Brunori SAS, La Verità: dentro il significato del testo

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Se parliamo di cantautori contemporanei, probabilmente, il primo nome o viso che si focalizzerà davanti a noi, sarà quello di Dario Brunori, in arte Brunori SAS. Ma perché proprio lui? Perché questo artista che ha iniziato la sua carriera solo dopo aver compiuto i 30 anni, è riuscito ad imporsi così velocemente, profondamente e con tanta passione, oltre che nel panorama musicale italiano, all’interno di mente e, soprattutto, cuore degli appassionati di cantautorato ed indie?

Una risposta esaustiva al quesito la troviamo ascoltando il singolo di lancio, nonché oramai una delle grandi bellezze della sua discografia, dell’album A casa tutto bene (2017), dal titolo La verità. Come affermato dallo stesso artista:

È un pezzo che concentra tutte le mie paure e le mie ansie che in quel momento si stavano concentrando proprio perché si avvicinava la data delle registrazioni

La paura è, infatti, mezzo d’ispirazione del testo e, allo stesso tempo, strumento d’indagine all’interno del comune animo umano, afflitto dall’ancestrale paura della labilità del proprio tempo (La verità / È che ti fa paura / L’idea di scomparire / L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire), la quale riesce così ad affogare la necessità del cambiamento (La verità / È che non vuoi cambiare / Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose / A cui non credi neanche più), in una stagnazione cerebrale, che qualcuno chiamerebbe comfort zone, in grado di spegnere il richiamo della volontà e del coraggio delle proprie idee ed istinti (Te ne sei accorto, sì / Che parti per scalare le montagne / E poi ti fermi al primo ristorante / E non ci pensi più), di silenziare la voce dei propri sogni (Te ne sei accorto, sì / Che passi tutto il giorno a disegnare / Quella barchetta ferma in mezzo al mare / E non ti butti mai), in quella che diventa un’immobilità totale nei confronti della vita: tutto corre troppo veloce, inafferrabile, tanto che è meglio esser proprio come quella barchetta: ferma, in balia delle onde, in attesa che il mare scelga al nostro posto.

Ma una voce un po’ roca, un po’ incazzata, prende forza proprio nel momento di massimo smarrimento dell’orientamento, una voce che incita a tuffarsi (Te ne sei accorto o no / Che non c’hai più le palle per rischiare / Di diventare quello che ti pare), a buttar via il salvagente e ad andare oltre la superficie di quella paura, che spesso è sinonimo di sofferenza, la quale sarà utile per imparare a nuotare (E che il dolore serve / Proprio come serve la felicità) giù in profondità, attraverso e oltre i propri limiti e momenti più bui (E che morire serve / Anche a rinascere), per poi riemergere alla luce, capaci di rimanere a galla e di non temere più il fondo, ma di affrontare l’attraversata di questa vita in cui è cosa fondamentale esser tanto folli da rischiare e non temere di affondare.

È una canzone sulla rimozione del dolore, la necessità di non identificarsi troppo con quello che si fa. Non identificarsi troppo con un ruolo perché tutto passerà.

Brunori SAS, in arte Dario Brunori, regala una canzone che è poi una filosofia di vita, nata dal dolore per poterlo non sconfiggere, ma affrontare ed abbracciare, in una verità che si può trovare solo rivolgendosi a sé stessi, in libero e pieno ascolto di tutte quelle che sono le proprie paure e catene, che accomunano un’intera generazione ed umanità nell’affrontare i drammi quotidiani di un mondo e una società dinamica e, come ricorda lo stesso cantautore di Cosenza, liquida, pronta ad evaporare. Ed ecco perché ascoltare questa canzone, oltre a suggerire una riflessione su quella che può essere La verità di ognuno, o di tutti, mostra la grandezza di quello che può esser definito, ad oggi, come uno degli ultimi cantautori e narratori di questi nostri tempi moderni.

Te ne sei accorto, sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più

Te ne sei accorto, sì
Che tutto questo rischio calcolato
Toglie il sapore pure al cioccolato
E non ti basta più

Ma l’hai capito che non serve a niente
Mostrarti sorridente
Agli occhi della gente
E che il dolore serve
Proprio come serve la felicità

Te ne sei accorto, sì
Che passi tutto il giorno a disegnare
Quella barchetta ferma in mezzo al mare
E non ti butti mai
Te ne sei accorto o no
Che non c’hai più le palle per rischiare
Di diventare quello che ti pare
E non ci credi più

Ma l’hai capito che non ti serve a niente
Sembrare intelligente
Agli occhi della gente
E che morire serve
Anche a rinascere

La verità
È che ti fa paura
L’idea di scomparire
L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire
La verità
È che non vuoi cambiare
Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose
A cui non credi neanche più

La verità
È che ti fa paura
L’idea di scomparire
L’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà morire
La verità
È che non vuoi cambiare
Che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose
A cui non credi neanche più

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