The Commitments: come ambire alla gloria nella Dublino degli anni Novanta

Chi nasce a Sud sa benissimo cosa provano i protagonisti del film di Alan Parker nella Dublino dei primi anni novanta: se hai una passione e vuoi emergere nei posti piccoli, o comunque dove c’è poco interesse per un certo tipo di musica ed arte, l’unica cosa da fare è aguzzare l’ingegno. Cosa che di certo non aiuta sono gli scarsi mezzi per coltivare i tuoi sogni di gloria, ma come si dice è la perseveranza che ci fa vedere di che pasta siamo fatti, e i dieci ragazzi della Capitale irlandese capitanati da Jimmy Rabbitte (Robert Arkins), tra lavoretti occasionali e sussidi di disoccupazione, cercano di coltivare questo sogno alla grande.

È proprio questa la ragione per cui a tanti anni dalla sua uscita, The Commitments è da considerarsi un cult di genere, proprio perché prende degli squattrinati e tre incatevoli ragazze nella condizione di doversi mettere in gioco in una Dublino di periferia, pre-boom economico, segnata profondamente dalla povertà e con un budget bassissimo, quasi tutto investito nella colonna sonora. La storia si svolge nella città musicale per eccellenza, dove tutt’oggi ogni sera si esibiscono centinaia di band, e parte da Jimmy Rabbitte, primogenito di una famiglia numerosa che va in giro vendendo audiocassette, videocassette e t-shirt musicali per i mercati della Capitale irlandese e agli adolescenti sugli autobus.

Jimmy però coltiva nel suo immaginario qualcosa di grande, vuole diventare un band manager e subito cerca di reclutare i suoi amici Derek Scully e Outspan Foster ad un matrimonio, proponendogli il progetto e notando un ragazzo in preda ai fumi dell’alcool (Deco Cuffe), che possiede una voce incredibile. Il ragazzo metterà addirittura un annuncio sul giornale e terrà dei veri e propri provini nella casa familiare nei sobborghi di Dublino, dove incontrerà i personaggi più disparati (che in realtà sono tutti musicisti veri, scartati dal regista durante le audizioni per il film).

In questa occasione Jimmy incontrerà Joey “Labbra” Fagan, un trombettista di mezz’età che sostiene di aver suonato con i più grandi della storia della musica. Sarà lui ad influenzare maggiormente il ragazzo e lo aiuterà a scegliere il nome del gruppo, “Con l’articolo, come tutti i grandi della storia”, gli racconterà storie su Elvis nel salotto di casa Rabbitte (dove peraltro viene custodita l’immagine del padre del rock accanto a quella del Papa).

Il film è un costante turbinio di situazioni particolari, da quando le tre giovani coriste vanno a casa dell’anziana mamma di Joey, a quando il primo batterista della band fa la sua audizione in un banco dei pegni locale, dal pianista laureando in medicina che arriva a rubare lo strumento dal salotto della nonna al camion “requisito” per andare in giro con la band, fino ad arrivare a Deco che canta a squarciagola in autobus Nowhere to Run, con delle bambine che vanno a farsi la prima comunione e lo guardano attonite (scena che, a quanto si dice, ha ispirato Cameron Crowe per Almost Famous). Tutto questo in nome del Soul, genere definito da Jimmy “operaio per antonomasia, che ha il ritmo della fabbrica e delle scopate”.

Come tutte le storie metropolitane, The Commitments custodisce una vena di malinconia ma anche molto entusiasmo, e nel finale ti porta a sperare in meglio per i ragazzi. Come direbbe Jimmy: “Gli Irlandesi sono i più negri d’Europa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino. Perciò ripetete con me: sono negro e me ne vanto.”

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Questo film ha rappresentato tanto per le genti d’Irlanda, tanto da decretarlo tramite un sondaggio popolare il miglior film irlandese di tutti i tempi. Il film è tratto dall’opera prima di Roddy Doyle, un insegnante di inglese e geografia che ha dato un seguito alla storia con The Snapper e The Van, entrambi con annessa trasposizione cinematografica, per poi concludere la serie con La musica è cambiata, nel 2014.

Un film idealmente dedicato a tutti quelli che vogliono sentire i sapori dell’Isola di Smeraldo, ma in generale alle persone di tutti i posti piccoli e svantaggiati del mondo, dove emergere è mille volte più difficile che in qualsiasi altro posto. Questo film è per loro. E chissà che non rappresenti per loro ciò che il primo album dei Velvet Underground rappresentò per gli artisti dell’epoca.

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