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The National Anthem: i Radiohead e le contraddizioni del nazionalismo

Può un brano mettere a nudo il senso vuoto del nazionalismo? I Radiohead, in The National Anthem, ci sono riusciti.

Il testo è essenziale, in parte ermetico, forse non necessario, la musica lo completa, dice tutto.

Lo stile dissonante richiama il freejazz di Charles Mingus, come è facilmente intuibile per chi conosce l’artista americano. Eppure l’essenzialità sonora senza indulgenza alla melodia, la ritmica sostenuta, le sovrapposizioni a più voci, tipica di molti brani dei Radiohead, ricordano una tensione verso l’infinito, come un moderno Bach. D’altra parte si diceva che Mingus ascoltasse Bach tutti i giorni, ma questa è forse una coincidenza.

Si sente alla fine il suono delle fanfare vuote della retorica buia e cattiva nazionalista, che desoggettivizza l’individuo e lo sottopone ad una forma di organizzazione estraniante e vuota. Quando la parola vuota di Nazione è condita con quella di disprezzo, l’odio per gli altri popoli, la paura del diverso. Per declassare a condizioni collettive poco dignitose la ragione individuale.

The National Anthem

Everyone
Everyone around here
Everyone is so near
It’s holding on
It’s holding on

Everyone
Everyone is so near
Everyone has got the fear
It’s holding on
It’s holding on

It’s holding on
It’s holding on
It’s holding on

Ognuno
Ognuno qui intorno
Ognuno è così vicino
Sta andando avanti
Sta andando avanti

Ognuno
Ognuno è così vicino
Ognuno ha paura
Si va avanti

Si va avanti
Si va avanti
Si va avanti

Si avverte questo senso di quasi soffocamento, di folle acclamanti, di costrizione ad incanalare tutte le energie verso una unica direzione, senz’altra via d’uscita.

Il nazionalismo conduce alla dicotomia: giusto o sbagliato, amico o nemico, amore o odio, bianco o nero.
Ma come diceva Theodor Adorno: “la libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.”

Il nazionalismo non ha nulla a che vedere con l’amore per le proprie personali ed indefinite origini, con l’amor di Patria, libertà e la curiosità verso l’altro ed il diverso.

Ma nei momenti di difficoltà ovunque è sempre in agguato il nazionalismo e mai come adesso questa canzone torna attuale.

Come riconoscere, distinguere nazionalismo dal patriottismo? Nei contenuti e ma volendo forse anche nell’estetica. Il patriottismo non odia, non discrimina ma è amore sempre. E poi, come diceva Arno Schmidt: il “kitsch nazionalistico” è una pecora bianca: il nazionalismo è sempre kitsch!

Arturo Sannino

Arturo Sannino

Classe ‘71, ingegnere, poeta, blogger, napoletano. Appassionato lettore di Jung e Carotenuto, ammiratore di Fellini, Totò e Troisi. Ama i Beatles, il Jazz e la musica classica, redige per Auralcrave storie di arte, musica, letteratura e cinema. Collabora con il giornale Il Quotidiano del Sud dove detiene la rubrica settimanale CORAM POP dedicata alla musica. Collabora con la casa editrice Wojtek dove redige recensioni per loro pubblicazioni. Di recente ha pubblicato il libro di musica edito da RP libri. : "Musica tra le righe" e la raccolta di poesie "La città sul mare" edito da Ladolfi. Il suo blog è : arturosanninoblog.it Facebook : Arturo Sannino BLOGView Author posts