L’urlo del buio: il primo album dei Black Sabbath

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Trascrivere la lunga e complessa storia dei Black Sabbath sarebbe banale. Tutti la conoscono, chi più chi meno. Si tratta di uno dei gruppi più chiacchierati dal 1968 ad oggi, forse proprio perché ha l’onore di annoverarsi tra gli artefici dell’heavy metal (i più grandi mai esistiti, a parere di molti). I cambiamenti avvenuti all’interno della band sono stati innumerevoli, infatti è impossibile poterli elencare tutti in queste poche righe, ma una cosa è certa: hanno contribuito a creare un genere musicale che si è rivelato essere una bomba.

Iniziano a stravolgere i cuori di molte anime metal sin dai primi anni ‘70 con il loro album omonimo. Gli elementi che spiccano in questo disco sono le sonorità degli strumenti, in completo sincronismo tra loro, e la voce di Ozzy che ci ammalia e ci fa delirare. I riff di chitarra e basso si intrecciano alla perfezione entrando in simbiosi con la batteria e la voce: è un qualcosa di ineffabile che si riesce a sentire a pelle, che si percepisce attraverso l’emozione e il cuore, ma che non si può spiegare a parole.

Black Sabbath è una miscela di psichedelia oscura e doom metal e influenzerà numerosi progetti futuri di altri gruppi. La ritmica si presenta lenta e inquietante, è un mix di generi dall’heavy al doom. Trattandosi del loro disco d’esordio si potrebbe definire immaturo sotto alcuni aspetti, d’altro canto questo sound ancora acerbo, e non pienamente sviluppato, si presenta come una valida introduzione a un genere del tutto nuovo. Un genere che nel corso del tempo è riuscito a stravolgere il panorama metal. Quindi, definire quest’album un capolavoro della storia dell’ heavy metal sarebbe riduttivo, ma andiamo a commentare i brani presenti.

Black Sabbath è la traccia d’apertura, colei che spalanca le porte dell’inferno. Ci guida verso il mistero e l’oscuro con le sue sonorità e il suo ritmo cupo, una traccia molto corposa e lunga che non ci stanca, anzi, ci spinge a continuare l’ascolto facendoci giungere alla poetica The Wizard.

Never talking,
just keeps walking,
spreading his magic.
Sun is shining, clouds.

Si prosegue con Behind the Wall of Sleep, brano brillante e ricco di groove con un testo decisamente profondo e chiaro.

Now from darkness there springs light
Wall of Sleep is cool and bright
Wall of Sleep is lying broken
Sun shines in you have awoken.

E poi, capita di perdersi tra le note di N.I.B, dove Ozzy ci spiega l’amore, un amore particolare, di potere… un amore predominante.

“Follow me now and you will not regret,
leaving the life you led before we met.
You are the first to have this love of mine,
forever with me ’till the end of time.
Your love for me has just got to be real
before you know the way I’m going to feel
I’m going to feel.”

Black Sabbath è un album da riprodurre più e più volte, la volta successiva arricchisce quella che la precede. È una continua miscela di emozioni, e va riscoperta nel corso della vita, nei vari periodi per poterne stabilire un contatto concreto che si sviluppa e tramanda di generazione in generazione .

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