Alejandro Jodorowsky, la psicomagia e l’arte che guarisce

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Scrittore, fumettista, regista, musicista, Alejandro Jodorowsky può essere considerato un artista a tutto tondo e uno dei più bizzarri pensatori del nostro secolo. Fonte d’ispirazione per altri grandi artisti contemporanei, come David Lynch e Franco Battiato, ebbe fiorenti contatti con artisti del calibro di Salvador Dalì e dei Pink Floyd, ed è tuttora, alla veneranda età di novant’anni, un fervente creatore di opere d’arte uniche nel loro genere – basti pensare che appena tre anni fa è uscito il suo film autobiografico Poesía sin fin (2016).

Tra le stravaganze che lo caratterizzano c’è, ad esempio, la possibilità di incontrarlo ogni mercoledì pomeriggio in un café di Parigi, intento a leggere gratuitamente i Tarocchi a chiunque voglia scoprire di più sulla propria vita. La Tarologia, come la chiama lui, non è una banale lettura dei Tarocchi: questa disciplina, infatti, non predice il futuro, come si potrebbe pensare, ma tende a migliorare il presente tramite una profonda analisi del passato, letto ed interpretato attraverso gli Arcani. Il passo che segue è esemplificativo:

Se una donna domanda al tarologo: “Incontrerò un uomo?”, la risposta corretta è: “I Tarocchi non prevedono il futuro. Non ti posso dire se lo incontrerai, ma posso dirti perché non lo incontri.


La Tarologia si ricollegastrettamente alla Psicomagia, l’altra pseudoscienza cui pare si rivolse perfino Vittorio Gassman, e che unisce psicologia, sciamanesimo e ritualizzazioni. Per Jodorowsky, quasi parafrasando un po’ la famosa frase di Wilde, l’unico modo per liberarsi di un impulso inconscio è cercare di comprenderlo e metterlo in pratica, cedervi. Nella Psicomagia, la rappresentazione simbolica viene accolta dall’inconscio, che lo percepisce come realtà. A tal riguardo, è importante ricordare che Jodorowsky fu a capo del Movimento Panico – collettivo artistico poi sciolto nel 1973. Dal nome del dio Pan, influenzato da Breton, Buñuel e Artaud, col suo “teatro della crudeltà”, il Movimento nasceva per mettere in scena gesti provocatori, violenti, sconvolgenti, con lo scopo di liberare le energie distruttive di chi vi partecipava, di convogliarle in un ideale estetico di bellezza e serenità, di liberarsi dei propri demoni interiori. Tra le messe in scena, tra quelli che egli stesso definisce “atti effimeri”, poteva esserci, ad esempio, la realizzazione del complesso di Elettra, in cui la protagonista rompeva ogni legame con la cultura e con la società, ogni schema della morale, unendosi sessualmente ad un altro partecipante che aveva sul volto una maschera del padre di lei.

A sua volta, la Psicomagia ritorna nella Metagenealogia, altra geniale teoria di Jodorowsky basata interamente sullo studio dell’albero genealogico, dei rapporti familiari e, come si è visto anche nel caso della Psicomagia, dei desideri inconsci e del passato conflittuale del soggetto che se ne serve.

Analizzandole più approfonditamente, si scopre che tutte le teorie di Jodorowsky sono strettamente legate tra loro: ed è infatti così che, durante la lettura dei Tarocchi, Jodorowsky invita il consultante a riflettere sul suo passato, sul presente e sul futuro, ma soprattutto sulla sua famiglia. Madre e padre sono visti come formatori della capacità di creare e delle attitudini sessuali del consultante, ma anche causa di malattie, psicosi, paure, o di quelle che lui chiama “programmazioni” (come nell’esempio che riporta lui stesso:

“Mia madre ha avuto il primo figlio a trentasei anni, io ne ho ventisei. Ho ancora dieci anni di buono per godermi la vita”

Jodorowsky arriva a formulare l’ipotesi che l’Inconscio si strutturi su un terreno familiare che comprende al massimo quattro generazioni. Da qui l’importanza fondamentale della famiglia, trappola e tesoro al tempo stesso; anche tesoro, sì, dato che da lei ereditiamo valori e capacità individuali. È a partire dallo studio della famiglia e del passato del consultante che emerge dai Tarocchi che la Psicomagia può fare davvero effetto.

Com’è ovvio che sia, le opere cinematografiche di Jodorowsky si sviluppano attorno a queste pseudoscienze, diventandone lo stendardo, al fianco dei libri e dei fumetti che vanno a spiegare, approfondire ed arricchire le sue teorie. Ciò accade per esempio con Santa Sangre, pellicola del 1989. In questo film, il rapporto del giovane protagonista Fenix con i suoi genitori scalfisce la sua personalità, soprattutto per via del trauma infantile scaturito dalla morte della madre per mano del padre, uomo spietato e infedele, evento a cui il giovane assiste rinchiuso in un furgone, impotente. Il trauma, il complesso d’Edipo, le paure e il disagio relazionale scompariranno soltanto con l’uccisione della madre, o meglio del ricordo della madre – già morta, ma nei suoi ricordi viva e opprimente, ostacolo ad ogni rapporto amoroso o sessuale con altre donne, addirittura causa di alcuni omicidi da lui commessi. E questo film, surreale e surrealista, simbolico e violento, non può che ricordare gli “atti effimeri” di cui si è parlato sopra, e la guarigione che si ottiene solo dall’analisi di sé, esaminando i propri rapporti familiari e rompendo con gli schemi tradizionali.

Si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro sulle illuminanti e affascinanti teorie Jodorowskiane, senza tuttavia riuscire mai ad apparire esaustivi. La conclusione, per ora, è questa: l’arte può davvero essere curativa.

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