Marcello Mastroianni, il volto del cinema italiano che fu

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Marcello Mastroianni è stato uno dei simboli del rinascimento italiano post bellico, un attore capace di attraversare quasi cinquant’anni di cinema, riuscendo a farlo in punta di piedi e con quel sorriso timido e allo stesso tempo marpione, che lo avrebbe eletto a simbolo del maschio italiano.

Marcello Mastroianni è stato uno dei principali artefici del successo della Commedia all’italiana, quella che accompagnò il paese dei poveri, ma belli dentro il boom (non lasciandosi sfuggire le occasioni per mettere alla berlina i nuovi costumi italici) fino agli anni di piombo dei ’70, recitando nei Soliti ignoti di Monicelli, in Divorzio all’italiana di Germi, in Dramma della gelosia di Scola, ne L’ingorgo di Comencini, in Signore e signori, buonanotte del consorzio Comencini, Monicelli, Scola, Loy, Magni, fino a La Terrazza di Scola, che pone fine al genere.

È stato l’interprete prediletto di Federico Fellini, il suo cosiddetto alter-ego, nei capolavori del grande regista riminese, come La dolce vita, 8 ½La città delle donne. La sua immensa attività lavorativa (diceva di non poter vivere senza continuare a recitare) lo ha visto impegnato anche nei film di Petri come L’assassino, La decima vittima e Todo modo; in quelli di Ferreri come La grande abbuffata e Non toccare la donna bianca; in Oci ciornie di Mikhalkov; in Stanno tutti bene di Tornatore.

Il sodalizio artistico con Sophia Loren ci ha dato importanti film del cinema nostrano come Ieri, Oggi e Domani e Matrimonio all’italiana, entrambi di De Sica, oltre a uno dei tanti capolavori di Scola come Una giornata particolare. Il suo calarsi in molteplici personaggi in cui riusciva a portare un pezzetto di sé, con quella lieve ironia e voglia di non prendersi mai troppo sul serio, giocando anzi con quella fama che a volte lo imbarazzava, è di sicuro il suo tratto più bello e riconoscibile.

Marcello Mastroianni, nonostante si schermisse, riusciva a rappresentare benissimo le contraddizioni dell’italiano anche nel privato, incapace di fermarsi di fronte alla passione, a un nuovo amore, alla curiosità del mondo, alla vita in genere, affrontando l’esistenza con quel po’ d’immaturità bambinesca che resta dentro a tutti noi.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook, Twitter e Telegram.

 

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