Callisto Grandi: storia dell’ammazzabambini di fine Ottocento

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La storia di Callisto Grandi è una vicenda che sembra uscita da una fiaba nera, talmente singolare quanto poco conosciuta. Se non fosse accaduta realmente ci sarebbe da pensare ad una storia partorita dalla mente di qualche scrittore. Ma andiamo con ordine.

Incisa Valdarno, comune della provincia di Firenze. Negli anni dal 1873 al 1875 scompaiono ben 4 bambini del paese, in circostanze inspiegabili.

Il 29 Agosto 1875 Amerigo Turchi, bambino di nove anni, sparisce dalla vista della madre. I genitori partono subito alla ricerca fino a che non giungono alla bottega del carradore Grandi, dove si era già radunata diversa gente, in quanto si sentivano dei lamenti provenire dall’interno.

Gli abitanti del paese decidono così di forzare la serratura e una volta entrati ritrovano il Grandi che sta percuotendo Amerigo. Allontanatolo dal ragazzo, i soccorritori si mettono a perquisire la bottega, facendo così una scoperta terrificante: scavando nel terreno del negozio escono fuori quattro cadaveri. Si tratta dei corpi di quei bambini che scomparvero dal 1873 in poi.

I carabinieri provvedono subito all’arresto di Callisto Grandi, il proprietario del negozio, che confessa senza resistenze di essere l’autore degli omicidi.

Nato nel 1849 a Incisa Valdarno, orfano e scapolo, nella sua bottega si occupava di aggiustare e realizzare carri.

Soprannominato Carlino, era un uomo di bassa statura, calvo e con la testa sproporzionata rispetto al corpo. A causa di un’altra malformazione aveva anche sei dita in un piede.

Proprio per il suo aspetto era da tempo lo zimbello dei ragazzini del Paese, che erano soliti schernirlo.

“Mi canzonavano, mi prendevano a burla, mi dileggiavano, mi dicevano pelato, ventundito perchè ho un piede con sei dita, e mi dicevano guercio e nano e mi facevano il capo grosso e quando venivano in bottega mi facevano sempre qualche biricchinata.”

Callisto coltivò così la sua vendetta, cominciando ad attirare i ragazzi nella sua bottega con delle scuse, per poi accopparli con una grossa ruota e in seguito seppellirli proprio all’interno del negozio.

Durante il processo, il dibattito si concentrò sulla sanità mentale dell’imputato : Callisto Grandi era capace di intendere e di volere?

Il Tribunale decretò che non era pazzo e che i suoi crimini erano stati commessi a mente lucida. Venne così condannato a 20 anni di lavori forzati. Dopo aver scontato la pena venne rinchiuso in manicomio, dove rimase fino alla fine dei suoi giorni, nel 1911.

La figura di Callisto Grandi è emblematica del fattore che può trasformare una vittima in un carnefice: nato con delle evidenti malformazioni fisiche che compromisero la sua intera esistenza, senza genitori e senza una vita sentimentale. A tutto ciò si aggiunsero le prese in giro dei ragazzi del paese, che lo canzonavano per il suo aspetto. Aspetto che non si era scelto, ma che anzi era stata la sua croce fin dalla nascita.

Questo livello di sofferenza lo portò a compiere dei crimini brutali e disumani, per i quali giustamente venne condannato.

Callisto verrà ricordato da quel momento in poi come”L’ammazzabambini”, soprannome che lo identificherà a vita, a testimonianza che gli orribili crimini commessi non lo hanno liberato, come lui stesso pensava, ma lo hanno in realtà ancora di più affossato verso il baratro. Quel baratro oscuro fatto di dolore e infelicità che ha accompagnato tutta la sua esistenza.

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