La storia di Peter Pan e della statua che comparve in una notte

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“Every time a child says ‘I don’t believe in fairies’ there is a little fairy somewhere that falls down dead” 

La mattina del Primo Maggio del 1912 sulle pagine del Times di Londra comparve un curioso annuncio:

“Questa mattina c’è una sorpresa ad aspettare i bambini che andranno a Kensington Gardens per dar da mangiare alle anatre della Serpentine. Nella piccola baia a sud-ovest della coda della Serpentine troveranno un regalo per il Primo Maggio da parte del signor J. M. Barrie: una figura di Peter Pan che suona il flauto sul ceppo di un albero, con fate, topini e scoiattoli tutti intorno. È il lavoro di Sir George Frampton, per la vostra gioia è stata creata in bronzo l’immagine del ragazzo che non voleva crescere mai!”

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In effetti, chi varcò i cancelli di Kensington Gardens quella mattina, seguendo le indicazioni dell’annuncio, rimase a bocca aperta: sulla riva occidentale della Serpentine, il grande lago artificiale creato nel 1730 per volere della Regina Carolina, era improvvisamente comparsa una statua di bronzo alta più di quattro metri, che raffigurava un fanciullo intento a suonare il flauto. L’artefice di questo prodigio era un piccolo uomo con l’aspetto di un ragazzo, dalla cui penna qualche anno prima era nato il personaggio della statua: il suo nome era J. M. Barrie.

Era stato lui a pubblicare l’annuncio sul Times di quella mattina e a concepire qualche anno prima l’idea di regalare ai londinesi un monumento al fanciullo con il flauto, protagonista di un’opera teatrale e di alcuni romanzi che avevano conquistato il pubblico e avevano reso celebre il suo creatore. Trattandosi di un dono rivolto soprattutto ai bambini di Londra, Barrie non volle per la statua alcun tipo di cerimonia di inaugurazione o di annuncio e non informò nemmeno le autorità: voleva che i piccoli visitatori di Kensington Gardens avessero l’impressione che la statua fosse stata portata lì dalle fate. E così fu: Peter Pan apparve la mattina del Primo Maggio 1912 e da allora è l’attrazione principale dei giardini, amatissima da tutti.

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La scultura era stata commissionata qualche tempo prima ad un rinomato artista, Sir George Frampton. Nella cripta di St Paul’s Cathedral c’è un memoriale in bronzo dedicato a Frampton: raffigura un bambino che tiene in mano una miniatura della statua di Peter Pan a Kensington Gardens.

Per dargli un’ispirazione J. M. Barrie aveva fornito a Frampton alcune fotografie che aveva scattato nel 1906 ad un bambino di 6 anni, di nome Michael.

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Michael era il quarto di cinque fratelli, la vita dei quali incrociò un giorno quella di J. M. Barrie. Era il 1897, Michael non era ancora nato, e la bambinaia Mary Hodgson aveva portato i piccoli George e Jack a giocare nei giardini di Kensington, insieme al neonato Peter. Erano figli di Arthur e Sylvia Llewelyn Davies, una giovane coppia che viveva poco distante, vicino al parco. Lui avvocato e lei figlia di George du Maurier, famoso scrittore e cartoonist del Punch, morto l’anno precedente. Mentre camminavano nel parco incrociarono un signore che non arrivava al metro e sessanta, che portava a spasso un San Bernardo di nome Porthos.

L’ometto, per divertire i bambini, si mise a danzare con Porthos, a muovere le orecchie e le sopracciglia in modo buffo e poi cominciò a raccontare delle storie. Questi incontri nel parco divennero pian piano un’abitudine. Quello che i bambini cominciarono a chiamare “Zio Jim” era J. M. Barrie.

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Nato in Scozia nel 1860, si era trasferito da tempo a Londra per intraprendere la carriera di scrittore e anche lui viveva nei pressi di Kensington Gardens. Diventò amico dei coniugi Llewelyn Davies, che negli anni seguenti misero al mondo altri due maschi, Michael e Nicholas. Barrie era sposato da qualche anno con l’attrice Mary Ansell ma la vita matrimoniale non era fatta per lui: eterno bambino, si divertiva molto di più in compagnia dei cinque “nipoti” acquisiti e del suo cane. Con loro inventava storie fantasiose, popolate di pirati e ambientate in mondi fatati.

Il personaggio di Peter Pan fu inventato per divertire George e Jack: Barrie raccontava loro che il piccolo Peter, allora neonato, era in grado di volare. Affermava che i bambini, prima di nascere, erano degli uccelli e che i genitori mettevano le sbarre alle finestre delle loro camere per evitare che volassero via…

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Il legame con i cinque fratelli si rafforzò quando, a distanza di 3 anni l’uno dall’altra, morirono per malattia i genitori, prima Arthur e poi Sylvia. Nel 1910 Barrie divenne il tutore dei ragazzi e si occupò di finanziare i loro studi. Progressivamente, però, lo zio Jim che li aveva conquistati con le sue storie affascinanti cominciò a diventare per loro una presenza ingombrante: i fratelli crescevano, diventavano adulti. Lo zio Jim, invece, non voleva crescere, era l’eterno bambino che un giorno di tanti anni prima aveva incrociato George, Jack e la bambinaia con il piccolo Peter.

Tre di loro ebbero una morte tragica. George partì volontario per la Prima Guerra Mondiale e morì in trincea nelle Fiandre, all’età di 21 anni. Michael, il bambino vestito da Peter Pan nelle fotografie che ispirarono la scultura, annegò con un amico in circostanze mai chiarite in uno specchio d’acqua nei pressi di Oxford. Peter, visse fino all’età di 63 anni. Era considerato dall’opinione pubblica il vero Peter Pan, cosa che odiò per tutta la vita e che contribuì a farlo diventare alcolista. Il 5 aprile 1960, dopo una serata passata al bancone del Royal Court Hotel, entrò nella stazione di Sloane Square e si gettò sotto un convoglio della metropolitana.

L’eterna fanciullezza di J. M. Barrie e il suo rifiuto di crescere avevano radici lontane. Una tragedia aveva infatti colpito la sua famiglia quando lui aveva appena 6 anni. Il fratello maggiore David, il preferito di sua madre tra ben 10 figli, morì in un incidente mentre pattinava sul ghiaccio, a due giorni dal quattordicesimo compleanno. La perdita di questo figlio devastò la madre, che per mesi interi rimase a letto, incapace di riprendersi da questo enorme dolore. Il piccolo James Matthew, cresciuto fino a quel giorno all’ombra del fratello più carismatico, cominciò progressivamente a sostituirsi a lui, indossandone gli abiti, camminando e fischiando come lui, per attirare le attenzioni della madre. Così avvenne. J. M. Barrie si trasformò in David un po’ alla volta e donò il sorriso alla madre, che accettò la morte del figlio immaginando che non sarebbe mai invecchiato, che sarebbe rimasto un eterno fanciullo.

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L’eterno fanciullo, quello che rifiutò di crescere, fu invece lo stesso James Matthew e abbiamo visto le conseguenze che questo trauma causò in età adulta: regalò al mondo un’opera meravigliosa come Peter Pan ma cambiò la vita di cinque fratelli londinesi travolti da un’enorme popolarità.

Ci sono altri esempi di questo tipo nella storia della letteratura per l’infanzia.

Per restare a Londra, potremmo citare il caso di Mary Poppins: Pamela Lyndon Travers scrisse il romanzo poco più che adolescente, per alleviare le pene delle proprie sorelle, colpite dallo stato depressivo della madre, rimasta vedova di un marito alcolizzato.

E che dire di Charles Dickens? A 12 anni, dato che la famiglia era rimasta sul lastrico, ai genitori del futuro scrittore fu offerto per il figlio un lavoro in una fabbrica di lucido da scarpe. I genitori accettarono e il piccolo Charles subì un grave trauma, sentendosi abbandonato e umiliato. Dalla sua penna usciranno capolavori come Oliver Twist, David Copperfield e il Canto di Natale.

Insomma, quelle che possono sembrare a prima vista delle semplici fiabe nascondono spesso dei risvolti drammatici nel passato dei loro autori.

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