Amanti di Valore: quando Mina cantava l’amore borghese

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D’amore si è sempre cantato e sempre si canterà. È un dato di fatto, uno di quegli assiomi della musica italiana che nessuno mette in discussione perché evidentemente veri. Relazioni felici, tristi, difficili, al termine, all’inizio: chiunque si trovi in una situazione sentimentale ha almeno un pezzo da ascoltare in loop.

Bisogna anche ammettere, però, che il modo in cui si canta d’amore nel tempo è – grazie al cielo! – cambiato e in larga parte lo si deve ai cantautori, che tra gli anni ’60 e i ’70 hanno interpretato i nuovi tempi e le nuove abitudini delle persone, soprattutto dei giovani. Insieme a loro, però, ha avuto un ruolo importante anche chi quelle canzoni le ha eseguite, aggiungendo “solo” la parte più emozionale (oltre che la voce). È da una collaborazione di questo tipo che nasce uno degli album italiani più belli dal punto di vista dei testi, della musica e dell’interpretazione: Amanti di valore.

Quando Franco Califano inizia a lavorare a quello che poi sarebbe diventato il ventiquattresimo lavoro in studio di Mina, è ancora un artista legato essenzialmente alla parte testuale dei brani – destinati tutti ad altri nomi più o meno grandi. Quale miglior occasione, dunque, se non quella di scrivere un intero album per colei a cui aspira ogni autore?

Aiutato da Carlo Pes e Pino Presti per gli arrangiamenti, prende vita uno degli esempi più alti di collaborazione fra artisti. Ovviamente, le undici tracce parlano d’amore, ma ciò che le rende diverse è l’atteggiamento con cui Califano si pone nei confronti di questo sentimento, prendendo in considerazione tutte le variabili che ne conseguono. Come avrebbe poi ammesso anni dopo, le sue canzoni, così “crude”, reali, sono frutto di una sensibilità che cerca in tutti i modi di allontanarsi da un amore “borghese” a cui il pubblico era abituato.

Dal canto proprio (letteralmente), Mina non si tira indietro davanti a ciò che le viene proposto: al contrario, si dimostra ben disposta a cambiare ancora una volta generi e storie, trovandosi a proprio agio anche con scelte musicali diverse dal solito (dai ventotto secondi totali di Un po’ d’uva all’interpretazione corale di Carlo detto il mandrillo). Il brano che, però, forse riassume in sé il carattere profondo e di alta qualità dell’album – celebrato dalla critica ma, come spesso accade, non particolarmente apprezzato dal pubblico – e per questo colpisce in modo particolare è la title track Amanti di valore.

È una delle prime volte nel panorama musicale leggero italiano (siamo nel 1973) in cui sono raccontate due persone in una situazione di completa parità. Sono sullo stesso livello perché con ogni probabilità si tratta per entrambi di una relazione clandestina, in cui nessuno “sbaglia” di più o di meno. Non hanno vergogna né pudore del loro amore, anche del suo aspetto più carnale che si è appena consumato. È la consapevolezza che momenti come quello, notti in cui “potevamo morire e sfruttare al meglio tutto di noi”, non sono destinati ad avere lunga vita a rafforzare il tempo che i due passano insieme. Il mondo che si muove fuori dalla stanza non permette loro di essere se stessi e il sole che fa capolino nel buio della camera sembra volerlo sottolineare, mentre gli istanti passati insieme cominciano a diventare ricordi. Sembra quasi di vedere i protagonisti come in una scena di un film, con campo totale dall’alto che inquadra l’ambiente in cui si svolge il racconto e che, nei minuti, si avvicina sempre di più a loro due fino al primo piano.

La voce di Mina è assolutamente perfetta nel raccontare il dolore di una storia d’amore che, rispetto al solito, non richiede tutta l’estensione di cui la cantante è dotata ma un’interpretazione più intimista. Il timbro è più maturo, “sporcato” dal fumo delle sigarette, sofferto: ne esce un’atmosfera sofisticata, da club illuminato da poche luci soffuse.

Andare alla scoperta di Amanti di valore (sia come album che come brano), dunque, significa immergersi in un ascolto ancora attuale, con la bellezza aggiunta di quarantacinque anni che hanno dato ancora più lustro a questo capolavoro della musica italiana.

L’amore premierà
Due corpi che al pudore
Han gridato fai pietà
Non troverai ogni notte
Due amanti come noi
Di certo sarà fiero di vederci ancora
Nemici dell’aurora

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