Il giovane Woody Allen di Bananas: la satira politica degli anni ’60

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Come per molti grandi artisti, la carriera di Woody Allen ha subito numerose variazioni ed evoluzioni, toccando grandi momenti di riflessione e profondità, di cinismo e di pessimismo ma ha anche raggiunto vette inarrivabili di ironia, sarcasmo e satira sociale e politica, specialmente agli albori della sua carriera.

Dopo i successi dei primi due film da regista Che fai, rubi? e Prendi i soldi e scappa, Allen scrive e dirige il suo film più politico, Il dittatore dello stato libero di Bananas (Bananas, il titolo originale), nel quale cerca di trattare la situazione politica statunitense e le interferenze militari nel Sudamerica, inventando uno stato fittizio che tuttavia risulta incredibilmente verosimile per le dinamiche che si creano al suo interno. Ricordiamoci anche del periodo storico in cui è stato girato (1971): meno di dieci anni dopo la crisi dei missili di Cuba, durante la guerra del Vietnam e la rivoluzione pacifista hippy, con la crisi in Bolivia e la successiva morte di Che Guevara ancora fresche nella memoria collettiva.

Il regista statunitense elabora con il suo stile unico e pungente i tempi in cui vive e mostra con la sua naturale verve comica tutte le contraddizioni sia della società americana, prendendo di mira sia l’attivismo giovanile sia l’ingerenza degli Stati Uniti nella politica estera, creando situazioni paradossali e grottesche che tuttavia si dimostrano incredibilmente attuali ancora oggi. La sua critica e la sua ironia non risparmiano nessuno, neppure gli autoproclamati intellettuali occidentali, come evidenziato dal comico e confusionario scambio di battute con la giovane attivista per i diritti della popolazione del Bananas (Louise Lasser, ex moglie di Allen), durante il quale entrambi parlano senza la minima conoscenza degli argomenti che citano, in totale naturalezza, ma cercando di mantenere il tono da intellettuali.

Tra gli altri temi a cuore di Allen in Bananas, vanno sicuramente ricordati il sensazionalismo dei mass media, come mostrato nella scena iniziale del film, nella quale un colpo di stato viene trattato alla pari di un grande evento sportivo, così come il sistema giudiziario statunitense, asservito alla volontà delle maggiori cariche dello Stato  (almeno nel film) al pari dei Paesi meno democratici. Il processo ai danni del protagonista rende tutto molto chiaro.

Woody Allen, come detto, si rifà chiaramente agli eventi più importanti degli anni ’60 e ironizza su tutto, mantenendo tuttavia un certo cinismo e una certa consapevolezza nella distanza tra ideali di pace e libertà e l’effettiva capacità, sia da parte degli Stati Uniti che dei paesi sudamericani, di realizzarli. La sua capacità di trasformare eventi e situazioni drammatiche, se non tragiche in alcuni casi, in situazioni paradossali permette di ridere dal primo all’ultimo minuto del film, continuando a riflettere su temi importanti come la libertà e la democrazia.

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