Strade Perdute: la perdita dell’equilibrio psichico secondo David Lynch

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Questo articolo rivela la trama e la spiegazione dettagliata di Strade Perdute, il film di David Lynch, svelandone i segreti, i significati e gli eventi descritti. Se ne suggerisce dunque la lettura solo ed esclusivamente dopo aver visto il film, e non prima, per evitare di perdervi il gusto della prima visione.

Il 21 Febbraio 1997 usciva Strade Perdute, il capolavoro di David Lynch. Il film arrivava cinque anni dopo l’ultimo lungometraggio Fire Walk With Me, che rappresentava un modo di proseguire l’onda di successo avuta nel piccolo schermo con Twin Peaks, ma che si rivelò un flop ai botteghini. Un film che probabilmente maturava nella mente di David lynch anche come sfida con sé stesso: dimostrare di essere un regista fuori dai giochi di vendite era possibile ma i film che non vendono non fanno bene a nessuno (e lo si era già capito con Dune), la vera sfida era dar vita a film capaci di diventare successi in sala, pur non tradendo la propria identità di regista visionario capace di partorire idee complesse e leggibili a più strati di profondità e resistenza intellettiva.

La storia del film non era tratta da un libro (con David Lynch non accade quasi mai). Il titolo veniva da Night People di Barry Gifford, l’autore della storia dietro Cuore Selvaggio, e fornì a Lynch il primo spunto, che lo spinse a chiedergli di scrivere il film insieme a lui. Ma si sa, Lynch è un tipo piuttosto esigente e alla fine fu un continuo cassarsi le idee a vicenda. Tutto ciò già prima che uscisse Fire Walk With Me. Poi, al ritorno dall’ultimo giorno di riprese di quel film, come se la mente di Lynch avesse l’immediato bisogno di dedicarsi al prossimo progetto, leggenda vuole che tutta la prima parte del film (fino all’incarceramento di Fred) si sviluppo da sé nella sua testa. Probabilmente fu la visione della strada buia dalla macchina a diventare la scena di apertura e chiusura di Strade Perdute, anni dopo.

Quando il film uscì, la critica usò l’unico punto di riferimento possibile per un film-shock come quello: Eraserhead, il suo primo lungometraggio, che a sua volta risaliva a vent’anni prima. Le somiglianze erano perlopiù a livello di effetto sullo spettatore. Entrambi erano film dalla forte carica psicologica, che giocavano con le sensazioni inconsce comuni del pubblico e potevano essere letti a molteplici livelli di profondità, permettendo allo spettatore di percepire l’esistenza di elementi non del tutto compresi e, ciononostante, di apprezzare il film ed amarne l’effetto subito (anche quando restava sotto la soglia del cosciente). Ma tolte queste, le caratteristiche che rendevano Strade Perdute differente dal cinema psicologico evolutosi fino a quel momento erano molte più delle possibili somiglianze con quanto già esistente.

Il film si presenta come una vera e propria esperienza per lo spettatore, costretto a mettersi in gioco continuamente. Il meccanismo è quello che, da Strade Perdute in poi, renderà famoso David Lynch: l’essere condotto su una strada (appunto) apparentemente lineare, con una sequenza di eventi a prima vista chiari e con la semplice necessità di chiarire i misteri incontrati. È Lynch a condurti, come un padre protettivo farebbe col suo figlioletto. E con la stessa disinvoltura, è lo stesso Lynch a farti sbattere inesorabilmente contro i cambi di rotta, le realtà che si trasformano, addirittura i personaggi che mutano nomi e connotati. Il suo obiettivo non è che tu capisca, ma che tu ne resti colpito a una dimensione superiore, comunicando con uno strato intellettivo che va oltre quello strettamente intelligente. Di tutto ciò, lo spettatore ha un semplice, vago sentore. Sente pronunciare le parole “Dick Laurent è morto” alla fine del film e si chiede se tutto ciò che ha visto abbia davvero un senso, possa essere spiegato. Quasi certamente il significato è nascosto ad esso. Ma non può essere sicuro che non ci sia.

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Strade Perdute – La locandina originale

Il significato del film c’è e risiede più nel campo della teoria psicologica freudiana che nel cinema: Strade Perdute racconta la storia di un uomo schizofrenico che perde il contatto con se stesso, uccide la moglie e poi, dal carcere, si rifugia in una proiezione inconscia della realtà. La realtà è che Fred è un jazzista tradito dalla moglie e con qualche problema di impotenza, mentre la proiezione è quella che parte nel momento in cui Fred vede i lampi blu in prigione, probabile segno che le scariche della sedia elettrica sono già arrivate. Nella proiezione, abbiamo tre personaggi principali: Pete, la proiezione dell’Io di Fred, o meglio di ciò che vorrebbe essere, ossia un giovane bravo a letto, capace di “rubare” la donna ai potenti, con un lavoro in cui è apprezzato; l’uomo misterioso, che rappresenta l’Es freudiano, le pulsioni istintive, che registra tutto ciò che vede (segno che osserva i fatti reali e non quelli interpretati), che sta “a casa tua” (nella tua sfera intima) e che alla fine aiuta Pete a uccidere Mr. Eddie; infine Mr. Eddie, il super-io freudiano, detentore delle regole e dell’etica dell’individuo, che reagisce con veemenza se si supera il limite di velocità e che rappresenta l’autorità di cui avere timore. La vita reale dunque è ciò che avviene fino alla prigione, mentre quel che accade da quel momento è una proiezione mentale, che comincia coi lampi blu e termina di nuovo sulla strada e sulle scariche della sedia elettrica. In quella fase l’Es uccide il Super-io, dunque Fred perde la struttura psichica che lo mantiene nel mondo delle regole, facendogli di fatto perdere il controllo.

L’intero film è fatto in maniera da imporre allo spettatore uno stato di alterazione della realtà percepita, come ad indurre una sorta di dissociazione della personalità. Il che è supportato anche dalla splendida colonna sonora, che comincia e finisce con Deranged di David Bowie e contiene composizioni originali di artisti dal sound forte e ribelle come Marilyn Manson, Trent Reznor e Rammstein.

Nel 1997, Strade Perdute diede inizio al cinema psicologico contemporaneo, aprendo la strada ai capolavori che verranno anni dopo, da Inception a Shutter Island passando per gli stessi Mulholland Drive e Inland’s Empire, che completano il percorso cinematografico psicotico di David Lynch. A quel tempo la critica si mostrò generalmente perplessa, poco abituata a strutture in cui è tanto complesso rintracciare i significati. Fu soprattutto il pubblico ad amarlo, trasformandolo pian piano in un cult che andò alimentando l’amore crescente degli amanti del cinema per David Lynch. Tutto questo accadde vent’anni fa e va considerato un unicum: la filmografia di Lynch ha diversi episodi paragonabili, ma nessuno di essi è replicabile. Sono casi unici e vanno protetti come tali.

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