Beavis & Butt-head: cosa ha significato per noi la serie MTV

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Otto anni di silenzio. Otto anni che sul vecchio logoro divano non siede più nessuno. Otto anni che l’idiotismo non è più lo stesso. Otto anni per niente cool. Otto anni che Beavis e Butt-head non sono più tra noi.

L’addio è certo stato traumatico per chi come noi li ha visti nascere, crescere, bere birra, gozzovigliare, ruttare, rovesciare cessi ecologici, provarci con qualunque cosa si muovesse, sniffare colla, incendiare oggetti e infine darsi alla macchia, per poi, come ogni entità mitologica che si rispetti, ricomparire all’improvviso e al solo scopo di eclissarsi definitivamente, lasciando salutare per sé il proprio ultimo, flebile colpo di coda. Ma se l’epilogo è forse stato – ovviamente – inglorioso, la loro parabola non è stata vana: in quasi vent’anni d’esistenza i due idioti più idioti d’America hanno cavalcato e accompagnato un’epoca, rappresentando un importante tassello artistico nello scenario di quella generazione X su cui tanto è stato detto e scritto, specie ultimamente.

Generati e non creati dall’ingegno di Mike Judge, come ogni più sincero fenomeno generazionale i due scavezzacollo sono invecchiati male, perdendo mordente e ritrovandosi inevitabilmente a fare i conti coi propri “figli”, fin dalla nascita più smaliziati, scaltri, feroci e “bastardi” di loro. Ma anche se scalzati dal tempo i padri restano padri e in quanto tali non vanno rinnegati, tutt’al più onorati per aver dato l’abbrivio a un qualcosa – sia esso un prodotto artistico o di qualunque altro genere – che ha saputo, complice il tempo e l’evolversi delle mode e dei costumi, superarne il potenziale “eversivo”.

Pane al pane e vino al vino: così com’è vero che senza i Simpson i vari Griffin, American Dad!, South Park etc. etc. non avrebbero mai visto la luce, è altrettanto vero che senza Beavis & Butt-head questi stessi cartoons non sarebbero mai, e dico mai, esistiti nel modo in cui li abbiamo conosciuti.

L’episodio pilota viene tramesso nel settembre del 1992 e si intitola Frog Baseball. Realizzato in occasione del The Sick and Twisted Festival of Animation (oggi noto come Spike and Mike’s Festival of Animation, dal nome dei due fondatori) e mandato in onda all’interno dello showcase Liquid Television su MTV, il corto dura appena 2 primi e 53 secondi ma scatena immediatamente due reazioni quasi mai contrapposte: scandalo e interesse. I protagonisti sono due sfigatissimi ragazzotti americani dalle grosse teste bislunghe, uno biondo e l’altro castano, rispettivamente Beavis e Butt-head. Il primo veste una maglietta dei Metallica, l’altro degli AC/DC, ed entrambi ridono come due idioti invasati dall’inizio alla fine dell’episodio, usando una rana di passaggio a mò di palla da baseball e prendendosi a mazzate in testa tra loro. Già, piuttosto demenziale, eppure incuriosisce.

E così, meno di due mesi dopo, MTV trasmette un secondo corto dal titolo Peace, Love and Understanding, in cui compare per la prima volta il personaggio che in qualche modo rappresenta la nemesi dei due protagonisti: il professore pacifista David Van Driessen, rappresentato con sandali, acconciatura alla Gesù Cristo ed occhialetti stile Lennon. Il corto non è certo meno scorretto e volgare del precedente ma si comincia, chissà poi perché, a voler bene ai due teppisti. Il professore finisce spiaccicato sotto un truck mentre i nostri, dopo aver sniffato colla e aver goffamente approcciato una ragazzotta sugli spalti, esultano rumorosamente per la tragica dipartita del mentore. Un tocco da maestro va quindi a chiudere l’episodio: un truck “asfalta” una serie di cessi ecologici evocando una minacciosa nube tossica dall’indicativo color marrone, che viene immediatamente riconosciuta da Beavis e Butt-head come Sterculia, gran Dio degli Escrementi.

È inutile negare che il cattivo gusto sia l’elemento preponderante anche in questo caso, eppure c’è un qualcosa nella formula del cartoon che in qualche modo ne giustifica la volgarità. È però inutile ricercare questo invisibile “ingrediente segreto” in motivi di critica sociale come ha fatto qualcuno, sarebbe un mero strumentalizzare un prodotto che non ha alla base il benché minimo intento pedagogico. Forse una chiave per comprendere il successo di Beavis & Butt-head può invece essere ravvisata nella modalità puerile e a sua modo candida, benché triviale e certamente caricaturale, in cui viene presentata la porzione meno nobile e più “fragile” di una generazione.

Ad ogni modo, visto il successo ottenuto dai due corti MTV decide di lanciare la serie.

L’8 marzo del 1993 va così in onda il primo episodio ufficiale, ed una novità balza immediatamente agli occhi. Il format del cartoon è cambiato: dal breve corto esclusivamente animato si è passati ad una soluzione ibrida. All’interno degli episodi, della durata di 10-15 minuti l’uno, vengono inseriti alcuni videoclip musicali, che si alternano alle vicende vissute dai due protagonisti. Inutile dire che la serie fa subito parlare di sé e divide nettamente l’opinione di chi si prende la briga d’avvicinarla, lasciando poco spazio a giudizi annacquati o “critici” in senso stretto. Come molti dei prodotti creati programmaticamente e tendenziosamente per destabilizzare e scandalizzare il pubblico, Beavis & Butt-head non ammette la possibilità d’un interesse tiepido, ma divide immediatamente i curiosi in due fazioni contrapposte. C’è chi ama la serie e chi la odia, chi la trasforma in una specie di mania e chi invece la abbandona ai suoi albori. E tra coloro che hanno deciso di restare e si sono sciroppati per vent’anni le imprese dei due adorabili “minchioni”, non può che andare il plauso di un’intera generazione di reduci dei graffianti ‘90.

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