Roads: l’introspezione dei Portishead e gli incroci della vita

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C’è un momento in cui ci si rende conto delle innumerevoli arterie di cui è fatto il corpo della vita: milioni di strade da percorrere e milioni di opportunità sprecate, altre da cogliere, compromessi e rinunce, vittorie e scommesse.

Le infinite strade della vita si diramano come arterie riempite da un fiume in divenire che non è arrestabile. Una volta che scegli una strada, ti immetti sulla ripida.

Arriva un secondo momento nella vita in cui ti rendi conto invece che sei solo, in questa scelta, arrivi a un incrocio col tuo bagaglio di vita, con insuccessi e gratificazioni, con circostanze inspiegate e altre razionali, con aspettative e certezze.

Lì non importerà cosa si sia fatto nella vita. Nessuno può vedere, ci si trova soli, rivali e alleati di se stessi, vittime e carnefici di scelte sbagliate, benefattori e beneficiari di successi e compassioni emotive.

Nessuno può vedere, nessuno può aiutare a sfuggire a questa coscienza lapidaria, da questo immenso etereo giudice che abita la nostra mente, prigione e motore di impulsi vitali.

Oh, can’t anybody see
We’ve got a war to fight
Never found our way
Regardless of what they say

Come fate a non accorgervene
Abbiamo una guerra da combattere
Non abbiamo mai trovato la nostra strada
Al di là di quel che dicono

Roads, il miglior trip hop dei Portishead nel loro primo disco Dummy. L’implorazione di Beth Gibbons, che delicata scivola su un tempesta di bassi e sincopi che sembrano flashback, distorsioni sonore che sembrano bolle in un mare calmo e assordante nel suo silenzioso impero.

Storm, in the morning light
I feel
No more can I say
Frozen to myself

Tempesta, nella luce del mattino
La sento
Non posso dire altro
Congelata in me stessa

Congelata, impietrita, riesce a raccontarsi la consapevolezza della propria inevitabile solitudine, della propria necessaria solitudine, quella solitudine che arriva nella vita di chiunque, che è più una crescita che una condizione, quella che impone di scegliere una strada, che diventi la propria.

Lampi di luce, abbagli e ritorni alla realtà, queste le note alte che raggiunge la Gibbons, questo il suo grido di battaglia, quando riconosce di essere sola ed è la, che si nutre della sua stessa forza per diventare invincibile, per se e per gli altri.

La Gibbons che riconosce la sua road.

How can it feel, this wrong
From this moment
How can it feel, this wrong

Come può sembrare così sbagliato
Da questo momento
Come può sembrare così sbagliato

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Fabiana Falanga scrive storie di musica su Music Templum e Auralcrave. Seguila su Instagram.

 

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