Avanguardia pop italiana: la trilogia chimica dei Bluvertigo

Posted by

Pur nella loro breve esistenza, i Bluvertigo sono riusciti a segnare in maniera indelebile gli anni ’90, decennio in cui il rock italiano sembrava destinato finalmente a ritagliarsi uno spazio fisso nelle classifiche di vendita.

La loro Trilogia Chimica ha rappresentato un percorso di formazione e di affermazione per la band composta da Morgan, Andy Fumagalli, Sergio Carnevale e Marco Pancaldi (sostituito poi da Livio Magnini), che si è imposta per la sua originalità nei testi e nelle musiche, oltre che per il carisma del leader.

La contaminazione e rielaborazione di diversi linguaggi, da cui i Bluvertigo attingevano a piene mani, li porta ad assumere i colori e le sfumature dei King Crimson, dei Depeche Mode, di David Bowie, di Franco Battiato, dei Roxy Music, dei Duran Duran, assemblando una propria identità musicale comunque definita.

Molto vario e pieno di spunti è il primo tassello della Trilogia ChimicaAcidi e basi è l’eccellente esordio del 1995 e ha il proprio centro dinamico nel basso pulsante del cantante e nell’ispirata chitarra di Marco Pancaldi, con una forte influenza rock in molti pezzi e qualche timido accenno di elettronica. Uno dei momenti migliori di Acidi e Basi è Complicità, azzeccata cover di Here Is The House dei Depeche Mode.

Watch this video on YouTube.

La voglia di farsi notare nell’affollato mercato italiano è evidente, ma non li porta a strafare: Acidi e basi è la giusta sintesi tra il perenne gusto citazionista di Morgan e la necessità di dimostrare la bravura dei vari componenti nel costruire canzoni con personalità e stile (Iodio, L.S.D., I Still Love You, Decadenza).

Watch this video on YouTube.

Quando esce nel 1997 Metallo non Metallo non ottiene recensioni lusinghiere: i Bluvertigo sono schegge impazzite che non vogliono essere ingabbiate in nessuno schema predefinito e si fa fatica a capire dove vogliano arrivare, ma sembrano più che decisi a fare il grande salto e a scalare le classifiche nel nostro panorama rock.

Le vibranti chitarre de Il mio mal di testa aprono la seconda parte della Trilogia Chimica: si riparte apparentemente dalle sonorità e atmosfere di Acidi e Basi (che faranno capolino anche in So Low – L’eremita), ma il fortunato singolo Fuori dal tempo sposta subito l’orizzonte verso l’electro pop, ambiente sonoro che permea l’album.

Watch this video on YouTube.

Tra i brani più riusciti ci sono Vertigoblu (canzone manifesto del gruppo), la visionaria Ebrezza Totale e la ballata dark Cieli Neri, contraddistinta dalla partecipazione al flauto di Mauro Pagani. Metallo non Metallo arriverà a vendere 100.000 copie: niente male per un disco che, almeno inizialmente, sembra faticare a farsi strada in classifica.

Watch this video on YouTube.

Arrivano premi, riconoscimenti e anche il momento del capolavoro. Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85 esce nel 1999 e porta a termine il percorso di una delle band più interessanti del decennio, che finirà praticamente lì la sua corsa: la parola d’ordine per quest’opera densa e lieve come la neve è “sperimentazione”.

Watch this video on YouTube.

Sono = sono, Sovrappensiero, Autofraintendimento, La crisi, e La comprensione rappresentano i momenti migliori di questo disco quasi concettuale, in cui la teatralità e l’intensità dei testi (meno sarcastici e cinici del solito) si mescolano con maestria alla purezza elettronica.

Watch this video on YouTube.

I Bluvertigo e la loro avanguardia pop sono stati una delle band più interessanti degli anni 90: il “congelamento” del gruppo e le successive brevi parentesi di riavvicinamento tra i suoi componenti non saranno all’altezza della storia, segnando più di un rimpianto per la musica italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.