Leonard Cohen, You Want It Darker: testo e significato del brano

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La morte sta venendo a incontrarmi.

Così pensava Leonard Cohen componendo la sua ultima canzone, quella che avrebbe dato il nome all’album conclusivo di una carriera di onori, premi e riconoscimenti poetici.

Mentre scrive ha circa 82 anni ed è costretto a letto. L’album uscirà 17 giorni prima della sua morte. Lo sa, se lo sente che sono i suoi ultimi momenti per lasciare un messaggio al mondo. Giusto qualche mese prima aveva salutato la sua musa Marianne con queste righe:

Voglio solo augurarti un bellissimo viaggio. Ci vediamo vecchia amica. Amore senza fine, ci vediamo più avanti.

C’è il senso di conclusione di una vita lunga, però anche molta tristezza. Cohen ha lottato con la depressione tutta la vita, e ora che è più fragile e il suo corpo non lo segue come un tempo, si sente ancora incompleto.

Orfano delle domande a cui non ha risposta, delle spiegazioni che gli mancano, lui che è sempre stato così bravo a raccontare. Lui che è cresciuto con un Credo, quello ebraico, che lo ha spinto a cercare ma che non gli è bastato.

La morte sta venendo a incontrarlo, non gli resta molto tempo per scrivere: e così inizia una lettera per salutarla, per salutare il suo Creatore, ma non è pronto a ringraziare. Non è risolto come si sarebbe aspettato. In quel momento, scrive, può solo affidarsi.

Proprio così inizia a scrivere, dicendo che non è d’accordo.

Se sei tu a distribuire le carte, io sono fuori dal gioco

Non è una riflessione centrata sulla propria persona: qui c’è un Tu, e chi sia l’interlocutore è reso evidente nel ritornello:

Sia magnificato e santificato il tuo nome
Insultato, crocifisso nelle sue sembianze umane

Non è una canzone romantica, non è un testo disilluso.

L’autore sceglie termini molto forti e introduce da subito il tema del dolore. In fondo è difficile parlare di morte senza parlare di vita: ma della vita Leonard Cohen non sa tutto.

Sono i suoi ultimi giorni e vuole esprimere ancora una volta quelle domande a cui non ha trovato risposta.

Magnified and sanctified/Be Thy Holy Name è un eco del canto Kaddish: “May his name be sanctified”. Viene recitato per i morti (ogni giorno per undici mesi dalla scomparsa del defunto e poi ad ogni anniversario).

Cohen sceglie le parole che vengono pronunciate nel momento difficile di un addio per recriminare le sue domande irrisolte. Non capisco molte cose, non mi spiego la sofferenza del mondo: però sia santificato il Tuo nome.

Il riferimento alla storia ebraica è introdotto ancora prima della canzone, che si apre con un coro. Sono le voci del’antica congregazione Shaar Hashomayim, quella che lui stesso seguiva. L’ha voluta vicino fino alla fine e soprattutto qui, in questa lettera di addio.

Un milione di candele che bruciano per l’aiuto mai ricevuto
Tu vuoi più buio

You want it darker è una richiesta di senso: cita con milioni di candele, probabilmente riferendosi all’Olocausto: le candele Yahrzeit tradizionalmente simboleggiano le anime; un milione è il numero approssimato di morti ad Auschwitz (ebrei circa un milione e 100 mila).

C’è buio, cioè silenzio, assenza di risposte, le candele vengono spente. Come il buio è l’attesa di luce, il silenzio è l’attesa di una risposta. Anche la musica, ridotta all’essenziale, vuole rendere il senso di intimità del monologo.

Nel film Silence (2016, Martin Scorsese), Sebastião Rodrigues dice: “Io prego ma mi sento perso. Sto pregando il silenzio?”

Nell’Esodo 19 chiede a Mosè di santificare il suo popolo e si presenta come nube oscura. Anche qui l’oscurità sembra una presenza silenziosa, un entità che ascolta le parole di un uomo che si dichiara pronto ad uscire di scena.

In Story of Isaac (Songs from a room, 1969) Cohen scriveva:

Ho avuto una visione
Devo fare quello che mi è stato detto.

Tu che costruisci questi altari ora
Per sacrificare questi bambini,
Non devi più farlo.
Uno schema non è una visione.

Ora, nel suo ultimo testo, nella sua ultima lettera, non abbandona la sua richiesta di un senso ( “Perché dobbiamo soffrire?”), ed esprime la sua fede in un senso, a una visione.

La sua parte di visione era cantare, scrivere, comunicare, ed è quello che ha fatto fino alla fine.

Persino il modo in cui l’album è stato composto sembra un riconoscimento di questo: tanto che per scrivere si è lasciato assistere dal figlio Adam, intervenuto per aiutarlo a concludere le canzoni.

C’è il tema della missione: dobbiamo seguire una visione che non conosciamo.

Se Tua è la gloria
La vergogna deve essere la mia

C’è molta poca fiducia nell’uomo. L’uomo non ha una visione, non può portare il bene. Dopo la parentesi importante sulla sua storia e tradizione, l’autore riporta il discorso sul piano universale proprio con questo mine e l’uso della prima persona che lo identifica con ogni uomo.

Ho lottato con alcuni demoni
Erano borghesi e docili
Non sapevo di avere il permesso di uccidere e mutilare

Sono stato tentato di fare il male (o l’ho fatto) seguendo tentazioni umane, in nome di valori borghesi. Ho ucciso.

Hineni, hineni

Hineni, ripete, “eccomi”.

Alla fine del suo cammino, l’artista aspetta la morte fidandosi del piano divino.

You want it darker è la descrizione di un’attesa; una poesia dove la morte è un incontro che aspettava.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, scriveva Pavese e sembra riecheggiare in questo testo profondissimo. E lui la saluta con l “eccomi” di Abramo che sta per sacrificare Isacco.

Come riportato dal sito italiano dedicato a Leonard Cohen:

In ebraico sono due le parole che con cui si può rendere l’idea di ‘eccomi’: פֹּה poh e per l’appunto הִנְנִי, Hineni. La prima indica la semplice presenza fisica, la seconda indica una presenza completa, emotiva e spirituale oltreché fisica, e rappresenta uno dei concetti più profondi dell’ebraismo.

Jonathan Safran Foer, autore americano autore di Ogni cosa è illuminata, nel romanzo Eccomi (2016, Guanda) scrive:

Abramo non chiede: «Che cosa vuoi?» Dice: «Eccomi». Qualunque cosa Dio voglia, Abramo è completamente presente per lui, senza condizioni o riserve o necessità di spiegazioni. […]
Non puoi impedire alle cose di succedere, puoi solo scegliere di non esserci.

Hineni, hineni, I’m ready my Lord.

Lo ripete due volte, tre se contiamo “Sono pronto” come la traduzione. Tre volte come Abramo.

Lo scrive fino alla fine, e sono le ultime parole della canzone.

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