La storia vera di Alvin Straight che ispirò il film di David Lynch

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Nell’inverno del 1993 Alvin Straight, un contadino dell’Iowa dell’età 73 anni, passa alle cronache nazionali diventando un eroe contemporaneo che – da novello Don Chisciotte – si mise a combattere contro qualsiasi ostacolo gli si parasse davanti pur di incontrare suo fratello Henry, colpito da un grave ictus. La sua impresa gli valse così tanta popolarità che uno dei registi contemporanei più apprezzati, David Lynch, decise di normalizzarsi e abbandonare le cifre stilistiche che fino ad allora lo avevano caratterizzato, pur di raccontare con estrema empatia il viaggio di Alvin.

Il regista del Missoula rende giustizia – grazie al tempo filmico dilatato per accentuarne l’esperienza – al viaggio (im)possibile compiuto dall’anziano Straight. Ed è già dal titolo originale dell’opera – A Straight Story -, un gioco di parole con Straight (in italiano dritto), che ci rendiamo conto di come Lynch si sia concentrato sulla rettitudine – letterale e non – del viaggio, di come ci mostri non solo il percorso del contadino ma anche l’America e i  suoi personaggi. Un’america che, al contrario di quell’America raccontata in Forrest Gump, piena zeppa di contraddizioni, si rivela essere pittoresca e umana: il denominatore comune che muove i personaggi incontrati da Alvin durante il suo viaggio – certo fittizi ma non poi così distanti dal vero – è proprio l’umanità che li muove nell’aiutare quel “vecchio pazzo.”

Come andarono realmente le cose quell’inverno?

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Alvin Straight sul suo inusuale mezzo insieme al fratello Henry

In inverno – come già accennato – Alvin seppe che il fratello Henry – con il quale non aveva più rapporti da anni – venne colpito da un grave ictus. Decise così di volerlo andare a trovare per recuperare il tempo perso negli anni, così da potersi redimere dal malessere che lo aveva attanagliato nell’ultima fase della sua vita. La distanza che separava i due non era certo poca: Alvin abitava nella piccola cittadina di Laurens in Iowa, il fratello malato a Blue River sulle rive del Mississipi, a nord del Wisconsin. Circa 550km. Il viaggio, fin dal principio, non si sarebbe rivelato facile anche per alcuni fattori chiave: le condizioni di salute di Alvin, che non erano delle migliori, e il fatto che non possedesse una patente di guida. Un vecchio americano come lui – che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale e il conflitto in Corea – non si fece scoraggiare e dopo aver costruito un rimorchio a due ruote da attaccare al suo trattorino tosaerba – che sviluppava una velocità massima di 5 miglia orarie (8km/h) – salutò la moglie Betty e la figlia Dian e finalmente, trascorso l’inverno, partì in piena estate: il 5 luglio inizia il viaggio di Alvin.

Le cose però non andarono per il verso giusto e trascorsero appena 25 miglia quando – sempre nei pressi di Laurens – il suo tosaerba si ruppe e Alvin venne rimorchiato fino a casa. Chiunque avrebbe rinunciato all’impresa ma non Alvin Straight che andò subito ad acquistare un tosaerba nuovo, per la precisione un John Deere 110 del 1966, così da poter ripartire subito. D’ora in poi le cose sembrano andare per il meglio – o quasi – il viaggio di Alvin è iniziato sul serio: dorme su un lettino di gomma piuma dietro il rimorchio, si accampa a cielo aperto e cucina le scorte di cibo su un vecchio fornellino da campeggio.

Le prima tappa (forzata) è West Bend, quando ancora una volta il tosaerba decide di rompersi, per fortuna solo temporaneamente perché – grazie all’aiuto degli abitanti della cittadina – viene riparato per “soli” 250$ mentre Straight alloggia nel cortile di uno degli abitanti. Significativo – dopo l’essersi rimesso in marcia – il passaggio di Alvin presso la Grotto of Redemption, la Grotta della Redenzione. Quella stessa redenzione che lui sta (incosciamente) attuando per non aver più avuto rapporti col fratello Henry.

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I giorni successivi lo videro fare tappa in alcune tra le cittadine rurali più affascinanti degli interi Stati Uniti: Cylider, Sexton, Rudd e Clear Lake. Sfiorò anche Hawkeye, fin quando le forti piogge non lo costrinsero a fermarsi a Charles City dove – per l’occasione – fa visita ad una figlia avuta dal suo matrimonio precedente. La meta di Straight è finalmente vicina, dopo aver attraversato con qualche difficoltà le colline di Marquette, nello stato del Wisconsin, guidò fino a due miglia dalla casa di Henry prima che il suo John Dee 110 non decide di abbandonarlo per l’ultima volta. Sembra quasi uno scherzo del destino: quel vecchio testardo a casa del fratello, da solo, non riesce ad arrivarci. Ed è forse per l’estrema fatica derivante dal viaggio che finalmente si decide ad accettare un – seppur breve – passaggio fino a casa di Henry.

Arrivato finalmente a destinazione, Alvin rimane qualche settimana in compagnia del fratello e della moglie June, settimane che saranno importanti per riallacciare un legame che si era perso negli anni e che si è concluso con più di un semplice lieto fine. Ed è proprio durante quei giorni insieme che Alvin scoprirà quanto era eccentrico Henry che, da buon fratello di sangue, come racconta qualcuno, amava guidare il suo tosaerba preferito all’interno di un bar.

Al termine di questo viaggio impossibile, la figlia e il nipote, riportano Alvin a casa insieme al suo compagno di viaggio John Dee 110. Dopo che venne reso pubblico il suo viaggio, Alvin Straight diventò una vera e propria celebrità, che però del successo e dello status non se ne faceva proprio nulla. Accettò qualche intervista ma ne rifiutò altrettante, tra cui quella con David Letterman. Qualche tempo dopo, Straight volle intraprendere un viaggio simile, questa fino all’Idaho, dove aveva lavorato in gioventù, per un totale di 1.100 miglia, oltre 2.000 km. Questa volta l’epilogo fu diverso, Straight percorse 400 miglia prima di essere trovato ustionato e disidratato, per poi essere condotto a casa. Non riuscì mai a riprendersi del tutto e morì nel 1996. Venne portato al cimitero di Ida Groove con un tosaerba simile al suo John Dee, simbolo della sua impresa.

Non si può non trovare una morale dietro il viaggio di Alvin. Un viaggio sacrificale che non era stato fatto per soldi, ma per l’amore nei confronti del fratello, che non aveva mai conosciuto realmente. Forse, fu questo a convincere David Lynch a girarne un film fedele in ogni minimo dettaglio. E a rendere ancor più realistico il film giocò un ruolo fondamentale anche la scelta di Richard Farnsworth nei panni di Alvin, che scoprì poco prima dell’accettazione del ruolo di essere malato terminale, recitando così l’ultimo ruolo (forse il più importante) della sua carriera, lasciando trasparire la stessa tenacia e determinazione del vero Alvin Straight, che incarna in tutto e per tutto le caratteristiche di un vero e proprio personaggio Lynchiano.

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