John Frusciante: storia di una anti-rockstar in cerca di autenticità

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Uno degli ostacoli principali da superare, per uno scrittore, è il “blocco dell’inizio”: restare davanti ad una pagina bianca, senza essere in grado di trovare rapidamente l’input che dia il via al processo creativo. Anthony Kiedis sicuramente avrà sperimentato questa esperienza sulla sua pelle, ma sapeva che, una volta scovata l’emozione giusta – e fissata questa con il giusto testo, John Frusciante avrebbe impresso il tutto – con suoni – in pochi minuti, e realizzato così il 90% del brano.

In effetti, guardare il percorso musicale di John Frusciante ci permette di comprendere l’evoluzione del rock, i suoi limiti, il suo crollo. John Frusciante rappresenta proprio la figura dell’anti-rockstar. Vedremo perché.


La formazione

Partiamo dagli esordi. John Frusciante nasce da una famiglia americana con origini italiane. Non a caso uno dei suoi artisti preferiti nella sua infanzia è Frank Zappa, anche lui americano e nato da una famiglia di origine italiana (Zappa ha cercato infatti di riscoprire le sue origini con l’album Francesco Zappa – riarrangiamento di due opere di un omonimo musicista barocco italiano – ed un viaggio ed un concerto siciliano, che si rivelerà essere un disastro per via di alcune risse che impediranno il tranquillo svolgimento del live). Oltre a Zappa, i suoi punti di riferimento musicali sono David Gilmour, Lou Reed, la musica punk (“Il punk era la tua guerra contro quegli idioti della provincia bianca media del cazzo che stavano distruggendo il mondo. Ecco perché la rabbia del punk era la mia stessa rabbia”) e soprattutto Jimi Hendrix.

L’influenza hendrixiana è presente in tutto il lavoro chitarristico di John Frusciante ed è uno degli artisti amato dall’intera band, ancor prima dell’entrata di John. Ecco una cover, con Hillel Slovak alla chitarra, di Third Stone From the Sun.

Ma tra le varie cover live (Hey Joe, Fire), una menzione particolare è dovuta soprattutto a quelle di Castles Made of SandLittle Miss Lover (inserite come bonus trackBlood Sugar Sex Magic). Ascoltando questa cover si capisce quanto l’album stesso (BSSM), la sua aggressività, il suo carattere siano l’esito di un ascolto approfondito (e la voglia di renderlo contemporaneo, rivisitandolo) del suono del Guitar God di Seattle.


Sulla cresta dell’onda

1988: I Red Hot Chili Peppers sono uno dei gruppi di punta del panorama underground di Los Angeles. Da quando li ha ascoltati live (1985) sono il gruppo preferito del giovane Frusciante. Attraverso un giro comune di amici, Frusciante conosce Flea, che resta impressionato dalle sue abilità con la chitarra. Slovak è da poco morto di overdose. Ecco tutti i presupposti per l’entrata di Frusciante nella band. Mother’s Milk è l’album dell’esordio. Ma l’apice del successo è Blood Sugar Sex Magic, soprattutto grazie a Under The Bridge. La storia di questo brano è ormai nota: Frusciante trovò un foglio con il testo di un pezzo, ma Kiedis non sembrava apprezzarlo dopo averlo scritto. Frusciante però rimase colpito e tornò dopo pochissimo con una melodia emozionante, fuori dai soliti schemi funky e rock che hanno contraddistinto il suono della band.

Ma il successo ha un prezzo: Frusciante comincia ad avere problemi con la droga, si chiude in se stesso e il rapporto con il resto della band comincia a deteriorarsi, accompagnato dall’odio verso ciò che i Red Hot erano diventati: un fenomeno commerciale.

Prima ancora di aver iniziato a suonare, le voci nella mia testa mi dicevano che sarei stato un chitarrista e che sarei stato una rockstar ancora prima di capire cosa fosse una rockstar. […]

Quando sono entrato nella band era più la voglia di essere una rock star, di quanto non fosse l’impegno che mettevo nel fare musica che onestamente non era tanto. Cercavo solo di girare il più possibile e di farmi più donne possibile, tanto da arrivare a recare danno alla band.

John Frusciante a “MTV Essential”

Sabotare la band è proprio ciò che farà al Saturday Night Live!, prima di lasciare definitivamente la band durante il tour giapponese nel 1992.


Il ritiro e la solitudine

I Red Hot continueranno riciclando alcuni ex membri, prima di annettere definitivamente Dave Navarro dei Jane’s Addiction. Frusciante nel frattempo prende una pausa, affronta la sua dipendenza. È il momento dell’abisso.

Per 6 anni mi sono scavato dentro… Son riuscito a fare quello che volevo, cioè starmene senza fare niente, senza obblighi per niente e per nessuno.

John Frusciante a “Red Hot Chili Peppers Live”

Questo periodo musicalmente culmina nell’album Niandra LaDes and usually a T-Shirt, prodotto autonomamente nel 1994: è l’album della disperazione, della solitudine, della follia.

Nel proseguire dei brani, Frusciante smette addirittura di intitolare i suoi brani. Li lascia così come sono. Etichettare, definire è ciò che fanno le band che vogliono vendere. Ma Frusciante vuole contrastare questa musica ingarbugliata in processi di pubblicità e vendita. Lui stesso ha dovuto fare il performer per attrarre su di sé l’attenzione. Ora è un artista e vuole fare arte. Ma la fine sembra ormai tragicamente vicina:

There is a girl, blabbing nothing outside my window
What do I have to show
To a world that the only way to destroy
Is to die like a baby boy
I could be happy in infinity
Of the space of my eyelid
But I know I’m somewhere else
Where the words on this page
Are better than the scribling nonsense they are,
And it would be real,
And I eat my last meal
Wish that I could feel
But now I don’t even know if I’m real


Il ritorno

1997: i Red Hot perdono Navarro, dopo 3 anni travagliati (One Hot Minute non è un successo come l’album precedente e il feeling con gli altri membri non era perfetto).

Frusciante si è ricoverato in una clinica di disintossicazione. Poi la visita di Flea, che gli chiede di tornare nella band. Frusciante accetta.

In un certo senso è ancora più eccitante che in passato, perché dal mio punto di vista, quando abbiamo iniziato a suonare bene insieme e le cose hanno cominciato a funzionare avevamo dei problemi personali, mentre adesso siamo solo grati a Dio di avere la possibilità di suonare insieme.

John Frusciante a “MTV Essential”

I Red Hot tornano in grande stile: Californication è il mix perfetto della grinta che ha caratterizzato la band, con nuovi suoni più melodici, ispirati dall’ascolto dei Cure: Around the World, Parallel Universe, Scar Tissue, Californication, Otherside.

Poi altri due album: By the Way – che, dice Frusciante, è ispirato a Sgt. Peppers dei Beatles – e Stadium Arcadium. A quel punto la seconda rottura. La voglia di dedicarsi interamente al suo lavoro solista. I punti di riferimento sono i Depeche Mode, i Radiohead di Kid A. Il ritorno nella band era stato il tentativo di fuggire dall’interiorità.


Una battaglia ancora in corso

Mi sento come quando ero bambino. Mi sembrava così folle allora, quando mi suggerivano che un giorno avrei fatto quello che facevano i Led Zeppelin. Così adesso sul palco cerco di scomparire. Insomma, cerco di uscire dal guscio di John Frusciante.

John Frusciante a “Repubblica” (28 maggio 2002)

Non mi interessa più suonare dal vivo. Non penso più a me stesso come a uno che si esibisce. Quella parte non mi è mai venuta naturale. Era qualcosa alla quale mi ero dovuto adattare, ma non è mai stata un’espressione di ciò che sentivo di essere… Non sono un performer. Non mi piace l’effetto che mi fa il pubblico, perché la musica per me arriva da dentro di me, e mi ci immergo completamente. Quando sono davanti a degli spettatori non posso ignorare ciò che mi circonda, il modo in cui mi fanno sentire. Mi fanno sentire bene, sai? Ma non sono più in grado di cercare la musica dentro me stesso in quei momenti, e piuttosto cerco di venire incontro alle loro aspettative. Cercando di fare qualcosa che è divertente per loro, ingaggiante, mento a me stesso.

John Frusciante a “Billboard”

Ma questa “fuga” non può essere infinita. Frusciante si avvicina ancor di più all’arte, anche pittorica:

Ho sperimentato molte cose. Ho rivoltato il mio cervello come un pedalino. Mi sono immerso nell’arte dipingendo forsennatamente. Ma, alla fine, la musica è arrivata di nuovo a salvarmi. La pittura mi ha dato un equilibrio che molto agevolmente ho trasferito in musica. La sofferenza, nella vita, è fonte di creatività. Nella mia chitarra ci sono dolore e strazio: la perdita degli amici, la distruzione della mia casa, della pelle delle mie braccia, stare male come un cane, in crisi di astinenza, senza un posto dove andare, senza niente da mangiare. Una volta che hai messo a fuoco tutto questo, è facile convogliarlo in una buona musica.

John Frusciante a “Repubblica” (28 maggio 2002)

Ma la vera arte nella mente di Frusciante è assolutamente “libera”. Non solo libera di esprimere:

Quando produco è come se fossi in una chiesa o qualcosa del genere perché sembra che una presenza scenda dal cielo e si riveli a me. È come l’arte. Il mio lavoro è bilanciare la parte impulsiva e la parte pratica, e lasciare che il lato più mistico, ineffabile mi penetri come qualcosa che non posso controllare, divento uno studente di questa forza.

Ma anche libera dai vincoli commerciali e dal desiderio di guadagnare:

Da un anno e mezzo a questa parte ho deciso di smettere di fare musica per chiunque e di pubblicare dischi, che è esattamente quello che ho fatto tra il 2008 e il 2012. Sento che venire considerato dal pubblico mi impedisce di crescere e di imparare. Essere un musicista elettronico singnifica chiudersi in una stanza a creare, e questo mi ha permesso di avere parecchio materiale risalente a quel periodo che non è mai stato pubblicato. A questo punto, non ho più pubblico. Faccio dei brani e non li finisco, e non li mando a nessuno, e quindi devo vivere, con questa musica. Potrei fare dell’ottima musica di ispirazione classica, o fare musica dove il tempo cambi in continuazione, o ancora musica che non abbia un vero baricentro ritmico o melodico.

John Frusciante a “Electronic Beats”

Dare musica in maniera gratuita online è diventata una cosa abbastanza comune in questo periodo e penso che sia diventato un promemoria per far capire che l’espressione artistica riguarda sempre il dare, non prendere o vendere. Vendere riguarda l’aspetto economico, mentre la parte artistica, la creazione è concentrata nel dare e condividere. Sono due cose molto distinte e la mia convinzione è che bisogna fare musica solo per passione, a dispetto dei programmi di vendita o meno.

John Frusciante a “Virgin Radio”

Da qui la notizia recente, che sconvolse tutti, riguardante il suo abbandono alla musica, che in realtà ha travisato quello che Frusciante intendeva essere proprio l’alienazione definitiva dal mercato discografico. Una battaglia ancora in corso. Vedremo come andrà. Quello che resta in definitiva è però il percorso di un artista che ha sempre saputo mettere nella musica tutte le sue emozioni, le esperienze, la vita stessa, che emerge come in uno specchio, dalla sua musica.

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