I Tool live a Firenze: quel distacco dal pubblico che dice tutto

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Il 13 giugno del 2019, a distanza di 12 anni, i Tool sono tornati ad esibirsi in Italia, esattamente a Firenze. Lo show creato dalla band statunitense nella prima data del Firenze Rock è stato memorabile. La scaletta dei brani eseguiti, oltre ai due brani Discending ed Invincible contenuti nell’imminente nuovo album, comprendeva i loro brani più noti, a partire da Aenima (brano di apertura del concerto), passando per The Pot, Parabola, Schism e così via sino ai due brani conclusivi: Vicarious e Stinkfist. L’elevata qualità del materiale sonoro, associato ad una suggestiva costruzione scenografica, hanno trasportato gli spettatori all’interno del loro affascinante mondo artistico costituito da immagini oniriche, figure aliene e paesaggi surreali che ricordano vagamente lo stile pittorico di Giorgio De Chirico.

La qualità artistica dello spettacolo ha dunque perfettamente rispettato le attese, ma un elemento che risalta dalle esibizioni live dei Tool, lasciando a volte perplessi i fan, è il loro distacco dal pubblico. Infatti durante i 120 minuti trascorsi sul palco fiorentino, nessuno dei quattro componenti ha provato ad instaurare un rapporto comunicativo con i presenti (se non un fugace saluto di Maynard avvenuto dopo il brano introduttivo). Sono saliti sul palco, hanno eseguito la scaletta prefissata e al termine del concerto, dopo aver ringraziato i presenti, hanno lasciato la scena senza suonare il consueto bis richiesto dal pubblico. La loro presenza scenica è pertanto decisamente lontana dal tipico stile estroverso ed altisonante della “rockstar”.

Siamo soliti osservare come concerti rock il frontman, così come spesso avviene anche per il resto della band, tenta di instaurare una comunicazione sia verbale che gestuale con il pubblico. Attraverso l’interazione, spettatori e musicisti entrano in sintonia come in un antico rituale sciamanico in cui gli abitanti del villaggio, per comunicare con il mondo spirituale, seguivano la gestualità dello sciamano.

Invece nei Tool, già notando la disposizione dei musicisti sul palco, dove Maynard non si schiera al centro del palco bensì in penombra, su un rialzo dietro ad Adam Jones e affianco a Danny Carey, si deduce la volontà di non perseguire i veicoli comunicativi del tradizionale concerto rock, in cui il cantante è posizionato al centro della scena. Inoltre gli atri tre componenti rimangono pressappoco nelle loro posizioni, a differenza degli spettacoli rock in cui siamo abituati a vedere i musicisti che accentuano la loro gestualità, a volte anche in modo irriverente e provocatorio.

Le scelte scenografiche dei Tool, ricordano piuttosto il mondo del progressive rock inglese, soprattutto i live dei Genesis (nel periodo in cui era presente Peter Gabriel) e dei King Crimson. Infatti visionando il materiale videografico di queste due band, possiamo notare come nei live proponessero delle soluzioni sceniche differenti dal resto delle band inglesi a loro contemporanee come Led Zeppelin, Deep Purple, The Who, Black Sabbath e così via.

Nei Genesis Peter Gabriel, attraverso eccentrici travestimenti (anche Maynard si presenta sul palco con curiose acconciature), mirava a riprodurre i personaggi fiabeschi presenti nei loro brani, mentre gli altri musicisti erano seduti o comunque concentrati nell’esecuzione, proprio come Robert Fripp nei King Crimson. Possiamo notare come nelle loro esibizioni dal vivo, il celebre chitarrista britannico, leader della band, rimane seduto per l’intero live sul suo sgabello.

È possibile quindi constatare come nel mondo del progressive rock l’individualità corporea del musicista viene spesso accantonata per lasciare spazio al materiale artistico. I suoni, le luci, i video, i costumi creano un ambiente in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore proprio come in un tradizionale concerto rock, ma da una parte vi è il rito che unisce la band e il pubblico, dall’altra una “Gesamtukunstewerk”, la riproduzione di un mondo altro per condurre il pubblico all’interno dell’opera stessa.

Al termine di un’esibizione dei Tool alcuni fan possono rimanere perplessi riguardo la freddezza dimostrata dalla band sul palco, ma è necessario ricordare che nei Tool, così come tendenzialmente avviene nel panorama del progressive rock, il messaggio artistico è contenuto nello spettacolo stesso, costruito con la tipica minuzia dei grandi artisti.

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