La 25a Ora: trama e spiegazione del film di Spike Lee

Questo articolo rivela elementi importanti della trama e della spiegazione de La 25a Ora di Spike Lee, svelandone il significato, gli eventi e le prospettive migliori per apprezzarne i pregi. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Poema sinfonico su New York con lo skyline ridisegnato da due fasci di luce blu come unica forma di vita. La città sull’Hudson è pietrificata, nebbiosa, bellissima nella fotografia che passa dalle impurità digitali a un lussuoso 35mm CinemaScope. Nella scena iniziale si vede un cane abbandonato in mezzo ad una strada, preso a calci, utilizzato come posacenere ed un uomo che si ferma a soccorrerlo.

I ponti di Manhattan e la passeggiata lungo il fiume con le sue panchine fantasma dove Monty Brogan (Edward Norton) fissa le sue ultime ore di libertà.

Lo aspettano sette anni di carcere per spaccio di stupefacenti.

Il trafficante di droga per Spike Lee è un newyorkese tipico.

Il regista dirige e produce con la sua 40 Acres and a Mule Filmworks l’opera tratta dal romanzo di David Benioff (anche sceneggiatore), scritta prima dell’11 settembre. Ma “sarebbe stato irresponsabile sul piano artistico girare il film a New York facendo finta che nulla fosse accaduto”, commenta caustico Spike Lee, che non dice quanto il crollo delle Twin Towers abbia segnato la sua parabola sul pusher.

Monty nelle sue ultime 24 ore da cittadino vede apparire gli spettri del futuro oltre la dimensione spazio-temporale, immagina che fine faranno la sua donna, i suoi amici, la ragazzina smaniosa di emozioni forti, i mafiosi russi, e tutto il popolo di Manhattan.

Il problema del senso di colpa, il disagio provato dagli amici di infanzia, il concetto di responsabilità che non riguarda solo il protagonista ma anche gli individui che fanno parte della sua vita.

Il trafficante di droga diventa supervisore, coscienza sporca e sublime, martire e simbolo di New York.

L’ormai celebre monologo è un agghiacciante grido di rabbia indirizzato contro “il prossimo”, dove nessuno viene risparmiato: salvo poi terminare con la presa di coscienza che la colpa è sua e di nessun altro. Monty riflesso nello specchio della toilette di un locale si sdoppia e recita a velocità rap un “fuck you” per ogni tipologia etnica: il coreano dal sorriso ebete che offre arance nei suoi store aperti anche di notte; i tassisti indiani con i turbanti; i commercianti ebrei di diamanti vicino a Times Square; le vecchiette grondanti di gioielli di Park Avenue; i giocatori neri di basket nei campi-gabbia sui marciapiedi. E i broker di Wall Street, ridicoli, pedanti, incravattati come il suo amico Frank, ( Barry Pepper), che pretende di fargli la morale, perchè lui è più furbo, frega la gente online.

Nel frattempo l’altro suo amico Jacob ( Philip Seymour Hofman) interpreta un goffo professore universitario, insediato dalla studentessa diciassettenne Mary (Anna Paquin), una coppia buffa che si scambia solo un bacio, determinante per la fuga di entrambi dalla toilette della discoteca dove Monty è convocato dal boss russo che vuole ucciderlo. Ma sarà, il suo complice monumentale ad averlo tradito e a finire male.

Duetto scoppiettante quando Monty si fa picchiare volutamente a sangue dall’amico broker, dopo essersi scontrati sui diversi metodi di fare soldi a New York: da Wall Street ai pani di cocaina nascosti nei divani di casa dove Monty vive beato con Naturelle (Rosario Dawson) una bellissima portoricana.

Ne La 25a ora la trama di azzurro elettrico permane allo scadere della notte, e in una sequenza incantata il Ground Zero emerge dall’alto della finestra del broker, appartamento nella City, vista sulle Torri.

Le fotografie dei pompieri morti incorniciate alle pareti ritornano spesso nel film. Le ruspe scavano sotto la luce dei riflettori e della luna, e continuano quando lo sguardo umano non le inquadra più.

Nella parte finale del film Monty si ritrova nelle medesime condizioni del cane Doyle, ferito e abbandonato al suo destino. Questa volta però non ci sarà nessuno a soccorrerlo. Nel suo viaggio in auto verso la prigione, mentre guida il padre, sogna la sua 25a ora. Un sogno con lui e Naturelle invecchiati in mezzo a tanti figli.

Monty è fuggito in quell’ora concessa dal cinema verso un’altra vita, nei deserti della provincia. E la gente e la città delle Twin Towers saluta l’uomo che pensava a una vita facile e gli augura un buon ritorno, con il sorriso di tutti.

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