Billie Holiday: la voce d’angelo del jazz e i demoni interiori

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Billie Holiday, un’artista che ha contribuito a rendere grande la storia della musica jazz: la chiamavano “Lady Day”, oppure “la Gardenia bianca del jazz”.

La sua voce d’angelo celava in realtà un diavolo che la divorava da dentro, insieme a tutti i suoi demoni personali. La sua voce esprime insieme sia la sofferenza che la voglia di riscatto, per via delle varie prove che la vita le ha posto davanti durante il suo cammino fin dall’infanzia e per il suo desiderio di essere davvero amata in tutta la sua interezza e fragilità.

“Why not take all of me”, desidera lei a chiare note in una delle sue canzoni.
La sua tenerezza, legata a doppio filo ai suoi turbamenti, la si può comprendere nel profondo da ogni vibrazione o cambiamento della sua voce, ascoltando le sue canzoni con l’orecchio del cuore.

Tra le sue canzoni più famose ricordiamo Strange fruit, che è divenuta poi, nel tempo, simbolo dei diritti civili dell’epoca, dove si parla di un uomo di colore impiccato a un albero da uomini bianchi e canta cosi:

“Southern trees bear a strange fruit
Blood on the leaves and blood at the root.
Black body swinging in the Southern breeze.
Strange fruit hanging from the poplar trees…”

Billie Holiday ha lottato per i diritti civili del suo popolo, attraverso la musica, così come hanno fatto artiste e donne meravigliose quali Mercedes Sosa e Nina Simone.

Tra i vari gruppi che l’hanno ricordata e celebrata dopo la sua morte ci sono gli U2 che, alla fine degli anni 80, le hanno dedicato la canzone Angel of Harlem:

Lady Day got diamond eyes
She sees the truth behind the lies.

Per chi volesse approfondire l’argomento e immergersi completamente nella sua vita, consigliamo la sua biografia “Lady sings the blues”.

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