Franco Battiato and the machines: il periodo d’avanguardia degli anni ’70

Posted by

Agli inizi degli anni Settanta, Franco Battiato era un giovane autore giramondo con la passione per contaminazione e sperimentazione sonora a tutto tondo. Oggi lo conosciamo per la capacità di dare quell’aura sacra, magica ed inimitabile ad ogni suo testo, ma la strada per il successo partì da un sentiero completamente opposto, ricco di virate tra generi e interpretazioni eclettiche della musica. Le radici nel pop e nel cantautorato italiano, non gli negarono di esplorare oltre le mura dello stivale, che, anzi, vivevano di un fomento progressista che non ebbe più repliche sostanziali in futuro. Il “pop esoterico”, come fu definito quello di Battiato, non era altro che la scoperta e la progressiva infatuazione verso l’avanguardia tedesca, la musica cosmica e tutto ciò che stava sconvolgendo l’elettronica europea e mondiale.

Il suo incontro con il pioniere del movimento, Karlheinz Stockhausen, fu curioso e probabilmente rappresenta uno dei più illuminanti della sua carriera. Pare, infatti, che da quelle session di registrazione a Colonia, invitato dalla leggenda della musica concreta tedesca, Battiato imparò la metrica e il solfeggio, carpì i segreti della grammatica più avanzata e complessa della musica, si ammaliò dell’implementazione meccanica all’interno dei brani, più di quanto non avesse mai fatto durante gli anni precedenti. La lezione di Stockhausen risultò, quindi, un passaggio fondamentale per plasmare la sua personalità ed il suo estro. Finì molto presto per intraprendere un percorso di vera e propria epifania di quel tumulto, con una serie di album che definirono il periodo degli albori, del “Battiato sperimentale”.

A partire da Fetus, datato 1971, il maestro siciliano si aprì alle strade della pura contaminazione sonora, impugnando VCS3 e decine di sintetizzatori analogici di prima mano, cercando una connessione spirituale, ancor più che stilistica, con un mondo che lo stava segnando cerebralmente. La psichedelica fenomenologia degli eventi dell’LP è sintomo concreto del viaggio verso una terra di confine, dove il pop viene superato per far spazio a ciò che il modernismo potrebbe portare a conoscenza, senza timore di risultare estremo e fatiscente. Fetus, divenuto un culto solo decenni dopo, fu accolto con uno scetticismo tangibile, per via della difficile collocazione di genere e per la complessità che scaturiva dalla pressione derivata da sensazioni oblique, tutte da interpretare mettendo da parte la logica e la regola. Era un’antitesi al viaggio, ma c’erano già diversi elementi che sarebbero stati ricorrenti negli anni a venire.

Decadentismo e prog di stampo dark proseguono in Pollution, un anno dopo, che allarga ancora di più la forbice verso una spirale di esperimenti mirati a destabilizzare l’ascoltatore. Le atmosfere cinematiche e la continua ostentazione dell’occulto sonoro consentono di entrare in contatto con una nuova fase di minimalismo, quasi a metà con il lirico, come in brani simbolo quali Areknames. Il monito “ti sei mai chiesto quale funzione hai?“, come sample vocale reiterato prima e – in chiusura – come suite di oltre trenta minuti, è un messaggio che Battiato recapita a sé stesso prima che all’ascoltatore. Non c’è verità, non c’è una chiara risposta da dover trovare, ma dialogo continuo con qualcosa di astratto, intangibile, quanto piacevole.

Chiave di volta altrettanto importante, nel 1973, fu Sulle Corde di Aries, contenitore di alterazioni ed intrecci canzone/soundscape, in una sequenza libera di stravolgere il proprio equilibrio e stile. Vengono toccate vette importanti, di composizione e di interpretazione, che spingono Battiato ad essere percepito con un’immagine sempre più sfuggente e maledetta, quindi ammirata. Sufismo, misticismo e l’imperversare di un’interesse incalzante verso la cultura orientale, in questa parte della sua vita, rappresentarono uno stimolo vivo alla creazione di una musica fisica, quasi disturbante, dentro cui pulsavano idee e saperi nascosti. Si respira Aria di Rivoluzione, quella che diventa lettera d’intenti del cantante e contemporaneamente bussola dei suoi pensieri, nel tentativo di dare un senso a tempi caratterizzati da una manifesta, imperversa voglia di evasione sociale. Si intravede ormai, molto limpidamente, l’alba di una penna sensibile alle tematiche contemporanee, all’uomo, al suo modo di stare al mondo, da cui non si separerà più.

Con Clic, datato 1974, si chiude un ciclo di accelerazioni dal sapore caotico quanto pensato. Le derive ambient ed i recording tapes di matrice stockhauseniana, l’avanzamento progressivo su quel pianeta distopico ricco di azzardo, avevano portato alla concreta realizzazione di un linguaggio fiabesco. I Cancelli della Memoria è un’ode quasi inconscia a Brian Eno, il quale dopo due album aveva terminato la sua esperienza con i Roxy Music, proprio un anno prima, per dar vita all’era ambient. L’eleganza e la spensieratezza, in simbiosi, fanno delle atmosfere bucoliche, a tratti magnetiche ed edonistiche di Propiedad Prohibida, il manifesto di un viaggio cerebrale costante. E poi No U Turn, in cui scorci di un Battiato più maturo e sapiente si dividono la scena con un’insolita armonia corale a richiamare la forma ballata, che rappresentano i punti di incontro con il futuro, quello che di lì a poco sarà storia, ne L’era del Cinghiale Bianco.

Con la quarta e ultima deviazione musicale verso il culto dell’elettronica avanguardista, si chiuderà per il Maestro una parentesi segnante, una girandola di pulsioni “colte” che influenzeranno il suo cammino. Nel giro di brevissimo tempo, catapultato in una dimensione che avrebbe potuto per contrappasso smentire la sua concezione d’arte, si rivelò una fermentazione naturale della sua crescita interiore. L’elettronica dal marchio catartico e indagatore, nell’anima dei brani del cantante siciliano, diventa una chimera in mezzo al deserto, un modo di stare al mondo inedito per la musica italiana.

Il passo che lo portò ad aprire la conoscenza a confini illimitati e diventare ancora più consapevole, caparbiamente, di poter stabilire un firmamento. Una scossa che gli aprì le porte a tour europei in Inghilterra e Francia, accanto a nomi del calibro di Tangerine Dream e Ash Ra Temple, rimasti leggende di un’epoca in cui la concezione del suono elettronico si spinse verso il futuro. 

La musica del Battiato avanguardista, definita come “la via di mezzo tra l’inizio e la fine di tutto”, rimane storia da rincontrare e riassaporare con sorpresa, come in un libro letto più e più volte, perdendoci – come in una tappa necessaria – nelle avventure che caratterizzano il prologo alla leggenda.

Un tributo a tre di queste release è stato pubblicato, in ristampa esclusiva, dalla Superior Viaduct di San Francisco (li trovate qui). Un’edizione che darà nuova vita a Fetus, Pollution e Sulle Corde di Aries per la prima volta in assoluto negli USA. 

La musica di Franco Battiato è su Amazon

Comment