Noi (Us): la spiegazione del film e il colpo di scena finale

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Secondo la psicologia moderna, il nostro lato oscuro, la nostra ombra, è parte integrante della nostra personalità. Il nostro compito dunque non è quello di nasconderla e inibirne le espressioni, ma al contrario quello di accettarla come parte di noi e dargli un’espressione controllata, lasciare che si integri nella nostra persona, evitando così le patologie tipiche della repressione. In Noi, il film di Jordan Peele, i protagonisti sembrano agire nel modo opposto a quello suggerito, uccidendo in maniera cruenta i loro doppi oscuri. Ma in realtà il film horror di Peele è più che una analisi della psicologia umana. Andiamoci a fondo.


La trama

Tra strani flashback di non facile collocazione iniziale e conigli in gabbia, Noi mostra una famiglia che trascorre le vacanze al mare, con la madre Adelaide che ha la strana sensazione che qualcosa di brutto stia per succedere. La sera stessa una seconda famiglia fa la comparsa nel giardino di casa loro: si scopre ben presto che quella famiglia è composta da repliche oscure – döppelganger – di loro stessi. A dare gli ordini è il clone della madre, Red, che con una voce distorta dà piccoli accenni di spiegazione. Alla domanda “chi siete?” lei risponde “siamo Americani”, un possibile messaggio del regista che vorrebbe identificarli come il frutto malato della società moderna. Man mano che la trama va avanti si scopre che il mondo è stato invaso da doppi vestiti di rosso e armati di forbici, un esercito di cloni che sembrerebbe essere stato pensato da qualche strano esperimento governativo fallito, i cui frutti sono poi stati costretti a vivere nei tunnel abbandonati sottoterra, cibandosi di conigli vivi e giocando con “arnesi freddi e affilati”, in una sorta di orribile vita parallela al buio.

Andando verso la fine del film, la famiglia riesce a uccidere i suoi cloni oscuri (più una manciata di altri cloni). Nel flashback finale del film un colpo di scena riesce a mettere al proprio posto gli elementi che non si capivano durante la visione: quel che accadde da piccola alla mamma Adelaide al luna park fu proprio l’incontro col suo döppelganger, ma quel che successe è che il döppelganger l’ha rapita e rinchiusa nei cunicoli, sostituendosi a lei. La protagonista che vediamo nel film è dunque il clone cattivo, mentre quella vestita di rosso era l’umana originale, che per anni ha meditato la vendetta verso colei che gli ha rubato l’intera esistenza.


La spiegazione degli elementi del film

Alla luce del colpo di scena finale si capiscono diverse cose. Per esempio, il döppelganger Red ha di fatto abilità comunicative maggiori di Adelaide, che le hanno permesso di ergersi a leader ed organizzare la vendetta in larga scala dal sottosuolo, mentre Adelaide stessa ammette in spiagga che “parlare non è il suo forte.” Si capiscono meglio anche le parole della madre di Adelaide, che dice “rivoglio solo indietro la mia bambina”, segno che la Adelaide piccola che vediamo dopo la serata al luna park non è quella di prima.

Lo sguardo finale tra la madre e il figlio Jason ha scatenato diverse teorie tra chi ha sezionato il film a posteriori. Secondo la teoria più semplice, in quello scambio di occhiate il bambino capisce che la madre non è l’entità buona che diceva di essere, e decide di imparare a convivere con questa consapevolezza. Una teoria più avanzata invece lascia pensare che ci sia stato uno scambio col döppelganger anche col figlio: in effetti il bambino ha delle difficoltà manuali e di espressione, mentre il doppio Pluto è molto agile; Jason non riesce ad usare l’accendino, Pluto invece può far scattare una fiamma in qualsiasi momento. A un certo punto durante il film si fa riferimento a un incidente accaduto a Jason qualche tempo prima, ma il Jason che vediamo nel film non ha segni fisici di alcun incidente, mentre Pluto ha il volto ustionato. Ciò lascerebbe pensare che dopo l’incidente, la madre (cattiva) è scesa nei cunicoli per prendersi il doppio, lasciando nel sottosuolo il bambino deformato.


L’interpretazione del film

In maniera più metaforica, il film tratta il rapporto tra l’essere umano e il proprio stesso lato oscuro: un entità nella quale ci si può specchiare, che in realtà non differisce poi molto da noi. Nell’interagire con la parte di noi che ci fa più paura noi stessi diventiamo dei selvaggi, violenti assassini. Il colpo di scena della madre che si rivela in realtà il doppione cattivo manda un messaggio ben preciso: non c’è differenza sostanziale tra noi e il nostro lato oscuro, ma semmai è il modo in cui quella parte di noi è stata (o NON è stata) coltivata a renderla umanamente accettabile o meritevole della condanna. Da questo punto di vista, è molto significativo lo stesso commento del regista nel podcast di Empire Online:

“Il senso del film è che forse il mostro sei tu. Parla di noi, guarda a noi stessi come individui e come gruppo. La protagonista è un surrogato del pubblico, quindi alla fine ho capito che non avrei fatto per bene il mio dovere se non avessi mostrato che per tutto il film noi eravamo i cattivi. Abbiamo seguito le gesta del cattivo. E uso la parola ‘cattivo’ con una certa leggerezza, perché il film mostra diversi tipi di esperienze e alla fine la domanda che bisogna farsi è: cos’è il bene e cos’è il male? Sono categorie che di fatto esistono? Entrambi i personaggi sono apprezzabili e terribili allo stesso tempo, in base alle vite che hanno vissuto. Hanno semplicemente invertito i percorsi”

Nei suoi riferimenti biblici, Noi è anche una versione particolare della fine del mondo. Il versetto di Geremia 11:11, oltre a riproporre il tema dei gemelli, è anche una profezia sull’Apocalisse:

Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò. 

Geremia, 11:11

L’immagine finale del film lascia dunque pensare a una piaga lanciata sul mondo, con cui dovremmo vedercela. Le teorie si sono già portate avanti su un possibile sequel del film, in cui lo stesso Jason potrebbe essere colui che guiderà una nuova generazione di esseri umani. Ma per questo è ancora troppo presto: per il momento c’è solo un Noi (Us), ed ha un finale soddisfacente già così.

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