Suspiria: dentro la colonna sonora composta da Thom Yorke

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Suspirium, il nuovo album di Thom Yorke che rappresenta la colonna sonora di Suspiria di Luca Guadagnino, esce il 26 Ottobre. Ed è subito un modo per vedere insieme due artisti che in qualche modo hanno segnato gli appassionati di musica e cinema della generazione adulta: da un lato Dario Argento, maestro storico del thriller e dell’horror all’italiana, capace di emozionare come pochi con le sue pellicole; dall’altro ovviamente Thom Yorke, uno degli artisti più originali e profondi degli ultimi anni, capace di esprimere visioni e punti di vista sempre unici.

C’era da esser sicuri che Guadagnino alla regia e Yorke alla musica avrebbero dato vita a un altro capolavoro, diverso dall’originale e capace di vivere vita propria. L’unico modo per rifare Suspriria era non rifarlo, e Luca Guadagnino infatti non l’ha rifatto: non ha fatto Suspiria di Dario Argento ma il suo Suspiria. Berlino 1977. Le streghe, quasi fate, assomigliano più a un collettivo femminista in crisi di leadership. Un movimento che si nasconde dietro gli spari della Raf, del terrorismo e dei movimenti femministi tornati molto di attualità. Madri e figlie; politica e storia del 900.

La colonna sonora incornicia proprio questa atmosfera. Non è martellante come quella dei Goblin dell’originale, ma è lirica e a volte scompare per poi tornare. La musica composta da Thom Yorke ha un altro sapore, un altro colore: freddo, gelido, grigio proprio come la pellicola che richiama il cinema tedesco di quegli anni. Così come Guadagnino travolge, realizza e reinventa, sotto la patina dell’horror, il suo Suspiria, Thom Yorke realizza una storia poetica e visionaria in musica. Si percepisce tra le note il potere eversivo ma anche misericordioso delle donne che è il grande tema della pellicola.

Yorke ha paragonato il processo di scrittura della colonna sonora al “fare incantesimi”.

“So che sembra davvero stupido, ma è così che l’ho pensata. Era una specie di libertà che non avevo mai avuto prima. Non ho lavorato nel formato classico della disposizione delle canzoni. Ho preferito semplicemente esplorare e seguire il flusso esplorando.”

In un certo senso c’è un modo di ripetersi nella musica che può ipnotizzare, specialmente se si compone in piena libertà lasciando vibrare lo spirito creativo senza pensare al formato di una canzone o all’arrangiamento. Thom ha esplorato questa esperienza creando un mondo musicale cinematografico unico ed emotivamente devastante.

Suspirium, il primo singolo estratto dalla colonna sonora, evita i prevedibili motivi horror per un valzer spartano che dipinge la calma prima di una sanguinosa tempesta. Il risultato è una delle sue tracce da soundtrack più poetiche degli ultimi anni. Registrato su quello che suona come il tipico pianoforte verticale scordato, che potremmo trovare nell’angolo di una sala ricreativa vuota, Suspirium va alla deriva praticamente senza alcuna produzione particolare. Un’istantanea desolata di Yorke.

“All is well, as long as we keep spinning”, “va tutto bene, finché continuiamo a girare”, ironizza, un’allusione diretta alla danza del film, ma anche un sentimento intimo e personale che diventa però universale perché chiunque, un giorno qualsiasi di una vita qualsiasi, si è sentito, almeno una volta, intrappolato dalla vita ed ha cercato di fare il salto verso qualcosa di meglio. La danza è la ricerca incessante del cambiamento, per continuare a sperare e sognare. Fermarsi vuol dire decidere di guardare in faccia il buio e le ombre della propria esistenza, quello che ci manca e quello che ci fa soffrire. Le note del piano si sciolgono lentamente e la voce spettrale di Yorke rivela un ambiente più sinistro: il flauto entra mentre gli accordi sotto, tengono vivo un barlume di speranza, senza mai però riuscire a renderlo risolutivo perché “no tomorrow’s at peace”, nessun domani è in pace. Suspirium è inquietante perché innaturalmente neutra, come una meditazione tremolante indotta, mentre l’oscurità prende pienamente piede.

Ma questo brano è solo uno delle 25 composizioni originali scritte da Yorke per l’occasione. Un mix di strumenti, brani interstiziali e interludi che si alternano a strutture di canzoni più tradizionali. Al festival del cinema di Venezia, Yorke ha ammesso:

“Quando sono venuti per la prima volta a trovarmi, i produttori e l’editor Walter Fasano, ho pensato che fossero pazzi, perché non avevo mai fatto una colonna sonora prima. E Suspiria è una delle colonne sonore più leggendarie. È stato uno di quei momenti della vita in cui vuoi scappare ma sai che te ne pentirai se lo farai.”

Oltre alla partitura originale di Goblin, Yorke ha ammesso di essersi ispirato alla musica cosmica e al krautrock tedesco, una scena musicale costituita dai gruppi attivi specialmente a Berlino negli anni settanta e che ha prodotto forme musicali nuove capaci di mescolare rock progressivo e musica elettronica.

“Era semplicemente un modo fantastico, un’occasione per immergermi completamente in un genere e in un’atmosfera musicale che normalmente non avrei mai potuto penetrare consapevolmente da solo”, ha aggiunto.

L’album vede autorevoli partecipazioni dalla London Contemporary Orchestra and Choir, a Pasha Mansurov che ha suonato il flauto su Suspirium fino al figlio di Yorke, Noah, che ha suonato la batteria su due brani tra cui Has Ended, composizione forte, meravigliosamente inquietante. Parole e musica che danno brividi. Un viaggio tra sogno e psichedelia. Si sentono suoni e melodie orientali a ricordare la rivoluzione che portò un brano come Hurdy Gurdy Men o le sperimentazioni più ardite dei Beatles. Campane e sitar si muovono sotto la voce eterica. Pezzo ossessionante, ipnotico nelle sue armonie. Un viaggio come poche volte nella musica è successo.

Ci sono brani strumentali incredibili come Volk, carica di tensione, che suona come un segnale di avvertimento con i suoi ronzii, bianchi e rumorosi. E allora sembra di essere avvolti in un balletto di figure astratte che danzano dentro un tunnel infinito e vorticoso. Ansiosi strumenti muovono le figure come onde in un mare agitato che si gonfiano, verso la fine, sotto i colpi dei ritmi cacofonici. Minuti epici che pullulano di tremendi synth e campane spettrali.

Altro “viaggio” è Open Again, dove il falsetto di Yorke si muove sopra un loop di chitarra serpeggiante. L’atmosfera è meno inquietante rispetto a quella di altri brani, grazie alla voce che continua a ondeggiare sopra il riff di chitarra in una spirale che ci avvolge e si avvolge intorno alla debole elettricità statica che accompagna tutto il brano e che, sul finale, crea uno stridio capace di trasportare tutto su un altro mondo.

Questa colonna sonora segnerà un “prima” e un “dopo”. Ennesimo capolavoro di un artista che ancora una volta dimostra la capacità di sondare l’imperscrutabile e di saperci raccontare il suo viaggio.

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