I Toto di Toto IV: la rivoluzione gentile del pop rock

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Se c’è un gruppo che ha fatto la rivoluzione gentile del pop rock internazionale, quelli sono sicuramente i Toto. Capitanati dai fratelli Porcaro, dopo un album di debutto molto apprezzato e due dischi entrati soltanto nella parte bassa delle top charts, nel 1982 pubblicano il loro quarto disco, intitolato semplicemente Toto IV.

Un ritorno alle origini, se si vuole. Un disco che doveva dimostrare la perfezione del suono della band e l’incrocio di generi musicali diversi nella stessa traccia.

Figli del rock progressivo degli anni Settanta e del jazz, univano questi punti cardinali in un pop rock ben costruito e ben amalgamato con tastiere potenti, riff di chitarra hard rock con una distorsione più controllata, testi e melodie che strizzavano l’occhio al pop. Sarà proprio questa una delle cose che non li farà apprezzare dalla critica, che spesso li stroncherà come uno dei tanti gruppi perfezionisti, dove la tecnica conta molto più dell’emotività.

Rolling Stone per primo gli diede soltanto due stelle per la pulizia troppo accurata dei suoni.

L’album si apre con tre hit radiofoniche: Rosanna, basata sulle tastiere e su una ritmica simil-jazz, Make Believe e I won’t hold you back, nella quale dimostrano quanto fossero bravi nel costruire delle splendide ballad.

Dopo Good for you, è tempo del jazz sfumato di funky intitolato It’s a Feeling, mentre nella successiva rinasce il loro istinto degli album precedenti e virano su un classico hard rock in Afraid of love. Perfetto incrocio tra tastiere e chitarre melodiche è Lovers in the Night, fotografia realistica delle canzoni AOR del periodo (e ispirata ai suoni dei Chicago, dei Boston e dei gruppi di adult oriented rock del decennio precedente).

In We Made It, il batterista Jeff Porcaro dimostra tutto il suo virtuosismo, preparando l’ascoltatore al gran finale. Infatti se prima dimostrano come sia il suono americano del periodo, tutto funky, soul e R&B, con Waiting for Your Love, è nella decima e ultima canzone che si ha la dimostrazione del loro valore.

Ancora oggi, Africa è la loro canzone più celebre. Giocata su un ritmo tribale fatto di batteria, percussioni e conga e con un tappeto di tastiere sostenuto da un basso molto profondo, il brano diventerà una delle più belle canzoni degli anni ’80, anche grazie al ritornello con cori che costruiscono la melodia.

Questa canzone varrà sicuramente il prezzo dell’album e, inoltre, porterà a questo gruppo addirittura sei Grammy. Un gruppo costituito da professionisti, alcuni dei migliori session-man americani, che infatti rimanderanno il tour per entrare in studio a registrare uno dei dischi che farà la storia della musica pop: Thriller di Michael Jackson.

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