Dieci canzoni tristi di San Valentino

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Che San Valentino sia la festa degli innamorati e che venga celebrata praticamente in tutto il mondo il 14 febbraio è un fatto risaputo: gli amanti passano serate romantiche a lume di candela, sussurrandosi frasi d’amore come se non ci fosse un domani, scambiandosi regali improbabili e promettendosi amore eterno. Ma tutti gli altri? Tutti coloro che proprio in questi giorni restano soli e vedono sbriciolarsi il proprio sogno d’amore, come possono affrontare la felicità altrui che contrasta enormemente con la propria tristezza?

Con la musica, ovviamente. Questa è una lista di canzoni tristi per venire in aiuto a queste persone dal cuore infranto durante San Valentino, in modo di distrarsi almeno con la musica. Non fidatevi di chi vi dice che l’amore è tutto. Rispondetegli che anche la catarsi è importante.


Eric Carmen – All By Myself

All by myself
Don’t want to be, all by myself anymore
All by myself
Don’t want to live, all by myself anymore

Eric Carmen e la sua più grande hit (basata sul secondo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Rachmaninoff e coverizzata poi da chiunque) danno il via alla nostra rassegna di cuori spezzati: la depressione è così trascinante da schiacciare l’ascoltatore, che si aspetta da un momento all’altro qualche atto estremo da parte dell’autore. Adatta a tutti coloro che andranno per locali a rovinare San Valentino alle coppiette con la loro tristissima storia.


Elton John – Sorry Seems To Be The Hardest Word

What do I got to do to make you want me?
What do I got to do to be heard?
What do I say when it’s all over?
Sorry seems to be the hardest word.

Elton John incide nel 1976 questa ballata in cui il pianoforte e la sua voce disegnano la tetra fine di un amore: la storia termina, ma la speranza non muore mai. O no? Canzone per coloro che sperano vanamente in una seconda, terza, quarta possibilità…


George Michael – Careless Whisper

Should’ve known better than to cheat a friend
And waste the chance that I’ve been given
So I’m never gonna dance again
The way I danced with you

George Michael ci trascina dentro questa fine di un amore con accorato sax a sostegno: la consapevolezza di non poter più ballare allo stesso modo con un’altra è l’emblema della devastazione di ciò che resta del povero protagonista tradito. Adatta a tutti quelli che, quando vedono una coppia mano nella mano, si chiedono quale dei due cornifichi l’altro.


Natalie Imbruglia – Torn

Nothing’s fine, I’m torn
I’m all out of faith
This is how I feel
I’m cold and I am shamed
Lying naked on the floor

Il più grande successo di Natalie Imbruglia: alla fine degli anni 90 era impossibile non associare questa canzone alla brusca fine di un amore. Per tutti quelli che si sono fidanzati negli anni 90 e dopo vent’anni vengono lasciati per una/o più giovane.


No Doubt – Don’t Speak

Don’t speak
I know what you’re thinking
I don’t need your reasons
Don’t tell me cause it hurts

Anche qui siamo nei rockeggianti anni ’90: i No Doubt fecero man bassa di ogni classifica con Don’t Speak e l’iconica drammaticità di un amore che non aveva nessuna speranza. Per la serie: prima ti lasciano, poi vorrebbero che tu gli dessi ragione e se non lo fai ti dicono “vedi che con te non ci si può stare?”.


Gotye – Somebody That I Used To Know

But you didn’t have to cut me off
Make out like it never happened and that we were nothing
And I don’t even need your love
But you treat me like a stranger and I feel so rough.

L’incomunicabilità e la conseguente triste fine di un amore è il tema della canzone che ha regalato a Gotye un inatteso giro nelle parti alte delle charts internazionali: lei non lo ama più e lui non se ne fa una ragione. Per tutti quelli che non vogliono capire l’antifona e piuttosto si umiliano volendo restare amici.


Sinéad O’Connor – Nothing Compares 2U

Since you been gone I can do whatever I want
I can see whomever I choose
I can eat my dinner in a fancy restaurant
But nothing
I said nothing can take away these blues
‘Cause nothing compares
Nothing compares to you”

Nothing Compares 2U è legata indissolubilmente a Sinead O’Connor (e viceversa), ma l’ha scritta Prince (qui potete assistere a un’interpretazione live del Genio di Minneapolis). Il testo insinua che la libertà di un amore finito può portare a relative novità anche piacevoli, ma sotto sotto l’assenza della persona amata è un tarlo che non va via facilmente. Adatta a tutti quelli che, euforici per la libertà riconquistata, escono tutte le sere e poi abbrutiscono davanti ai banconi del bar.


Roxette – It Must Have Been Love

“Lay a whisper on my pillow
Leave the winter on the ground
I wake up lonely, there’s air of silence
In the bedroom and all around”

I Roxette piazzano nella colonna sonora di Pretty Woman una delle loro maggiori hit (riadattamento di un vecchio brano natalizio) e descrivono la solitudine e il vuoto dopo la fine di una storia. Per tutti quelli che buttano nel grigio le cose rimaste, dopo che l’ex se ne è andato.


Phil Collins – Against All Odds (Take A Look At Me Now)

“So take a look at me now
Well there’s just an empty space
And there’s nothing left here to remind me
Just the memory of your face”

Anche questa canzone appartiene a un film: Phil Collins la riesumò dai brani non utilizzati per Face Value e la consegnò alla colonna sonora di Due vite in gioco, assaporando così la sua prima hit americana. Drammatica power ballad dedicata all’ex signora Collins, Against All Odds descrive un uomo che prova a convincersi che sia davvero tutto finito. Brano ideale per chi dopo anni va ancora dicendo in giro che “ci siamo solo presi una pausa di riflessione”.


CeeLo Green – Fuck You

“I see you driving around town with the girl I love
And I’m like, “Fuck you” (Ooh, ooh, ooh)
I guess the change in my pocket wasn’t enough
I’m like: “fuck you,” and fuck her, too”

Chiudiamo con CeeLo Green, che piazza una hit incredibile con questo brano del 2010: lei si fa vedere con un altro e lui, signorilmente, non si fa pregare a dire ciò che pensa. Per tutti coloro che, piuttosto che deprimersi per qualcuno che non li merita, si sfogano con un bel vaffa e vanno avanti.

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Luca Divelti scrive storie di musica, cinema e tv su Rock’n’Blog e Auralcrave. Seguilo su Facebook e Twitter.

 

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