Dario Argento, Tenebre: la celebre scena del doppio omicidio

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Dario Argento è celebre in Italia e all’estero soprattutto per Suspiria e Profondo Rosso, i suoi due film più popolari realizzati nella fase di transizione dal thriller all’horror, a metà anni ’70. Eppure ci sono molte più ragioni per cui gli appassionati di cinema amano il regista romano. Alcune risiedono nei suoi primi tre film, la cosiddetta trilogia degli animali (L’Uccello dalle Piume di Cristallo del 1970, Il Gatto a Nove Code e Quattro Mosche di Velluto Grigio del 1971), che per molti dimostrano il suo talento superiore nel rendere i thriller dal meccanismo perfetto. Un’altra prova in tal senso, posteriore ai film che lo resero popolare, è del 1982: Tenebre. Pura storia di omicidi dai contorni reali, il mistero dell’investigazione e il fascino di scoprire l’identità dell’assassino solo alla fine del film.

C’è un’altra grande ragione per cui Tenebre è una vera chicca tra i suoi film meno “pop”: l’efficacissima potenza della colonna sonora, ancora una volta composta dai Goblin, in uno dei loro momenti di massima forma. I signori del prog italiano compongono qui un piccolo capolavoro di ansie e disturbi, realizzato attraverso campionamenti distorti che sembrano provenire dalla bocca del maligno, loop infernali ed energia sintetica, una perla che non restò inosservata nemmeno all’estero (è stata addirittura campionata dai Justice, paladini dell’elettronica giovane, nel loro album di debutto del 2007). E c’è una scena in particolare, quella del doppio omicidio in casa delle due ragazze, che la valorizza in maniera magistrale, rappresentando uno degli esempi migliori di accostamento tra musica e immagine della storia del cinema. Quella qui sotto:

Una scena lunga cinque minuti che inizia alla fine di un litigio tra le due amanti, con quei rumori che spostano la scena fuori dalla finestra. È qui che parte questa meravigliosa, lenta carrellata intorno all’appartamento, col volume che sale ai piani alti invadendo ogni cosa e la prospettiva che si piega, si contorce sotto i nostri occhi. Come se la casa diventasse una piccola scatola per topi sotto le mani dell’assassino, che ne ha il pieno controllo. La camera si muove con lentezza inesorabile, scorrendo senza ostacoli. L’assassino è lo spettatore, che in prima persona penetra nell’appartamento apparendo alle spalle della vittima. “Filthy slimy pervert”, “lurida pervertita”, le parole sussurrate con rabbia prima che il sangue inizi a scorrere.

Poi, com’è giusto che sia, le immagini si fanno crude. Ma anche per gli stomaci deboli, può restare il gusto per l’aspetto estetico: lo squarcio della maglietta che svela la debolezza della prima vittima, la testa riversa sulle scale che disegna la macchia del delitto in una altrimenti normale scena casalinga. La violenza è parte del mondo in cui viviamo, la visione è catarsi e rivelazione della paura che ci appartiene, e la musica è il solido sostegno che ci tiene ancorati alle nostre sicurezze biologiche: l’adrenalina come meccanismo di difesa e attacco prodotto dalla nostra psiche. Una scena che è il sunto dell’eterno conflitto tra l’essere umano e il pericolo. Tenebre è questo e anche diverse altre cose. Da riscoprire.

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