Homegrown, l’album “perduto” di Neil Young

È ormai imminente – sarà pubblicato da Reprise Records il 19 giugno – l’uscita ufficiale di Homegrown, l’album “perduto” – ma sarebbe più corretto definirlo “nascosto” – di Neil Young, scritto nel periodo che segnò la separazione dall’attrice Carrie Snodgress, alla quale si ispirò per A man needs a maid inclusa in Harvest del 1972, uno dei suoi dischi più belli di sempre.

Oltre alla fine della relazione e relativo – immaginiamo – strazio per l’allontanamento dal loro sfortunato figlioletto Zeke, prima ancora ci fu il profondo sconforto per la morte dell’amico fraterno Danny Whitten, il leader e chitarra ritmica dei Crazy Horse, splendidamente omaggiato in The needle and the damage done (sempre su Harvest, canzone che anticipò di fatto i temi dolorosi di Tonight’s the night) e del fidato roadie Bruce Berry.

Neil Young rimase imprigionato in questa trappola di oscurità che lo rese pessimista, quando non pesantemente depresso, ed estremamente dolente per qualche anno, fino a quando con Zuma fece emergere qualche spiraglio di luce e positività.

Nacque così la cosiddetta “Trilogia del Dolore”, ma come poteva inserirsi un disco come Homeground? Nonostante il nervosissimo Time fades away (come nervoso e tesissimo fu il tour dal quale il disco è tratto, il suo primo live) ed il tetro On the beach fossero già piuttosto esaustivi sulla condizione emotiva di Young, davvero Homegrown poteva essere ancora più cupo di Tonight’s the night? Secondo Young sì, tanto che non volle pubblicarlo – era previsto uscisse due anni dopo Harvest – perché troppo personale, troppo “nero” e perché avrebbe rivelato aspetti eccessivamente privati. Un disco pieno di amore perduto ed esplorazioni, ha detto Neil Young, che oggi ha evidentemente trovato il modo di fare pace con tutta quella ruvidezza d’animo e smisurato sconforto.

Neil Young parlò per la prima volta di questo disco nel 1974 al giovanissimo giornalista del Rolling Stone Cameron Crowe (in seguito regista da Oscar: suo l’indimenticabile e autobiografico Almost famous) facendo riferimento alla sua amicizia con Joni Mitchell:

Indossa sempre raso e seta leggeri. Ricordo di aver pensato che se avessi soffiato abbastanza forte, avrei potuto rovesciarla. Tuttavia, può sostenere abbastanza bene una Martin D18. È un talento incredibile. Scrive delle sue relazioni in modo molto più vivido di me. Ho scritto alcune canzoni rigide come le sue. Brani come “Pardon My Heart”, “Home Fires”, “Love Art Blues”… quasi tutto di “Homegrown”. Non ho mai pubblicato nessuno di questi. E probabilmente non lo farò mai. Penso che sarei troppo imbarazzato per metterli fuori. Sono un po ‘troppo reali’.

Neil Young diede così alle stampe Tonight’s the Night non perché Homegrown non fosse un bel disco ma perché emersero troppi punti deboli e, a suo dire: “Era il lato oscuro di Harvest. Inoltre, avevo appena pubblicato On the Beach, probabilmente uno dei dischi più deprimenti che abbia mai fatto. Non voglio scendere al punto in cui non riesco nemmeno ad alzarmi”

Cinque brani Love Is A Rose, Homegrown, White Line, Little Wing e Star Of Bethlehem – avrebbero trovato posto in altri album. Le altre sei canzoni, inclusa la narrazione di Florida, saranno pubblicate per la prima volta.

La canzone scelta per lanciare Homegrown è Try, inedita ma presentata più volte dal vivo nel tour 2007/2008. Le armonizzazioni sono con Emmylou Harris. Il testo è tanto semplice quanto struggente: verso la fine Young confessa “Mi piacerebbe riprovarci, ma merda, Mary, non so ballare” (I’d like to take a chance but shit, Mary, I can’t dance)

Ma cosa dobbiamo aspettarci da un disco di “dolore” inciso fra il 1974 e il 1975? “Una specie di ponte fra Harvest e Comes a time”, come l’ha definito lo stesso cantautore canadese. Un ponte per attraversare il quale bisogna camminare con cautela su sei album non sempre stabili anche se in qualche caso ampiamente rivalutati, sinistri crepitii e ondeggiamenti poco confortanti, sprazzi di luce e rabbia cupa. D’altronde, nemmeno lui si aspettava, all’epoca, che le persone ascoltassero sempre la sua musica: “Se hai intenzione di mettere un disco alle 11:00 del mattino, Tonight’s the night non va bene. Meglio i Doobie Brothers.”

Young ha in serbo molte altre uscite d’archivio, tra cui Return to Greendale, un album dal vivo che cattura il tour di Young e Crazy Horse del 2003 durante il quale il primo concept della sua carriera venne proposto per intero; il cofanetto Archives Volume 2; il progetto live Rust Bucket, con una performance del 1990 con Crazy Horse; e Young Shakespeare, che racconta una performance da solista di Young a Stratford, nel Shakespeare Theatre del Connecticut, il 22 gennaio 1971. Young ha anche recentemente annunciato anche una ristampa deluxe del 50° anniversario di After the Gold Rush.

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