La storia vera da cui è tratto L’Esorcista

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A decenni di distanza dalla sua uscita, L’Esorcista resta ancora il film horror più impressionante mai fatto. Per diversi motivi: per le maledizioni che si è portato dietro, per l’impegnatissimo lavoro fatto coi suoni e i rumori, per quella sensazione che il film (e il libro di William Peter Blatty da cui nasce) riesca ad aprire una porta di accesso a una dimensione che esiste e ti costringe a credere in qualcosa che va oltre quello con cui siamo abituati ad entrare in contatto. E – cosa che fa sempre una certa impressione quando si tratta di film horror – per il fatto che dietro c’è un caso realmente accaduto di esorcismo, avvenuto negli Stati Uniti negli anni ’40.

L’Esorcista è inizialmente un libro scritto nel 1971 da William Blatty, che poi curò in prima persona la sceneggiatura del film di William Friedkin che uscirà nel 1973. La storia descritta è finzione, ma l’idea di scrivere quel libro veniva da un reale caso di esorcismo di cui Blatty sentì parlare ai tempi dell’università, avuto luogo nel 1949. L’idea originale di Blatty era di raccontare la storia vera di quell’esorcismo in un libro, e a questo scopo entrò in contatto con l’esorcista che eseguì il rito, Padre Raymond Bishop, che si disse disposto ad aiutarlo. C’era però un problema: ai tempi dell’esorcismo, la famiglia aveva chiesto di mantenere il riserbo sull’intera faccenda, dunque Padre Bishop spiegò a Blatty che se voleva il suo aiuto, dovevano chiedere alla famiglia di rimuovere il vincolo di segretezza. Cosa che la famiglia non fece. Qualche giorno dopo, Padre Bishop dovette a malincuore spiegare a Blatty che non poteva essere d’aiuto.

L’identità del ragazzo posseduto negli esorcismi degli anni ’40 è tuttora sconosciuta, e la letteratura si riferisce ad esso con il nome fittizio “Roland Doe”. Roland aveva un rapporto particolare con sua zia Harriett, che lo introdusse all’uso della tavola Ouija.Dopo la morte della zia, la famiglia iniziò ad assistere a fenomeni inspiegabili simili a quelli visibili nel film L’esorcista: strani rumori, oggetti che si muovevano, comportamenti aggressivi dal parte del giovane. Come nel film, la prima reazione fu quella di rivolgersi ai medici, che lo tennero in osservazione e constatarono gli stessi eventi inspiegabili. Furono gli stessi medici a consigliare la famiglia di rivolgersi a un prete cattolico.

Anche quel che accadde durante gli esorcismi non è molto dissimile da quel che si vede nel film: il letto si muoveva come se fosse dotato di vita propria, il ragazzo parlava lingue che non poteva conoscere, strane scritte prendevano forma sulla sua pelle. E il rito assunse dei caratteri estremamente violenti: uno dei preti che assistettero all’esorcismo, Padre Walter Halloran, si ruppe il naso in uno scontro diretto col ragazzo posseduto. Il rituale durò settimane e coinvolse diversi preti, in una lotta tra il bene e il male che non sembrava avere fine. Finché un giorno l’esorcismo ebbe successo e le entità che possedevano il ragazzo se ne andarono, lasciando che il giovane vivesse la sua vita.

Ad anni di distanza, nulla vuole essere svelato sull’identità del ragazzo e sui dettagli di quanto successe quell’anno. Anzi, col tempo sono state avanzate diverse ipotesi che tendono a confutare la reale possessione, lasciando intuire che invece il ragazzo fosse solo vittima di problemi psichici. Poche persone che assistettero coi loro occhi a quanto successo sono ancora in vita. Noi possiamo solo fidarci di quel che disse Padre Bishop, l’esorcista, a Blatty, nella telefonata in cui dovette comunicargli l’impossibilità di collaborare:

“Una cosa posso dirgliela: quel che successe in quei giorni a quel ragazzo era reale. E né allora, né adesso ne ho mai avuto il minimo dubbio.”

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