L’autoerotismo femminile in musica

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La musica è da sempre un mezzo per abbattere i tabù. È come se le note musicali abbiano il potere di liberarci dall’imbarazzo di affrontare gli argomenti più cocenti, quelli di cui si fa fatica a parlare semplicemente a parole. Infatti, innumerevoli sono le canzoni che parlano di sesso o che ad esso fanno più o meno espliciti riferimenti. Tutti conosciamo almeno una canzone che potremmo dedicare a chi ci attrae sessualmente, da You Shook Me All Night Long degli ACDC a Rewind del Vasco nazionale, che ben poco lascia alla fantasia quando dice “vorrei possederti sulla poltrona di casa mia”.

Un po’ meno sbandierato è il tema dell’autoerotismo, che pure è parecchio dibattuto in musica, ma sempre in modo velato e con un linguaggio che ne attenua la crudezza, soprattutto quando i piaceri solitari riguardano il mondo femminile.

Forse neanche ci siamo mai resi conto di quanto l’argomento sia stato affrontato dalle donne della musica. E chi avrebbe potuto farlo se non la voce più rock della musica italiana? Parliamo di Gianna Nannini, che con la sua America nel ’79 attira l’attenzione del grande pubblico, in un tempo in cui probabilmente ancora si guardava all’America come a una terra senza pregiudizi e simbolo di libertà, anche sessuale. Qui la Nannini parla di masturbazione senza pudore, evidenziando con il suo graffio tutta la fisicità e la forza di questo brano, ma anche regalandoci una bellissima metafora, quella con cui eleva l’atto erotico a un’azione quasi più del pensiero che del fisico: accarezzare la propria solitudine.

Per oggi sto con me, mi basto e nessuno mi vede
E allora accarezzo la mia solitudine
Ed ognuno ha il suo corpo a cui sa cosa
Chiedere 

L’autoerotismo è esplorato anche da personalità da cui ce lo si aspetterebbe di meno. Ad esempio, l’algida, impegnata e autorevole Fiorella Mannoia nel 1981 ammazzava il tempo bevendo Caffè Nero Bollente e crogiolandosi sul letto da sola.

Ma io come Giuda
So vendermi nuda
Da sola sul letto
Mi abbraccio mi cucco
Malinconico digiuno
Senza nessuno

Io non ho bisogno di te
Perché io non ho bisogno di te
Io non ho bisogno di te
Perché io non ho bisogno
Delle tue mani mi basto sola

Oltreoceano, un’effervescente Cyndi Lauper raggiunse il 3° posto nella Billboard Hot 100 del 1984 con She Bop, brano tutto incentrato sul doppio senso del verbo ‘to bop’, che vuol dire ‘ballare’ ma anche ‘toccare’ e ‘sfiorare’. E allora la bionda Cyndi confessa di non riuscire a smettere di giocherellare con la zona pericolosa, ma non se ne preoccupa, perché in fondo, mica è vietato dalla legge! Non sarà vietato dalla legge ma questa sfrontatezza è costata alla Lauper l’inserimento nella speciale classifica Filthy Fifteen e l’applicazione del bollino Parental Advisory.

L’autoerotismo, si sa, ha molto a che vedere con l’immaginazione. Tutto parte da quel “pensiero stupendo che nasce un poco strisciando”, cantato soavemente da Patty Pravo o, per dirla alla Rettore, da quel “pensiero frequente che diventa indecente quando vedo te”. È tra pensieri di questo tipo che doveva perdersi la giovane Alba Chiara, sola dentro la stanza a esplorare nuove sensazioni, mentre tutto il mondo rimaneva fuori.

Anche in tempi più recenti diverse artiste si sono abbandonate alla tentazione di parlare dei piaceri solitari. È il caso di Nina Zilli che nel brano Sola, dipinge un quadro garbato e al tempo stesso struggente, di una donna malinconica, abbandonata o insoddisfatta dall’amore, che cerca un modo per “ricordare la felicità cos’è”. Il testo rimane tra il detto e il non detto, mentre il video parla chiaro e mostra una sensualissima Nina Zilli. A quel punto è evidente cosa faccia la donna “sola, anche prima di dormire”.

Ben più esplicito – a partire dal titolo – è il brano di Pink, Fingers. I sospiri e i versi di piacere di cui è cosparsa l’intera canzone rendono estremamente chiaro il punto. Non occorre sapere l’inglese per immaginare la scena che porta all’apice del godimento.

Dopo aver esplorato il tema, l’impressione è quella che nulla impedisca di parlare di sesso in modo esplicito, ma il vero valore artistico si ha quando si riesce a esprimere sensualità, eccitazione ed erotismo rimanendo nel non esplicitamente detto, esprimendo un concetto attraverso giri di parole e metafore che conservino il gusto di giungere all’oggetto del desidero solo dopo averlo spogliato dell’involucro.

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