Antonella Ruggiero: storia di una personalità unica

Nell’asfittico scenario musicale italiano di questi ultimi tempi, dal quale è difficile uscire senza compromettersi di fronte alle dispotiche imposizioni delle piattaforme di streaming e download, e nel periodo di massima esplosione di voci femminili quasi tutte uguali, mollemente appoggiate su una piattezza autorale sempre più specchio dei nostri poveri tempi frettolosi, è utile ricordarsi di un’inestimabile “miniatura” umana dalla quale sgorgava impetuoso un talento a tutt’oggi ineguagliato. No, non vogliamo parlare di Mina, icona assoluta più per quello che ha inciso fino a metà anni ’80, ma della straordinaria Antonella Ruggiero.

Esattamente 30 anni fa, nel 1989, usciva l’ultimo lavoro dei Matia Bazar che si avvaleva delle sue doti vocali: Red Corner.

Si capiva che sarebbe stato l’ultimo con lei dalla latente malinconia che pervadeva le canzoni, tra le quali emergeva Stringimi ed anche la magnifica Winnie, con lo struggente assolo di armonica di Edoardo Bennato. Dopo quel disco, Antonella Ruggiero lasciò la band e si immerse in un lungo e rigorosissimo periodo di silenzio, per tornare nel 1996 con il suo primo album solista, emblematicamente intitolato Libera.

Tuttavia, libera la era sempre stata, già dagli esordi: dopo aver collaborato con i genovesi JET, gruppo dal quale poi nacquero i Matia Bazar, esordì come solista nel 1974 con un 45 giri che presentava come lato B un brano strumentale (!) con lo pseudonimo Matia (che in lingua ligure significa ‘persona matta’) La strada del perdono e Io/Matia.

Non passò molto per assistere alla nascita dei Matia Bazar che poi erano praticamente gli stessi musicisti che componevamo i JET tranne il batterista: così, nel 1975, prese vita uno dei collettivi musicali più versatili e di più grande successo nella storia della musica pop italiana. Carlo Marrale: chitarra, voce, Piero Cassano: tastiere, Aldo Stellita: basso, Giancarlo Golzi: batteria e la Ruggiero diedero inizio ad una lunga stagione di successi destinati a travolgere il grande pubblico in un momento in cui il concetto di band in Italia non era esattamente alla portata di tutti. Erano sì popolari – nel senso più pratico del termine – erano maestri nel concepire “canzonette” facili facili ma che alternavano a brani complicati e raffinati.

Come abbiano potuto concepire un brano come Stasera che sera o Per un’ora d’amore e poco dopo, nel ’76, quel capolavoro di Cavallo Bianco, di fatto un brano progressive la cui musica venne scritta da Piero Cassano e Carlo Marrale, resta un prodigio comprensibile a pochi.

La Ruggiero esprime una vocalità straordinaria che ci piace pensare ispirata alla Clare Torry di The great gig in the sky dei Pink Floyd. Forse no, ma l’attitudine era decisamente quella. Poi, per non esagerare, arrivò anche Mister Mandarino… Certo, Antonella era circondata da musicisti straordinari il cui stile compositivo è fuori discussione date le concezioni musicali a tutto tondo: dalla hit super popular al brano più raffinato questi musicisti più che talentuosi hanno segnato in modo indelebile almeno 25 anni della storia della Musica in Italia.

Ma c’è un disco che ha fatto da spartiacque non solo per il loro repertorio ma per un’intera epoca: Parigi, Berlino, Londra uscì nel 1982, in pieno periodo new wave e diede il via alla svolta elettronica del gruppo, la più seria mai esistita nel nostro Paese, diventando un autentico caposcuola per molte band ed artisti in futuro. In particolare la canzone Fantasia fu una vera e propria supernova che squarciò il grigiore del pop che in quegli anni copriva troppo, tutto.

A testimonianza di come e quanto quell’album e quel pezzo influirono su quelle che sarebbero diventate le nuove generazioni del pop colto italiano, nel 1997 ci fu una vera e propria lotta senza quartiere per accaparrarsi il diritto di poter eseguire Fantasia, all’interno di Registrazioni Moderne, secondo album solista di Antonella Ruggiero. Tra Subsonica, Madaski, Timoria, Ritmo Tribale e Scisma, la spuntarono i Bluvertigo, da sempre fans soprattutto di quel pezzo.

La Signora Ruggiero aveva capito benissimo quali erano in quel periodo le eccellenze più creative e rilevanti del panorama Indie e quindi decise di offrire una quindicina di canzoni storiche dei Matia Bazar a quella “meglio gioventù” per niente banale e dalle grandi aspettative: il risultato fu straordinario e sfociò in un’operazione per nulla nostalgica, anzi, si scoprì che ciò che si muoveva all’interno della zona degli “indipendenti” era tutt’altro che superficiale ed approssimativo. Ancora prima, Garbo, già detentore del manifesto musicale degli anni 80 italiani Radioclima, chiamò la Signora Ruggiero per impreziosire Quanti anni hai: ascoltate la versione con lei e sbalorditevi al “salto d’ottava” finale.

Accettò anche l’invito di Elio e le Storie Tese, musicisti difficilmente eguagliabili, dimostrando autoironia ed ulteriore capacità di salire e scendere agevolmente da pericolose chine “progressive” nel brano Plafone. Per la cronaca, nella versione dal vivo solo Paola Folli è in grado di eguagliarne l’efficacia: un’altra grande voce solitamente dietro le quinte ma alla quale dobbiamo moltissimo. Ne riparleremo.

Parigi Berlino Londra non restò isolato: di certo le nuove sonorità spiazzarono chi si aspettava ancora la melodia italiana più tradizionale e forse qualcuno pensò che, dopo questa sperimentazione, il gruppo tornasse al “classico”. Niente di più sbagliato perchè subito dopo arrivarono Tango ed Aristocratica: i Matia Bazar seguirono ed in qualche caso anticiparono anche uno stile visivo dalle suggestioni esclusive ponendosi come i più raffinati rappresentanti dell’elettronic-chic così in voga soprattutto in Inghilterra ed i Germania. Spiazzante la famosissima Vacanze Romane, scritta dal batterista Gianfranco Golzi, da Carlo Marrale, e sostenuta dagli arrangiamenti Synth-pop di Mauro Sabbione.

Un successo straordinario, premio critica a Sanremo 1983 dove Antonella Ruggiero sfoderò uno stile regale ma non altezzoso, splendida perla in equilibrio tra popolarità e sperimentazione. Un trittico di album che rappresenta quanto di più alto, spericolato, efficace si era visto fino a quel momento, nonostante la complessità concettuale, forse troppo per le orecchie degli italiani, fino a quel momento abituati a seguire percorsi sicuri e già ben tracciati. Non temiamo smentite e di certo non crediamo di screditare o sminuire il lavoro fatto dalle cantanti successive, ma senza Antonella Ruggiero i Matia Bazar non sarebbero riusciti a segnare la Storia della nostra Musica come hanno fatto. Sarebbero comunque stati grandissimi autori e musicisti ma sarebbe mancato qualcosa che per fortuna invece abbiamo sentito e continuiamo ad ascoltare grazie anche al fatto che Antonella Ruggiero ha potuto e può permettersi di non scendere a compromessi: questo la rende un “pezzo unico”.

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