La storia, le origini del Carnevale e la tradizione italiana

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Il Carnevale è una festa, o meglio un periodo di festeggiamenti, che si è sviluppata soprattutto nei Paesi di tradizione cattolica. Si tratta di manifestazioni anche pubbliche in cui abbondano gli elementi giocosi e di fantasia. Forse però l’aspetto più caratterizzante consiste nell’utilizzo del cosiddetto “mascheramento”, che si ispira, nella maggior parte dei casi, a personaggi ben individuati, sia fantastici che reali ma trattati satiricamente.

Ma cerchiamo di fare un pò di chiarezza sulle origini di questa festa. Secondo la maggior parte degli studiosi il termine “carnevale” deriverebbe dall’usura fonetica dell’espressione latina “carnem levare”, che serviva ad indicare il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (martedì grasso), precedendo il periodo di astinenza e di digiuno della Quaresima. Ed infatti il periodo di Carnevale ha una cadenza mobile, strutturato a seconda della Pasqua, anch’essa ricorrenza mobile, perchè celebrata nella domenica che segue il primo novilunio di primavera. In particolare il Martedì grasso rappresenta il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi, in considerazione del fatto che la Quaresima nel rito romano inizia il Mercoledì delle ceneri. Vi sono, tuttavia, altre ipotesi anche se meno accreditate, sull’origine del termine “carnevale”. La prima riguarda l’eventuale espressione “carne levamen”, che avrebbe lo stesso significato di “eliminazione della carne”, la seconda si riferirebbe a “carnualia” (giochi campagnoli), la terza a “carrus navalis”, per la verità abbastanza forzata, che avrebbe la valenza di “nave su ruote”, come esempio tipico di carro adoperato per le sfilate carnevalesche.

Seppure la ricorrenza del Carnevale, cosi come la conosciamo influenzata dal calendario liturgico della Chiesa cattolica, abbia origine in ambito cristiano, le caratteristiche proprie del suo svolgimento ha radici molto più antiche. In ambito greco possiamo annoverare le “feste dionisiache”, mentre nel contesto romano è possibile trovare i “saturnalia”. In entrambe le celebrazioni, anche se con elementi specifici differenziati, ciascuno era sciolto dai propri obblighi sociali e dalle gerarchie, lasciando posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed alle pratiche dissolute, che spesso confluivano in riti orgiastici. Pertanto, dal punto di vista storico e religioso, si trattava di festeggiamenti non solo tendenti al divertimento, ma soprattutto al rinnovamento simbolico, durante i quali il caos sostituiva l’ordine consueto, che però, una volta termnato il ciclo festivo, ritornava prepotentemente in vigore, garantendo stabilità e sicurezza, fino ai festeggiamenti dell’anno successivo.

Lucio Apuleio nel libro XI delle Metamorfosi ci racconta che, durante la festa in onore della dea Iside (divinità di origine egizia, ma importata nell’intero contesto ellenistico e nell’impero romano), alcuni gruppi mascherati sfilavano in processione e che durante le feste chiamate “antesterie” sfilava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale. È molto significativo fare riferimento a ciò che accadeva a Babilonia: qui, nei giorni successivi all’equinozio di primavera, si cercava di riattualizzare il processo di fondazione del cosmo, che era descritto in maniera mitica dalla lotta del dio salvatore Marduk con il drago Tiamat, concludendosi con la vittoria del primo. In occasione di tali cerimonie, si svolgeva una processione in cui si rappresentavano in maniera allegorica le forze del caos che contrastavano la creazione dell’universo: nel corteo c’era anche una nave a ruote su cui il dio Luna ed il dio Sole, circondati da uomini mascherati, percorrevano la via della festa, simbolo della parte superiore dello Zodiaco, dirigendosi verso il santuario di Babilonia, che simboleggiava la Terra.

In epoca medioevale, le prime testimonianze sull’uso del termine “carnevale” o “carnevalo” sono attestate nei testi del giullare Matazone da Caligano verso la fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi all’inizio del XV secolo. In epoca umanista e rinascimentale, i Medici a Firenze organizzavano grandi mascherate su alcuni carri chiamati “trionfi”, accompagnando le allegre processioni con canti carnecialeschi, alcuni composti dallo stesso Lorenzo il Magnifico. A tale proposito, è giusto citare il famoso componimento Il trionfo di Bacco e Arianna, elaborato proprio da Lorenzo de’ Medici. Nella Roma papalina, tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento, si svolgeva la cosiddetta “corsa dei barbieri” (cavalli da corsa), e la “gara dei moccoletti” accesi che i partecipanti cercavano di spegnere reciprocamente. Una curiosità da non trascurare è che dove si osserva il “rito ambrosiano”, ovvero nella maggior parte delle chiese dell’arcidiocesi di Milano ed in alcune delle diocesi vicine, il Carnevale termina con la prima domenica di quaresima. Pertanto, l’ultimo giorno di carnevale è il sabato, 4 giorni dopo, il Martedì grasso festeggiato dove si osserva il rito romano. La tradizione racconta che il vescovo sant’Ambrogio, impegnato in un pellegrinaggio, avesse annunciato il proprio ritorno per il carnevale, per celebrare i primi riti della quaresima in città. I fedeli milanesi lo aspettarono, prolugando i festeggiamenti per il carnevale, posticipando il rito delle Ceneri alla I domenica di Quaresima.

Le città italiane più rappresentative per le manifestazioni carnevalesche sono sicuramente Venezia e Viareggio, anche se con caratteristiche del tutto diverse e di cui ci occuperemo in maniera più dettagliata in seguito. Ma meritano menzione anche altre tradizioni sparse su tutto il territorio nazionale. Il Carnevale di Acireale, ad esempio, è uno dei più antichi di Sicilia e brilla per l’originalità dei suoi carri pieni di fiori freschi che offrono un suggestivo spettacolo anche di notte, attraverso migliaia di lampadine e di luci, unitamente a spettacolari scenografie cangianti durante le esibizioni di vari artisti. Lo storico Carnevale di Ivrea, che culmina nel momento della Battaglia delle Arance, è considerato uno dei più antichi ed affascinanti al mondo. Tale cerimonia commemora, sotto forma allegorica, la rivolta dei cittadini contro il tiranno della città, probabilmente Ranieri di Biandrate, che pretendeva di esercitare lo “ius primae noctis” con le govani spose. Ricordiamo poi il Carnevale d’Abruzzo che si svolge a Francavilla la Mare, con i suoi suggestivi e colorati carri, realizzati grazie alla bravura di maestri cartapestai desiderosi di tramandare e prolungare una ricca tradizione. Ed ancora il carnevale di Putignano, in Puglia, considerata la manifestazione continuativa più antica d’Europa, arrivata quest’anno alla sua 625^ edizione, dove si procede, in quattro occasioni, prima del Mercoledì delle Ceneri, con ricchi e raffinati carri di cartapesta, dedicati al mondo della cultura, della politica e della società. Un particolare riferimento merita anche il Carnevale di Cento, in Romagna, che ha origine molto antiche, come dimostrano alcuni affreschi del pittore seicentesco Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, ritraenti alcune scene dei festeggiamenti e delle celebrazioni carnevalesche in città. Dal 1990 la manifestazione è diventata ancora più importante, grazie al gemellaggio con Rio de Janeiro, dove per alcuni anni hanno sfilato maschere del carro vincitore dell’edizione precedente  e per la continua presenza di personaggi dello spettacolo italiano ed internazionale. L’elenco delle numerosissime tradizioni italiane sarebbe interminabile, per cui chiedo scusa in anticipo se in questa breve rassegna non ho reso il giusto merito a tutte le interessanti manifestazioni che si svolgono nella nostra meravigliosa penisola.

Passando al Carnevale di Viareggio, è inutile dire che esso è considerato una delle più importanti manifestazioni d’Italia, d’Europa e del mondo. I suoi carri sono tra i più grandi al mondo, affrontando temi legati alla satira, alla politica ed alla cultura. La tradizione della sfilata dei carri risale al 1873, apparendo dapprima come una sfilata di calessi, quando un gruppo di ricchi borghesi decise di mascherarsi per protestare contro le tasse. Alla fine del diciannovesimo secolo cominciarono ad apparire i primi carri trionfali in stucco, tela ed altri materiali consistenti, sostituiti, nel corso del tempo dalla carta pesta modellata, per raggiungere già una discreta raffinatezza negli anni Trenta. Dal 1971, in concomitanza con l’età d’oro della Versilia, si è svolto il primo Carnevale rionale in Darsena. In epoca recente le sfilate, soprattutto nell’edizione del 2011, hanno battuto record di incassi, con migliaia di persone che applaudivano i carri di cartapesta che sfilavano lungo la bellissima passeggiata a mare tipicamente viareggina. Alcuni maestri dell’arte della cartapesta hanno contribuito ad elaborare materiali di scena per la cinematografia. Arnaldo Galli, ad esempio, insieme  al fratello Renato e a Silvano Avanzini, collaborò nella costruzione di alcuni materiali per i films di Federico Fellini (Casanova e Boccaccio ’70), costruendo anche un’Anita Ekberg di dimensioni enormi. La nuova sede di elaborazione dei carri mascherati, chiamata la “Cittadella del Carnevale” è stata inaugurata il 15 dicembre del 2011, nella zona nord della città, secondo il progetto di Francesco Tomassi. I carri sono posizionati all’interno di hangar  che sono aperti ai visitatori non soltanto nel periodo di Carnevale. Non si tratta, tuttavia, di un mero luogo adibito alla costruzione ed alla conservazione dei carri, ma di un vero e proprio centro di cultura e di spettacolo, con spazi accessibili durante tutto l’anno, presentandosi come un’ottima location per organizzare concerti ed eventi mondani.

Ogni anno i carri del Carnevale di Viareggio stupiscono per qualità ed originalità, e anche chi ci assiste ogni anno resta sempre affascinato dall’atmosfera surreale e accattivante che si crea durante le sfilate. Peraltro, i carri allegorici, pur presentando delle tematiche consuete, non risultano mai ripetitivi e ridondanti, offrendo in ogni edizione nuove emozioni e differenti prospettive per leggere gli eventi politici, sociali, religiosi e culturali.

Relativamente all’edizione 2019, ad esempio, si resta particolarmente sorpresi dall’ingegno e dalla bravura degli ideatori dei carri. Di particolare pregio, anche dal punto di vista allegorico e simbolico, il carro dedicato ai quattro cavalieri dell’Apocalisse, denominato “Per chi suona la campana” di Carlo Lombardi, raffigurante fedelmente l’immagine onirica e visionaria del libro della Rivelazione di Giovanni di Patmos: il cavallo bianco simbolo della vittoria della Parola di Dio, il cavallo rosso simbolo della guerra, quello verdastro con riferimento alle malattie e quello nero alla morte. Anche gli altri otto carri di categoria 1 sono apparsi particolarmente significativi, come la “Medea” di Alessandro Avanzini, che ci racconta la storia della vita delle donne, attraverso il mito della tragedia greca di Medea, donna, amante, madre, straniera, maga e sacerdotessa.

E ancora l'”Ultima Biancaneve” di Jacopo Allegrucci, che ci ricorda che una volta Madre Natura ci dispensava fertilità e prodotti genuini, il “Branco” dei fratelli Breschi, che affronta il delicato tema del bullismo, l'”Inganno della Sirena”, che, rivivendo il mito di Ulisse, vuole ricordarci che l’uomo deve stare attento a non cadere nelle false tentazioni quotidiane. Suggestivo ed inquietante anche il carro “La teoria del Kaos” dei fratelli Cinquini, che richiama lo spettro di un ordine mondiale prestabilito, o anche il “Pa-Drone” di Fabrizio Galli che raffigura un imponente futuristico Trump, come simbolo del potere universale, o ancora “Adelante” di Lebrige e Roger, che raffigura la  grande Frida Kahlo, donna e artista rivoluzionaria, che amava andare al di là degli schemi. E per concludere un chiaro messaggio ecologista con “Alta Marea” di Roberto Vannucci, che raffigura una balena sommersa dai rifiuti.

Lasciando il lungomare di Viareggio, l’immagine del Burlamacco, la tipica maschera versiliana sembra salutarci con il suo aspetto giocoso. Il nome della celebre maschera deriva dal canale che attraversa la città di Viareggio, il “Burlamacca”, non per niente “Ondina” è la sua compagna, richiamando il movimento sussultorio delle acque del canale. Un’altra ipotesi vede il Burlamacco derivante da un personaggio romanzato, il Buffamalco, uno dei personaggi romanzati del Decameron di Boccaccio.

E non si può terminare questa breve rassegna sul Carnevale, senza parlare di Venezia, la Serenissima. La tradizione secolare del Carnevale veneziano si tinge dei colori e dei motivi più disparati. Fin dal Medioevo, durante il periodo di Carnevale, i Veneziani si concedevano trasgressioni di ogni genere, utilizzando le maschere per poter mantenere l’anonimato e dedicarsi a qualsiasi gioco proibito, senza distinzione di sesso. Per le calli, il saluto ricorrente era “Buongiorno Siora Maschera”, non contando nè l’identità personale, tantomeno la classe sociale, poichè tutto doveva essere compreso nella grande illusione del Carnevale. Gli artigiani che fabbricavano le maschere, denominati “mascherieri”, si diedero uno statuto codificato fin dal 1436.

Vi è da dire che le maschere, nelle loro diverse tipologie, erano utilizzate anche in altri periodi dell’anno, ad esempio nel periodo dell’Ascensione, o durante banchetti ufficiali e feste della Repubblica. La Bauta, composta da un manto nero chiamato “tabarro”, un tricorno nero che si indossava sul capo ed una maschera chiamata “Larva”, era in uso in molteplici occasioni. Le donne, invece, usavano solitamente la “moretta”, che era una maschera ovale di velluto nero di importazione francese, ornata anche da veli, velette e cappellini a falde. E, tuttora, si continua a celebrare il Carnevale come un evento internazionale, in un tripudio di costumi soprattutto del Settecento, uno dei periodi peggiori della storia veneziana, quando ormai la città stava vivendo un inesorabile declino perdendo prestigio ed indipendenza.

Appare quasi sintomatico che le ricorrenze carnevalesche siano ormai ispirate alla languida Venezia di Goldoni e di Vivaldi, sospesa tra la gloria del passato e le incertezze del futuro. L’emozionante volo dell’Angelo apre ufficialmente i festeggiamenti del Carnevale in Piazza San Marco, in una suggestiva cornice di rievocazioni storiche in costume, in ripresa diretta su network nazionali ed internazionali, preceduto dal pittoresco corteo del Doge. L’evento più atteso del Carnevale veneziano, che quest’anno si terrà domenica 3 marzo, è quando l’aquila spiccherà il volo dal Campanile di San Marco, nella persona della campionessa di short-track Arianna Fontana, incarnando un riconoscimento al mondo dello sport, ai suoi valori ed alla sua profonda valenza educativa. La campionessa volerà sopra una delle più belle piazze del mondo, al termine dei 12 rintocchi  della marangona, attirando gli occhi di migliaia di spettatori.

L’edizione del Carnevale veneziano 2019, come ha illustrato il direttore artsitico della kermesse Marco Maccapani, prende ispirazione soprattutto dal cinquantesimo anniversario della discesa dell’uomo sulla Luna, ma anche dalla famosa opera dell’Otello, nella quale Shakespeare spiega come il nostro satellite abbia il potere di influenzare la vita di chi è sulla Terra. A tal proposito, cito una celebre frase della precitata opera: “Quando si avvicina troppo, fa impazzire tutti”. Non a caso il Carnevale è stato intitolato “Tutta colpa della Luna”- “Blame the moon”, dove il nostro satellite si impone come ispiratore di sogni, di stravaganze e di aspirazioni mutevoli, in perfetta sintonia con lo spirito burlesco della manifestazione.

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