima come sindacalista e poi come ministro di un governo francese, primo africano a ricoprire tale carica. Acquistando sempre maggior prestigio e con i francesi che probabilmente erano consci di aver più da guadagnare da una pacifica collaborazione che da una sanguinosa guerra civile, il leader portò il paese al referendum per l’indipendenza nel 1958 e alla fine dei lavori forzati, ottenendo poi la presidenza nel 1960. Grazie ai buoni rapporti con la Francia e coi paesi europei, alle immense risorse del territorio e a una gestione tutto sommato illuminata, Houphouet-Boigny portò il paese a una grande crescita economica, tanto che si parlò di “Miracolo Ivoriano”. Tuttavia i risultati erano dovuti in gran parte a una sorta di regia dei francesi che, pur restando dietro le quinte, contribuivano col massiccio utilizzo di tecnici in cambio di condizioni economiche favorevoli. All’inizio degli anni ’80, complice la recessione mondiale e l’eccessivo sfruttamento delle colture che portò a problemi climatici e ambientali, il boom economico si sgonfiò e il debito pubblico prese a decollare.

In questo contesto le decisioni di Houphouet-Boigny iniziarono a essere contestate, fino alla sua morte nel 1993, col paese che cadde in un caos da cui ancora oggi cerca di uscire. Tra le altre cose, il leader fece di tutto per spostare la capitale dalla metropoli di Abidjan alla sua città natale, Yamoussoukro. Nonostante i principali uffici statali e le ambasciate rimanessero nella precedente capitale, il progetto di Houphouet-Boigny andò in porto, seguito da quello ancora più discusso di costruire – a detta del presidente di tasca propria – la copia di San Pietro. Yamoussoukro è una cittadina di poco più di 200mila abitanti: larghi viali percorsi da vecchie Renault si alternano a vere e proprie baraccopoli fatiscenti; donne vestite coi tribali abiti variopinti e con le immancabili brocche sul capo si alternano a lussuosi hotel a cinque stelle. In questo straniante contesto si va a inserire il progetto di Notre Dame De La Paix; è un po’ come se l’immensa cattedrale di Roma venisse costruita nelle periferie di una qualsiasi città di provincia italiana.

Il progetto è affidato all’architetto Pierre Fakhoury. L’incarico è quello di costruire la chiesa più sontuosa del mondo – ancor più del modello originale – senza nessuna economia. Ed ecco allora tonnellate di marmo che arriva dall’Italia, preziosi crocifissi e statue sacre, un pregevole presepe in ebano e, per finire, vetrate istoriate provenienti direttamente dalla Francia.

I numeri della costruzione sono ciclopici, anche se l’obiettivo di finire nel Guinness dei Primati risulta fallito: l’estensione totale, colonnato compreso, è di 30mila metri quadrati, 7989 quelli interni; la chiesa è più lunga e più larga di San Pietro e più alta, ben 158 metri contro i 133 dell’originale. I posti totali sono ben 18mila, di cui settemila a sedere e climatizzati singolarmente (la temperatura media di Yamoussoukro si aggira sui 30 gradi tutto l’anno), mentre San Pietro arriva a contenere ben 60mila fedeli. Anche in altezza, però, Notre Dame deve cedere il record alla cattedrale di Ulma, in Germania, le cui guglie raggiungono i 161, 53 metri.

Il concerto di sette campane, fuse in Francia, è dominato da un campanone di 4300 chilogrammi di peso. Le bellissime vetrate ritraggono le scene della vita di Gesù Cristo, con particolari comparsate di Houphouet-Boigny stesso, dell’architetto, dell’ingegnere e di altre personalità ivoriane.

Eppure, fin dall’inizio, la costruzione di questo immenso miraggio fu bersagliata da infinite polemiche. Papa Giovanni Paolo II, invitato a consacrare la chiesa – che fu poi donata al Vaticano – accettò solo in cambio della promessa di Houphouet-Boigny di costruire nelle vicinanze anche un moderno ospedale; il presidente ovviamente accettò, ma la struttura fu completata con meno slancio dell’edificio sacro, tanto da venir inaugurata solo nel 2015. La richiesta del Papa, oltre che per ovvi motivi umanitari, fu probabilmente favorita dalle critiche delle opposizioni: era sensato, in un paese in grave crisi economica e in ogni caso del Terzo Mondo, dedicare tutte quelle risorse a una chiesa e non a progetti più utili socialmente? Inoltre la Costa D’Avorio ospita appena un 22% della popolazione di religione cattolica, essendo in prevalenza musulmana. Aggiungiamo a tutto ciò il fatto che, nonostante le ampie rassicurazioni del presidente, appariva improbabile che il finanziamento venisse esclusivamente dal patrimonio privato dello stesso.

Insomma, Notre Dame De La Paix, nato come omaggio piuttosto ingenuo – a causa dei contesti temporali e ambientali troppo diversi – alla chiesa madre, rimane una sorta di bizzarra curiosità nel panorama tipicamente africano di Yamoussoukro, senza essere riuscita a entrare nel novero dei grandi record, e senza potersi nemmeno fregiare del discutibile titolo di cattedrale nel deserto, visto che – chissà perché – la cattedrale della città è sempre la vicina e più umile chiesa intitolata a Sant’Agostino.

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