Il remake di Suspiria: trailer, data di uscita e le aspettative dell’horror dell’anno

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“Quando vidi Suspiria a Detroit il pubblico impazzì completamente: volavano i pop corn, accadeva di tutto. Questo è Cinema!”

Sam Raimi

Sarebbe stato affascinante assistere alla proiezione di Suspiria insieme ad un grande uomo di cinema come Sam Raimi, in una sala cinematografica nel cuore dell’operoso Michigan, in mezzo ad un pubblico probabilmente non abituato ad un film così estremo, che reagisce in maniera plateale: un momento in cui il cinema diventa un’esperienza collettiva, come in un grande concerto rock.

La reazione di quel pubblico è il simbolo di ciò che quel film fu nel lontano 1977: un’esperienza sensoriale prima ancora che un film, una pellicola sconvolgente ed evocativa in grado di ricreare su schermo i peggiori incubi e le paure primordiali di ognuno di noi.

Una giovane ballerina americana di nome Susie Bannion giunge in una prestigiosissima accademia di danza nel cuore della Germania, scoprendo presto che tra i muri dell’edificio si nascondono segreti orribili: a distanza di oltre quarant’anni Suspiria di Dario Argento rimane un grande capolavoro del Cinema, non solo dell’orrore. Naturalmente non fa più paura, come del resto non fanno più paura il Nosferatu di Murnau o il Dracula di Browning, perché gli anni passano e il cinema ed i suoi meccanismi si evolvono, ma rimane un capolavoro assoluto.

Cosa lo rende un capolavoro? Non certo la sceneggiatura (che è sempre stato il punto debole anche del migliore Argento) o il lato gore, che per gli standard di oggi è addirittura blando e palesemente “finto”, ma l’atmosfera unica che Argento riuscì a creare per film. Le musiche semplicemente straordinarie dei Goblin, le scenografie barocche, i tagli di luce coloratissimi e irreali, la fotografia allucinante di Luciano Tovoli (ispirata pare dalla visione di Biancaneve e i sette nani della Disney) realizzata artigianalmente con filtri di stoffa colorata applicati ai fari sul set e con l’impiego di pellicola a bassa sensibilità e, per finire, un lavoro eccellente sugli effetti sonori che accompagnano i momenti più intensi ed inquietanti (in questo caso praticamente tutto il film). Un mix letale di dettagli tecnici geniali che unito al talento visionario del regista crea l’incubo espressionista perfetto. “The ultimate cocaine movie”, lo definirà anni più tardi un altro grande regista visionario come Nicolas Winding Refn.

Un film in cui anche il più piccolo dettaglio, da un improvviso soffio di vento a un inaspettato e totalmente irrealistico cambio di colori (la scena del dormitorio comune, quando le luci si spengono e l’inquadratura si tinge di rosso) diventa potentissimo ed evocativo.

Viene quindi spontaneo domandarsi se sia davvero necessario un remake per un film così particolare ed unico, e la risposta naturalmente sarebbe negativa se non fosse che alla guida di questa apparente missione suicida ci sia uno degli autori più interessanti del momento: Luca Guadagnino. Paradossalmente, il fatto che Guadagnino sia alla prima esperienza nel campo del cinema horror si rivela un elemento di estremo interesse per questo progetto: specialmente negli ultimi anni, dal 2009 con Io sono l’amore, ma in particolare coi suoi due ultimi lungometraggi, il noir sotto il sole di Pantelleria di A bigger splash (che già di suo è un remake, del classico La Piscina diretto da Jaques Deray) e l’eccellente storia d’amore omosessuale dell’acclamato Chiamami col tuo nome (arrivato ad un passo dall’Oscar come miglior film), lo stile registico di Guadagnino ha mostrato una continua maturazione, rivelando una cura maniacale per le scenografie (sempre bellissime), la fotografia, la musica, la scelta di protagonisti e comprimari e di tutti quegli elementi che messi insieme creano film particolarissimi, di sicuro non poco superiori alla media.

Quello di Guadagnino è un cinema ricco di dettagli, in cui ciò che rimane sullo sfondo contribuisce alla riuscita del film quanto gli elementi principali. È un cinema incredibilmente “fisico”, nel quale gli attori sono esaltati non solo come personaggi ma anche come “corpi”; un cinema in cui la sessualità non è mai fuori campo, ma sempre incredibilmente realistica; un cinema in cui sembra sempre di percepire gli odori e i sapori dei luoghi in cui si svolgono le vicende narrante, che si tratti delle spiagge incandescenti della Sicilia di A bigger splash o delle campagne lombarde di Chiamami col tuo nome.

Questo è il primo grande elemento di interesse per questo remake: vedere la fisicità del cinema di Guadagnino a servizio di una storia dell’orrore. Ma non è tutto: per bocca del regista è arrivata la rassicurazione che il suo Suspiria sarà quanto di più diverso, nello stile, dal film di Argento: la fotografia abbandonerà i colori primari per concentrarsi sul seppia e sul grigio, mentre la storia (pur rimanendo sostanzialmente identica al soggetto originale di Dario Argento e Daria Nicolodi) sarà declinata in maniera completamente diversa, in un modo che non c’è ancora dato sapere (tutto quello che sappiamo è che il concetto di maternità sarà un tema chiave del film).

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Dakota Johnson in Suspiria (2018)

Rispetto all’originale, le vicende si sposteranno da Friburgo a Berlino, e la storia si svolgerà nel 1977, posizionandosi quindi in un luogo e in un’epoca decisamente interessanti sia dal punto di vista storico che culturale.

Nel cast di questo attesissimo remake ritroveremo alcune vecchie conoscenze del cinema di Guadagnino, a partire dalla musa ispiratrice Tilda Swinton, attorno al cui ruolo si sono generati molti interrogativi: se è vero che viene accreditata come Madame Blanc, hanno comunque fatto scalpore alcune foto scattate sul set che la ritraggono sotto il pesante trucco di un uomo anziano.

Per il ruolo della protagonista Susie il regista ha scelto Dakota Johnson, già coprotagonista di A bigger splash e famosa presso il grande pubblico per la trilogia di Cinquanta sfumature, che dalle prime foto apparse dal set sappiamo avere un look completamente diverso rispetto a quello dell’originale Jessica Harper (che avrà una parte anche in questo film).

Non mancheranno nemmeno nomi nuovi e di grande appeal per il pubblico, a partire da Chloe Grace Moretz nei panni di Patricia Hingle, la giovane che nel film di Argento veniva brutalmente massacrata nei primissimi minuti della pellicola, in quello che rimane ancora oggi uno degli omicidi più agghiaccianti e meglio orchestrati della storia del cinema.

Per la colonna sonora, ve ne avevamo già parlato, troveremo invece a sorpresa il leader dei Radiohead Thom Yorke, per la prima volta alle prese con una soundtrack. Dalle sue dichiarazioni emerge la volontà di distaccarsi dal lavoro magistrale dei Goblin, per rifarsi maggiormente allo stile di Vangelis e dello score di Blade Runner: è superfluo evidenziare che è una delle cose che attendiamo maggiormente di questo film.

La campagna marketing del film sta procedendo a gonfie vele, tra Guadagnino che dichiara di aver mostrato il film all’amico e collega Quentin Tarantino, che si sarebbe addirittura commosso nel finale, ed una serie di giornalisti americani che dichiarano di essersi allontanati dalla sala del CinemaCon dove era in corso la proiezione di uno spezzone del film, a quanto pare troppo spaventoso per un pubblico non preparato: la scena consisterebbe in un montaggio alternato in cui, da un lato, assistiamo la protagonista ballare sotto gli occhi di Madame Blanc/Tilda Swinton, e dall’altro un’altra ballerina fatta letteralmente a pezzi sulle note dello score di Yorke, tra urla strazianti, sangue, vomito e liquidi organici. Il trailer è stato rilasciato da poco ed ha già messo in fibrillazione gli appassionati di horror.

Non sono mancate nemmeno le polemiche, a partire dallo stesso Dario Argento che ha dichiarato a più riprese di non gradire l’idea di un remake del suo capolavoro, seguite dalle parole al veleno di sua figlia Asia contro Guadagnino.

Pare inoltre che il primo montaggio del film avesse una durata decisamente inusuale per un horror, intorno ai 170 minuti, mentre al termine della post produzione sarebbe stata ridotta a 145 (la stessa durata di Shining). Sarà un film pretenzioso, una sorta di “polpettone autoriale”, o Guadagnino riuscirà a portare a casa un nuovo classico del genere? Partendo da queste basi non sembrano esserci molte alternative a questi scenari, e a noi spettatori non resta che attendere l’uscita in sala del film, che avverrà il prossimo autunno.

Prodotto e distribuito da Amazon Studios, Suspiria di Luca Gudagnino arriverà nelle sale americane il 2 Novembre 2018 e girerà tra i cinema, per poi approdare successivamente sulla piattaforma streaming di Amazon Prime.

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