The Lobster: trama e significato del film di Yorgos Lanthimos

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Che cos’è l’amore? Cosa siamo disposti a fare pur di non rimanere soli? Quanto siamo condizionati dai giudizi esterni della società nelle nostre scelte di vita? Quanto riusciamo a mentire?

Quando si parla di The Lobster, il primo film internazionale del regista greco Yorgos Lanthimos, si tende spesso ad usare il termine “distopico”, che nel caso di questo film è inappropriato: The Lobster, infatti, non è ambientato in una società repressiva del futuro ma in una sorta di dimensione parallela in cui tutte le regole non scritte del nostro mondo prendono forma in modo completamente diverso, più folle, ma rimangono sostanzialmente le stesse. Quello di questo film è un mondo in cui è vietato essere single: il fine ultimo dell’esistenza è trovare l’anima gemella entro l’età adulta e a chi non ci riesce viene impedito di continuare a vivere come essere umano. In questo folle universo esiste infatti una clinica dove i single sono mandati in “riabilitazione” e chi non riesce a sistemarsi entro un determinato periodo di tempo viene trasformato chirurgicamente in un animale, in modo da avere “una seconda possibilità”. Non solo: per guadagnare giorni extra da passare nella clinica gli ospiti sono condotti nei boschi circostanti per dare la caccia ai fuggitivi, cioè vecchi ospiti che non hanno accettato il loro destino e si sono nascosti per sfuggire alla trasformazione, che vengono catturati con l’uso di fucili narcotizzanti.


La trama

Il protagonista di questo film-delirio è un uomo di nome David (Colin Farrell), rimasto single da poco e appena giunto nella clinica in compagnia di suo fratello Bob, che è stato trasformato anni prima in un border collie. Messo di fronte ad una scelta in caso di mancata fortuna nella ricerca di una compagna, David sceglie di essere trasformato in un’aragosta (un animale scelto molto di rado dagli ospiti), dal momento che questo crostaceo può vivere fino a cent’anni e rimane fertile per tutta la vita.

Nei suoi primi giorni di permanenza nella clinica David fa la conoscenza di alcuni amici, come l’uomo con la zeppola (John C. Reilly) e l’uomo zoppo (Ben Winshaw) e comincia a notare, con profondo disagio, che tutte le persone intorno a lui hanno enormi problemi di interazione: tra gli ospiti c’è una donna completamente priva di sentimenti (Angeliki Papoulia), un’altra detta la donna dei biscotti (Ashley Jensen) che non riesce a nascondere i propri istinti suicidi, mentre persino i suoi stessi amici mostrano evidenti segni di squilibrio, come l’uomo che zoppica che è disposto a procurarsi tutti i giorni dei traumi al setto nasale pur di fingere una naturale epistassi per fare colpo su una donna che ne è afflitta veramente.

Man mano che la sua permanenza nella clinica si prolunga, David si rende conto sempre più della falsità del sistema in cui vive: la gente finge, finge di continuo, finge di essere felice per nascondere un profondo disagio interiore che colpisce indiscriminatamente chiunque, persino i direttori della struttura (come si scoprirà in seguito). Per stimolare il bisogno di trovare una partner c’è una cameriera che ha il compito di provocare sessualmente gli ospiti, ma la masturbazione è severamente vietata e chi la pratica viene punito severamente. A tutte le nuove coppie che si formano nella clinica viene dato un periodo di prova per testare la stabilità della relazione, mentre alle coppie in difficoltà vengono assegnati dei figli per consolidare il legame (forse la metafora più agghiacciante di tutto il film).

Dopo aver deciso di non essere in grado di fingere di provare qualcosa che non prova, David decide che è più facile per lui fingere di non provare alcun sentimento e, approfittando del tentato suicidio della donna dei biscotti, riesce a parlare a lungo con la donna senza cuore e a stringere un legame paradossale (completamente anaffettivo) con lei. La cosa però dura poco, perché una mattina la donna decide di uccidere a calci Bob e, notata la disperazione di David, decide di denunciarlo. Dopo essere riuscito a sopraffarla e dopo averla trasformata (non viene reso noto come) in un animale, David diventa un fuggitivo e si rifugia nei boschi.

È in questa seconda parte del film che incontriamo la seconda società, quella dei solitari, nella quale vigono le stesse regole folli e repressive ma questa volta al contrario: ogni relazione affettiva è completamente vietata, pena orrende punizioni corporali. Il vero problema di David è che è proprio all’interno di questo nuovo gruppo (dove si può ballare solo musica elettronica, ascoltata in cuffia per evitare contatti fisici e dove ognuno è costretto a scavarsi da solo la fossa in cui verrà sepolto) che trova l’amore per una donna miope (Rachel Weisz) che, dopo un’imboscata nella clinica in cui la leader dei solitari (Léa Seydoux), smaschera l’ipocrisia di coppia della direttrice (Olivia Colman) e del marito (Garry Mountain), dimostra di essersi a sua volta innamorata di lui.

Per la nuova coppia, costretta a vivere l’amore in segreto, inizia quindi un calvario che porta i due innamorati a decidere di fuggire. Scoperti i loro piani, la leader del gruppo mette in atto una vendetta crudele facendo accecare chirurgicamente la donna miope con un inganno (le dice inizialmente che l’operazione serve a farla guarire dalla miopia) e condannandola quindi a morte certa in un bosco pieno di pericoli. Scoperta la cosa, David decide di non abbandonare la donna che ama: le sta accanto, le insegna a riconoscere gli oggetti al tatto (ma mente quando lei sbaglia, per non farla soffrire) ed infine decide di fuggire ugualmente con lei, non prima di aver legato e sepolto viva la donna leader (lasciandole però scoperta la faccia, in modo che sia divorata dai cani). Giunti in un ristorante in città, David decide di accecarsi con un coltello per poter vivere nelle stesse condizioni della donna che ama (nonché per rendere più credibile la loro unione). Il film si conclude con un grande interrogativo: David è nel bagno del ristorante, allo specchio, pronto ad infilarsi la lama di un coltello nel primo occhio quando comincia ad esitare, mentre l’ultima inquadratura del film mostra la sua donna che lo attende a lungo al tavolo. David è riuscito a pugnalarsi gli occhi o alla fine ha ceduto ed è scappato? La risposta precisa non ci sarà mai.


Il significato del film

Lanthimos e il suo co-sceneggiatore Efthymis Filippou scelgono un finale completamente aperto per un film che ruota attorno al mondo di bugie ed ipocrisia che gli esseri umani sono disposti a creare intorno a loro. Dopo lunghe discussioni incentrate sul comportamento delle persone nelle relazioni sociali, private ed intime, i due autori sviluppano una trama di fantasia ricca di metafore e simboli per mettere in scena qualcosa che è invece tremendamente reale per ognuno di noi: la paura di essere soli, la paura di essere visti come perdenti quando non si ha una relazione, il bisogno di etichettare il prossimo, il significato a volte distorto che ognuno può dare all’amore.

Da queste riflessioni nasce una sceneggiatura fresca ed originale che diventa un film straniante in quasi ogni suo aspetto, anche grazie al fatto che nessun membro del cast ha potuto studiare il proprio personaggio prima delle riprese, al fine di ottenere il massimo livello di alienazione possibile. Per tutta la durata di The Lobster lo spettatore è quindi pervaso dalla strana sensazione di essere di fronte a qualcosa che allo stesso tempo è sia completamente aliena (per via dell’assurdità di molte situazioni) che pericolosamente familiare (per via del fatto che ogni metafora è calzante e perfettamente decodificabile). Ne consegue che durante una visione attenta del film, lo spettatore può trovarsi di fronte ad uno specchio, magari non proprio lo specchio interiore di ognuno di noi, ma sicuramente quello di una buona fetta della società contemporanea.

Girato quasi interamente in maniera cronologica, sfruttando quasi esclusivamente l’illuminazione naturale e riducendo al minimo l’applicazione di make up si volti degli attori, The Lobster è un film che vuole essere una sfida costante per il pubblico: impegnativo ma anche accessibile, aperto a tante possibili interpretazioni ed intimamente provocatorio, il film di Lanthimos riesce pienamente nell’obiettivo di fare riflettere lo spettatore per ogni minuto della sua durata. Un debutto internazionale notevole per un regista da seguire con molta attenzione.

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